https://doi.org/10.36253/bsgi-7476

Produzione di identità territoriali, spopolamento e restanza nel “Paese del grano”

Production of Territorial Identities, Depopulation and Restanza in the “Wheat Village”

Gabriele Casano

Università di Genova, Dipartimento di Scienze Politiche e Internazionali, Genova, Italia

E-mail: gabriele.casano@edu.unige.it

Abstract. Campofelice di Fitalia, since 2009 called the “Wheat Village”, is a small municipality in the Metropolitan City of Palermo located in an inland area of Sicily characterized by marginality and rurality. In this context, it has been possible to observe, through field research, on one hand, depopulation and population aging dynamics, and on the other hand, phenomena of restanza and innovative production of territorial identity. Through brief semi-structured interviews with young individuals (aged 18-29) who have participated to civil service project in the community, primarily supporting the elderly as well as the community as a whole, we will intercept narratives and perceptions of the Campofelice di Fitalia community that are more oriented towards the future. This contribution will then present locally developed tools to counter the decline of the farming community and strengthen the sense of belonging not only at the local level, but also among emigrants and across different generations of residents.

Keywords: inner areas Sicily, depopulation, aging, restanza.

Riassunto. Campofelice di Fitalia, definito dal 2009 “Paese del Grano”, è un piccolo comune della città metropolitana di Palermo situato in un’area interna della Sicilia caratterizzata da marginalità e ruralità. In questo contesto è stato possibile osservare, tramite il lavoro di ricerca condotto sul campo, da una parte, dinamiche di spopolamento e invecchiamento della popolazione; dall’altra, fenomeni di restanza e innovativa produzione di identità territoriale. Tramite brevi interviste semi-strutturate a giovani (fascia 18-29 anni) che hanno partecipato al progetto di Servizio Civile nel paese a sostegno principalmente degli anziani, così come della comunità nel suo insieme, è stato possibile intercettare quelle narrazioni e percezioni della comunità campofelicese maggiormente proiettate verso il futuro. Questo contributo presenta, quindi, gli strumenti sviluppati localmente per porre argine al declino della comunità contadina e rafforzare il senso di appartenenza non solo a livello locale, ma anche tra gli emigrati e tra le differenti generazioni di residenti.

Parole chiave: aree interne, Sicilia, spopolamento, invecchiamento, restanza.

Contents

1. Introduzione

2. Metodologia

3. Caratteri geografici distintivi

4. Traiettorie territoriali storiche

5. Il declino della società contadina locale e il mantenimento dell’identità territoriale campofelicese

6. Le testimonianze dei giovani tra invecchiamento, spopolamento e restanza

7. Conclusioni

Riferimenti bibliografici

1. Introduzione

Il contributo nasce dalla necessità di dare voce a un territorio facente parte di “quella vasta e maggioritaria [porzione] del territorio nazionale non pianeggiante, fortemente policentrica, con diffuso declino della superficie coltivata e spesso affetta da particolare calo o invecchiamento demografico” (Barca 2012, 11). Questi contesti, perlopiù descritti come aree interne, nonostante siano accumunati da alcune dinamiche distintive, necessitano di approcci teorici e metodologici specifici (De Rossi 2018; Cersosimo, Donzelli 2020; Pazzagli 2021; Cerutti et al. 2024). Ne consegue, per esempio, che nel territorio di Campofelice di Fitalia (PA) non sia così evidente il declino della superficie coltivata, ma che si verifichino contemporaneamente calo e invecchiamento demografico e, allo stesso tempo, si rilevino un depotenziamento strutturale dell’area e una serie di ostacoli che rendono complessa qualsiasi forma di ripresa (Sommella 2008).

Si tratta di un contesto territoriale che la narrazione preponderante descriverebbe come area interna, nonostante non fosse contemplato fin dall’inizio nella Strategia Nazionale Aree Interne (SNAI) 2014-2021, ma che è stato recentemente inserito nella SNAI per il periodo 2021-2027. Le dinamiche socio-economiche e territoriali del comune di Campofelice di Fitalia rientrano a pieno titolo nel solco narrativo tracciato dalla Commissione Europea (2020): progressiva diminuzione dei residenti, elevati livelli di disoccupazione, pressoché assenza di giovani, instabilità idrogeologica, carente accessibilità ai servizi essenziali (sanità, istruzione e mobilità) e digital divide. Nelle aree interne SNAI, come rilevato da Calvaresi (2015) e Mantino e Lucatelli (2016), si osserva un contestuale e progressivo degrado del paesaggio e del capitale territoriale inutilizzato, fattori che contribuiscono negativamente sulla tenuta del tessuto sociale e sulle prospettive di sviluppo locale. Più in generale, questi processi sono quelli distintivi dell’Italia che Tantillo (2023) descrive come “vuota”, nella quale, tuttavia, è possibile individuare forme di resistenza attiva in risposta al declino socio-economico da cui è caratterizzata. La situazione del contesto siciliano relativo alle aree interne identificate dalla SNAI è stata affrontata dalla letteratura più recente (Di Blasi et al. 2023), nella quale si sottolinea la necessità di operare in direzione della valorizzazione culturale e naturale, della promozione di azioni in risposta al dissesto idrogeologico, cui affiancare processi di sviluppo di maggiore coesione sociale e territoriale per favorire l’occupazione e ridurre l’emigrazione giovanile. Inoltre, come sottolineato da Rodríguez-Pose (2018) e Iammarino (et al. 2017), per dinamizzare questi “places that don’t matter” è necessario implementare politiche che massimizzino il potenziale di sviluppo di ciascun territorio integranti al proprio interno sia strategie incentrate sulle persone e sui luoghi, sia processi che responsabilizzino gli stakeholder locali.

Campofelice di Fitalia è un comune dell’entroterra palermitano nato per e tramite i contadini. Ad oggi, sono ormai pochissimi coloro che si dedicano all’agricoltura e la comunità, di oltre 1.900 residenti degli anni d’oro (1911-1921), si è ridotta a poco più di 450 anime (ISTAT 2024). Nonostante il territorio di Campofelice di Fitalia si sviluppi principalmente in una fascia collinare – incorporando caratteristiche di remoteness, marginalità e ruralità – è possibile ricondurre l’area ai contesti che Varotto (2020) descrive come “montagne di mezzo”1. Si tratta di territori in cui si manifestano, da una parte, spopolamento, invecchiamento della popolazione e marginalizzazione (Di Blasi et al. 2023), dall’altra, in alcuni dei suoi residenti, quel processo che Teti (2014; 2019) definisce “restanza” e una parallela (ri)configurazione della territorialità locale (Tanca 2023). Per restanza, nel caso specifico, si intende quell’attitudine della società locale a perseguire uno sviluppo dinamico evolutivo tramite la riorganizzazione del proprio patrimonio territoriale in chiave innovativa (Pollice et al. 2021). Non si tratta di mero “rimpianto di un ‘buon tempo andato’ […]. È la presa d’atto che, se una nuova comunità è possibile e auspicabile là dove esisteva l’antico paese, questa comunità comunque deve essere riorganizzata e inventata tenendo conto di fughe, abbandoni, ritorni e anche di mutate forme di produzione e rapporti sociali” (Teti 2019, 25). Per territorialità, nella presente analisi, si intende l’insieme delle possibili interpretazioni relative al rapporto della società e dei suoi individui con lo spazio, ed esprime la dialettica, costante e ineludibile, che sussiste tra i segni dell’operato dell’uomo nello spazio e “la costruzione e modulazione di identità, messa a fuoco di abilità e invenzione di nuovi obiettivi, intenzioni e domande” (Tanca 2023, 681). Infine, l’identità territoriale è da ritenersi come quel processo intimo di identificazione che considera il vissuto personale e gli aspetti simbolici attributi a uno spazio materiale indispensabile per la comprensione delle dinamiche territoriali (Antonsich 2010; Turco 2010; Spotorno 2012; Banini 2013; Sabatini 2024). Conseguentemente, le identità territoriali possono essere gli elementi costitutivi della territorialità nel suo insieme, poiché partecipano alla costruzione narrativa che esplicita una particolare rappresentazione del mondo nella quale gli individui e gli attori collettivi condividono il sentimento di contribuire congiuntamente all’elaborazione e all’esecuzione di un progetto di vita comune, di cui il territorio è contemporaneamente condizione e prodotto (Turco 2007).

Recenti soggiorni in loco e confronti con gli abitanti e gli emigrati hanno sollecitato l’avvio di una riflessione su questo territorio e le sue traiettorie passate e future. I festeggiamenti del Santo Patrono (San Giuseppe), che si celebrano il 23 di agosto, offrono la possibilità di osservare le interazioni tra chi resta e chi è partito e la produzione di identità territoriali. In questo contributo, alla presentazione della metodologia adottata, segue – in un primo momento – la presentazione dei caratteri geografici distintivi del territorio oggetto di studio anche con riferimento a brevi cenni storici; successivamente vi è una sezione dedicata agli strumenti sviluppati localmente per porre argine al declino della comunità contadina e rafforzare il senso di appartenenza non solo in situ, ma anche tra gli emigrati; infine, vengono considerati, alla luce dei dati raccolti tramite brevi interviste semi-strutturate, i fenomeni di invecchiamento e spopolamento insieme ai concetti di restanza e territorialità.

2. Metodologia

In una prima fase, il lavoro di ricerca si è focalizzato sull’analisi della saggistica dedicata a Campofelice di Fitalia e delle attività svolte dalla principale associazione culturale locale dedita alla valorizzazione del patrimonio culturale (associazione culturale “Museo del Grano e della Civiltà Contadina Siciliana”); successivamente, per offrire una comprensione più completa dei fenomeni territoriali descritti, sono stati integrati dati secondari provenienti da fonti ufficiali o da organizzazioni/enti (ISTAT, ISPRA e Comune di Campofelice di Fitalia) con il materiale direttamente acquisito in loco tramite interviste semi-strutturate, finalizzate a cogliere approfonditamente le esperienze dei partecipanti (Riley, Harvey 2005; Casano, Spotorno 2023) in prospettiva diacronica e sincronica. Il ricorso a interviste semi-strutturate offre una maggiore flessibilità rispetto ad altre forme di interazione, garantendo agli intervistati la possibilità di esprimersi liberamente e ai ricercatori di adattare le domande in base alle risposte, ampliando anche lo spettro di riflessione esplorando ulteriori tematiche emergenti (Cardano 2003).

L’attività di ricerca sul campo è stata condotta tra il mese di luglio e agosto 2023 e con essa si sono indagati gli aspetti legati alla sfera di riflessione della human agency (Bandura 1989) nel contesto giovanile locale. Mediante interviste semi-strutturate si sono raccolti dati qualitativi inerenti principalmente all’appartenenza, al concetto di restanza e alla territorialità. I temi oggetto delle interviste sono stati selezionati sulla base delle risultanze dell’analisi di dati e indici relativi alla struttura della popolazione e dell’economia campofelicese, nonché dall’interazione informale con la componente più anziana della popolazione residente e dal confronto con uno storico locale2.

Nel contesto in esame, si è scelto un preciso target di partecipanti alle interviste: i giovani tra i 18 e i 29 anni, nel tentativo intercettare quelle narrazioni e percezioni potenzialmente maggiormente proiettate verso il futuro (Salmon 2008). Un altro elemento di discrimine per l’individuazione dei soggetti considerati nello studio è stata la partecipazione al progetto di Servizio Civile promosso dal Comune tra il 2019 e il 2023. Sulla scorta del suggerimento di Krueger (1998) di effettuare un processo di recruitment on location e, nel tentativo di rendere meno invasiva la raccolta delle interviste, si è deciso di sfruttare l’organizzazione di un torneo sportivo di pallavolo per intercettare soggetti disponibili a prender parte alle interviste in un’atmosfera informale. Su una popolazione di 81 individui aventi un’età compresa tra i 15 e i 29 anni (ISTAT 2023) sono state condotte 13 interviste semi-strutturate tra i soggetti maggiorenni. Le domande poste hanno spaziato dall’analisi dell’esperienza, delle opportunità e dei limiti legati al progetto di Servizio Civile, agli impatti di questa e di altre iniziative in termini di coesione sociale, senso di appartenenza, territorialità e restanza in un contesto di spopolamento e invecchiamento del tessuto sociale locale.

3. Caratteri geografici distintivi

Campofelice di Fitalia sorge nel territorio dell’ex Feudo di Fitalia; si estende complessivamente su 3.529 ha e confina con i comuni di Mezzojuso, Ciminna, Vicari, Prizzi e Corleone (Fig. 1). Il territorio comunale si sviluppa lungo l’asse est-ovest, altimetricamente è configurabile nella fascia collinare in quanto compreso tra le quote 265 m. s.l.m. e 932 m. s.l.m.. Tuttavia, circa 2/5 del territorio comunale è posto a quote superiori ai 600 m. s.l.m. In particolare, l’insieme del centro abitato si sviluppa tra i 730 e i 750 m s.l.m. addossato al versante nord dell’altura più significativa della zona: il Pizzo Mezzaluna (Fig. 2). L’area appartiene geologicamente alla componente nord-occidentale della catena Appenninico-Maghrebide. La porzione occidentale del territorio di Campofelice di Fitalia si caratterizza per pendii poco acclivi con morfologia degradante dolcemente verso il fiume Vicari e alture collinari situate a circa 600 m s.l.m.. Le aree orientali e meridionali, invece, sono caratterizzate da versanti a morfologia più ondulata, mediamente acclivi, con frequenti ma limitate rotture di pendenza, che degradano verso sud fino ai corsi d’acqua Mendola, Trinità, Centosalme e Vicari.

Figura 1. Il territorio di Campofelice di Fitalia (PA) e i comuni limitrofi. Fonte: elaborazione dell’autore tramite QGIS su dati Regione Siciliana e Google Satellite.
Figura 2. Panoramica sull’abitato di Campofelice di Fitalia dal Pizzo Mezzaluna. Fonte: foto dell’autore.

In linea generale, dalla sua costituzione (1951) fino almeno agli anni Settanta, nel territorio di Campofelice le terre erano seminate principalmente a frumento con appezzamenti coltivati a orzo e avena; a questi si affiancavano le coltivazioni di leguminose (fave, lenticchie, ceci e sulla) necessarie alla rotazione agraria di due, tre o quattro anni, fino alla diffusione di pesticidi e fertilizzanti; infine, nelle zone adiacenti il paese vi erano frutteti, oliveti e vigneti (Gambino 2011). Lo sviluppo economico è stato dunque sostanzialmente condizionato dalla vocazione alla cerealicoltura del territorio; un’attività che ancora oggi rappresenta la principale dei contadini campofelicesi. Ne consegue che la superficie agraria e forestale comunale è occupata, in massima parte, da seminativi seccagni per il 67% del totale, da pascolo per il 29% e da coltivazioni arboree per il 4%; si osserva un progressivo passaggio dalla tradizionale agricoltura estensiva a un’agricoltura maggiormente intensiva a cui si aggiungono aree soggette a dissesto idrogeologico in grado di condizionare l’evoluzione e la stabilità dei versanti favorendo l’innesco e la reiterazione anche di dissesti di rilevanti proporzioni (Comune di Campofelice di Fitalia 2015).

Per quanto concerne il rischio e la pericolosità in termini di assetto idro-geologico ci troviamo in un contesto caratterizzato da frane ricorrenti: stando ai dati dell’ISPRA (2024) quasi il 20% del territorio si trova in aree a pericolosità da frana media, il 2% a pericolosità moderata e oltre il 3,5% a pericolosità elevata. Da una prima analisi, il quadro non appare così drammatico, considerato anche il fatto che pressoché la totalità della popolazione e dei fabbricati non si trova in zone a rischio. Tuttavia, la realtà è ben più complessa, dal momento che la situazione della rete viaria, in grado di garantire il collegamento tra Campofelice, i servizi essenziali e le arterie principali, non è particolarmente sviluppata. Occorre, quindi, considerare non solo il territorio campofelicese, ma anche quello di Mezzojuso da dove passano i due unici e principali collegamenti da e per Campofelice: la SP55 che garantisce il collegamento con Mezzojuso e la strada “Contrada Carcilupo”, permettendo il raccordo con la SS121. Nelle aree attraversate da queste due arterie fondamentali per Campofelice di Fitalia si riscontrano elevati livelli di pericolosità da frana3; per quanto riguarda il raccordo con la SS121 la pericolosità è prevalentemente media, mentre nel tratto che collega Campofelice a Mezzojuso si individuano aree a pericolosità media e, soprattutto, ampie porzioni a pericolosità molto elevata. In conseguenza della condizione precaria in cui versano le principali vie di comunicazione, il paese è sovente difficilmente raggiungibile e, non di rado, privo di collegamento tramite servizi di trasporto pubblico soprattutto nel periodo invernale. Gli effetti negativi spaziano dalle difficoltà per la mobilità degli studenti e dei lavoratori, all’accesso a beni e servizi non disponibili in loco. Tali dinamiche comportano una maggior vulnerabilità del contesto locale a fenomeni quali spopolamento e marginalizzazione, riducendo la possibilità di sviluppare processi virtuosi di restanza.

4. Traiettorie territoriali storiche

È interessante notare che il toponimo “campofelice” indica la fertilità dei terreni e riflette il significato del termine greco “fitalia” che indica una terra fruttifera (Comune di Campofelice di Fitalia 2015). Secondo alcuni studi, l’iniziale fase di popolamento dell’area avvenne nel corso della colonizzazione araba della Sicilia con la costruzione delle prime abitazione nella zona, edificate là dove è oggi possibile vedere i resti del Casale di Fitalia (Canzoneri et al. 2001; Gambino 2012). La descrizione del Casale di Fitalia figura nella relazione presentata nel 1592 dalla comarca di Corleone che fu interpellata per esprimersi in merito all’istruttoria per il rilascio di una licentia populandi necessaria ad ampliare il numero di abitanti del territorio. Per oltre due secoli non arrivò la conferma reale in merito alla licentia populandi e di conseguenza non vi furono i presupposti politici per l’avvio del processo di popolamento dell’area.

È solamente nel 1810 con Ferdinando III di Sicilia che, in ragione del potenziale agricolo del territorio, solo parzialmente coltivato, venne concessa al principe di Fitalia l’autorizzazione a costruire il nuovo centro abitato (Gambino 2011). La prima pietra viene posata nel 1811 per volontà del Principe di Fitalia Girolamo Settimo Calvello Naselli, la nascita del comune andò di pari passo con l’abolizione della feudalità avvenuta definitivamente nel 1817. Se in un primo momento l’iniziativa del principe fu di successo, anche grazie al fatto che a ogni nucleo familiare stanziato nel nuovo villaggio vennero assegnati un’abitazione e una salma di terra4 in enfiteusi perpetua, è proprio anche a causa della fine della feudalità che la nuova comunità rimase una entità indefinita. Fu amministrata dal Principe fondatore e dal suo successore fino al 1846 quando questi venne meno all’impegno di amministrare il paese; la popolazione campofelicese dovette provvedere autonomamente ai propri bisogni per circa sei anni, fino al momento in cui il governo borbonico affidò provvisoriamente l’amministrazione del paese al Comune di Mezzojuso (Gambino 2007). Nonostante l’incertezza amministrativa, aumentò il numero di poderi e la superficie dei terreni coltivati, la popolazione raggiunse le 1.000 unità, ma solamente una parte limitata del territorio fu coltivata dagli abitanti di Campofelice di Fitalia. Infatti, la stragrande maggioranza dei terreni rimase in possesso di un limitato numero di proprietari che vivevano in altre località e che beneficiavano della manodopera campofelicese; la situazione migliorò durante i primi decenni del Novecento con nuove concessioni fondiarie e tramite l’acquisto di terreni grazie principalmente alle rimesse degli emigrati (Gambino 2011).

Tra le date più significative per la storia del paese vi è il 1922, momento in cui l’autonomia del paese venne discussa in Parlamento, ma la decisione venne rimandata e non più affrontata in periodo fascista. Con l’inizio della campagna alleata in Sicilia e il bombardamento di Palermo e dintorni, giunsero a Campofelice un discreto numero di famiglie sfollate alcune delle quali decisero di stabilirsi definitivamente nel paese, andando a consolidare la popolazione locale (Gambino 2007). È solo nel 1951 che il paese ottenne l’indipendenza amministrativa da Mezzojuso, venendo così a godere dei privilegi comunali in un momento di stabilizzazione della popolazione che si era attestata tra i 1.400 e i 1.700 abitanti nel venticinquennio compreso tra il 1936 e il 1961 (ISTAT 2024). È però proprio immediatamente dopo l’ottenimento dell’autonomia che si è avviato l’inesorabile declino della popolazione campofelicese con il conseguente ridimensionamento della cultura contadina locale.

5. Il declino della società contadina locale e il mantenimento dell’identità territoriale campofelicese

Come già evidenziato in precedenza, storicamente i campofelicesi hanno beneficiato solo parzialmente della fertilità dei terreni dell’ex feudo di Fitalia vivendo, spesso, in condizioni di precarietà economica principalmente in ragione di un sistema fondiario di tipo latifondista, sopravvissuto alla fine della feudalità, nel quale la borghesia locale e non – proprietaria della maggior parte delle terre – ha beneficiato dei proventi dell’attività agricola a scapito della manodopera contadina locale (Gambino 2011). Anche in ragione di questa situazione di vulnerabilità, si è assistito a Campofelice, come in molti altri contesti rurali e delle montagne di mezzo italiane, a ingenti flussi di emigrazione verso il capoluogo di regione5, i centri produttivi del nord Italia, la Germania, il Belgio, la Svizzera, gli Stati Uniti d’America e l’Australia. Infatti, l’andamento demografico campofelicese degli ultimi 50 anni evidenzia un sostanziale declino della popolazione comunale e un parallelo processo di invecchiamento (ISTAT 2023).

A Campofelice di Fitalia, negli ultimi 20 anni (2004-2023), secondo i dati ISTAT (2024), la diminuzione della popolazione residente è stata superiore al 24%, con i residenti che sono passati da 596 a 452 unità; contemporaneamente si è verificato un progressivo aumento dell’indice di vecchiaia che da un valore di 214,3 nel 2004 si attesta a 257,1 nel 2023, ben al di sopra della media dell’intervallo temporale considerato (230,6). Nel medesimo periodo, è cresciuto anche l’indice di struttura della popolazione attiva campofelicese che è passato da un valore di 84,5 a 114,7, anch’esso superiore al dato medio (99,3) dell’intervallo qui considerato. Queste dinamiche evidenziano la tendenza al rafforzamento della componente più anziana della popolazione residente (40-65+) anche in conseguenza di una radicale diminuzione dei giovani, sia in termini assoluti sia relativi; nel 2004 i giovani erano 91 (15,3% del totale) mentre nel 2023 sono solamente 49 (10,8% del totale) denotando un rafforzamento del processo di invecchiamento generalizzato della popolazione campofelicese. In aggiunta, si osservano un indice di imprenditorialità locale e un indice generale di dotazione economica molto bassi che rendono più complicato rispondere all’esigenza di sviluppare un tessuto economico capace di offrire un maggior numero e varietà di beni e servizi (produzioni locali, ristorazione, ricettività, attività ricreative, ecc.). Tale condizione riduce sensibilmente la possibilità di incrementare il flusso turistico6 e conseguentemente sostenere lo sviluppo economico della comunità (Comune di Campofelice di Fitalia 2015). In sintesi, il quadro d’insieme sulla società campofelicese mostra una tendenza verso il declino in termini demografici ed economici.

Nell’oggettiva fragilità del contesto campofelicese – caratterizzato da quella che possiamo definire remoteness, intesa come perifericità e lontananza dai servizi ma anche come potenziale fattore attrattivo (Barca et al., 2014; Sabatini, 2023), o più generalmente come un contesto di territorial deprivation connotato da svantaggio economico, sociale e infrastrutturale (Scott, 2001; Couch et al., 2007) – si inseriscono una serie di iniziative di valorizzazione del patrimonio territoriale, potenzialmente in grado di rivitalizzare le prospettive turistiche di questo piccolo centro rurale dell’entroterra palermitano. Le iniziative in questione rivestono prevalentemente un carattere culturale e uniscono sia aspetti di valorizzazione delle risorse già esistenti, sia la produzione ex novo di pratiche culturali inerenti la storia e le tradizioni locali. Tra queste rientrano ad esempio: la delibera comunale che nel 2009 identifica Campofelice di Fitalia “Paese del Grano”; la costituzione del Museo del Grano e della Civiltà Contadina Siciliana (2014) e le attività culturali portate avanti dall’omonima associazione culturale (dal 2013 a oggi); il recente corteo di rievocazione storica “Ra Barunia a Campafilici Supra Fitalia” (2023).

Tra le attività più rappresentative degli sforzi profusi dai campofelicesi per la valorizzazione e la salvaguardia dell’identità e delle specificità territoriali vi sono quelle promosse dall’associazione culturale “Museo del Grano e della Civiltà Contadina Siciliana”, sintetizzate nella Tabella 1. Altre iniziative a carattere culturale di promozione del territorio sono state attivate dall’Amministrazione Comunale. Tuttavia, queste rientrano in un approccio più istituzionale e top-down e in questa ricerca si è deciso di dare maggior rilievo ad attività in cui è la società civile locale a svolgere un ruolo proattivo. Inoltre, è significativo sottolineare che già nello statuto dell’associazione culturale è evidente la propensione a occuparsi (inconsapevolmente) di restanza prima ancora che il concetto venisse presentato in letteratura. Infatti l’Art.3 dello statuto stabilisce che:

Tabella 1. Principali iniziative promosse dall’associazione culturale “Museo del Grano e della Civiltà Contadina Siciliana” dal 2013-2024. Fonte: dati elaborati a partire dalle informazioni fornite dal sito e dalla pagina Facebook ufficiali dell’associazione culturale.
Anno Data Attività
2013 25 dicembre Fondazione dell’associazione culturale.
2014 20 agosto Convegno: “La cultura materiale e in particolare il ciclo del grano in un museo per la valorizzazione e la promozione del territorio di Fitalia”; animazione musicale; degustazione prodotti tipici locali; inaugurazione del Museo.
2015 16-20 agosto I GIORNI DEL GRANO - Apertura del Museo.
16 agosto Convegno: “Il pane tra storia e folklore” e presentazione della guida: “Gli itinerari turistico rurali nella valle del Torto e degli antichi feudi della Sicilia” edito da GAL - Metropoli Est; degustazione prodotti da forno; momento musicale con canti della tradizione contadina siciliana offerto da “I salotti dei monti Sicani”.
20 agosto Convegno: “Il grano duro tra innovazione e tradizione”; degustazione prodotti tipici locali.
2016 16-20 agosto I GIORNI DEL GRANO - Apertura del Museo.
17 agosto Convegno: “Il ciclo del grano nella Sicilia preindustriale”; degustazione di prodotti tipici locali.
20 agosto Escursioni: Il casale di Fitalia e i dintorni di Campofelice di Fitalia (Castello della Margana, Qanat di Santa Domenica, Casale San Leonardo e fondaco San Giuseppe).
2017 5-21 agosto INCONTRI CON IL MUSEO DEL GRANO - Apertura del Museo (5, 16-18 agosto).
5 agosto Presentazione del libro: “Un paese al crocevia, storia di Bolognetta” di S. Lombino.
18 agosto Nel contesto della Sagra del Grano e in collaborazione con l’Amministrazione comunale presentazione del libro: “Cento e più idee per valorizzare le aree rurali: finanziamenti, multifunzionalità e sistemi territoriali”; Animazione musicale.
20 agosto Visita guidata al casale di Fitalia “I luoghi di un passato memorabile”; degustazione.
21 agosto Presentazione del libro: “A spese del popolo. I luoghi di culto, i sacerdoti e la devozione a Campofelice di Fitalia” di D. Gambino.
2018 22 giugno GIALLO COME L’ORO*- Incontro con la cultura del mondo del grano. Chiesa e chiostro di San Domenico a Palermo: Proiezione video documentario “Campofelice di Fitalia tra cielo e terra”; conferenza “Il grano in Sicilia e il caso di Campofelice”; inaugurazione della mostra “Là, dove il grano germoglia”; degustazione prodotti tipici locali; animazione musicale.
12 agosto GLI INCONTRI CON IL MUSEO DEL GRANO - FESTA DEL PANE: Inaugurazione della mostra “Là, dove il grano germoglia”; Incontri con la cittadinanza: La sacralità del pane, La socialità del pane, Tecniche di panificazione, Analisi sensoriali del pane; degustazione pane di Perciasacchi cunzatu; proiezione del Film “Mario soffia sulle ceneri” a cura dell’Amministrazione comunale.
2019 13 agosto GLI INCONTRI CON IL MUSEO DEL GRANO - Presentazione del libro “Inventario per il macellaio” poesie di N. Grato.
17 agosto GIALLO COME L’ORO*- FESTA DEL GRANO dalla terra alla tavola: Convegno “Dal grano duro alla pasta: tradizione, cultura e salute” e presentazione della pasta artigianale “Giallo come l’oro - pasta di Campofelice di Fitalia”; degustazione pasta artigianale e prodotti tipici locali.
19 agosto GLI INCONTRI CON IL MUSEO DEL GRANO - Presentazione del libro: “L’ultimo risorgimento. Settembre 1866: la rivolta del Sette e Mezzo”, AA.VV.
2023 27 giugno Palermo - Cantieri Culturali alla Zisa. Partecipazione alla presentazione del libro “Arte e dialoghi di viddanaria a Mezzojuso” di N. Perniciaro; dimostrazione della mietitura e della legatura dei covoni di grano.
17 agosto GLI INCONTRI CON IL MUSEO DEL GRANO - In collaborazione con l’Ass. Cult. Prospettive Mezzojuso, presentazione del libro “Arte e dialoghi di viddanaria a Mezzojuso” di N. Perniciaro; dimostrazione della mietitura e della legatura dei covoni di grano; animazione musicale.
30 dicembre Apertura del Museo in occasione dell’iniziativa “Mostra mercato dei prodotti artigianali”.
2024 17 gennaio Palermo - Istituto Gramsci Siciliano. Partecipazione alla presentazione del documentario “Grano duro di Sicilia” di L. Soresi.
* Contributo in supporto ricevuto da parte dell’Amministrazione Comunale di Campofelice di Fitalia.

Essa si propone di creare un centro di aggregazione, produzione e diffusione di cultura con le seguenti finalità: Produrre una ricerca scientifica di base […]; Intestarsi […] progetti di valorizzazione culturale della storia, delle tradizioni contadine in riferimento alle principali emergenze architettoniche rurali nell’agro di Campofelice di Fitalia e dintorni a cominciare dal Casale di Fitalia al fine di recuperarlo ad iniziative di sviluppo turistico-rurale (Statuto dell’associazione culturale “Museo del Grano e della Civiltà Contadina Siciliana”, Art. 3).

Parole che riflettono quelle di Teti sulla restanza nel momento in cui egli sottolinea la necessità di “mantenere il sentimento dei luoghi e camminare per costruire qui ed ora un mondo nuovo, anche a partire dalle rovine del vecchio. Sono i rimasti a dover dare senso alle trasformazioni, a porsi il problema di riguardare i luoghi, di proteggerli, di abitarli, renderli vivibili” (Teti 2019, 23-24).

Dalla Tabella 1 si evince che vi è stato un periodo, tra il 2014 e il 2019, in cui molteplici iniziative di promozione dei prodotti locali hanno avuto luogo grazie all’operato dell’associazione culturale “Museo del Grano e della Civiltà Contadina Siciliana”. Parallelamente, la medesima associazione culturale ha supportato una costante elaborazione e un importante dibattito culturale, contribuendo alla sopravvivenza nella comunità di un preciso sentimento di appartenenza e ha garantito una duratura riflessione sul passato del territorio campofelicese e della civiltà contadina delle aree limitrofe. A partire dal 2023, le attività dell’associazione culturale sono ricominciate sia in termini di partecipazione a convegni e presentazioni di elaborati culturali, sia con il ritorno de “Gli incontri con il Museo del Grano” che potrebbero riaprire una nuova stagione di valorizzazione culturale per il Museo e per il territorio di Campofelice di Fitalia nel suo insieme.

Nonostante le molteplici energie investite, non è stato sempre possibile garantire con regolarità la realizzazione di iniziative di ampio respiro capaci di avere ricadute economiche e turistiche reali per Campofelice di Fitalia, eccezione fatta per i festeggiamenti del mese di agosto organizzati dal Comitato di San Giuseppe che rimangono fondamentali per la salvaguardia dell’identità territoriale campofelicese. Questa commemorazione religiosa è fortemente sentita dalla cittadinanza ed è partecipata anche dagli emigrati che giungono appositamente per le celebrazioni da tutta Italia e anche dall’estero; inoltre, i contributi per la realizzazione della festa provengono sia dalle donazioni dei residenti, sia da quelle della diaspora campofelicese (Gambino 2018). La sentita partecipazione contribuisce tuttora a rafforzare la territorialità campofelicese e il sentimento di appartenenza, sia dei residenti sia degli emigrati in Italia e all’estero.

Altre attività sono state presentate come possibili catalizzatori di sviluppo locale, ma non hanno ancora ricevuto sufficiente sostegno per concretizzarsi in ricadute sostanziali sul tessuto socio-economico locale. Una di queste ha come oggetto la valorizzazione dell’antico casale di Fitalia. Come evidenziato da Gambino (2012), per i campofelicesi, una delle priorità è “Salvare Fitalia”, ovvero recuperare l’antico borgo sia perché costituisce, nella mappa degli antichi casali, una rara testimonianza di nucleo abitativo di una comunità agro-pastorale medievale in Sicilia, sia in quanto patrimonio storico e culturale che riporta alla memoria le origini storico-sociali di Campofelice di Fitalia. Ciò che resta dell’antico casale – nonostante la poca manutenzione, la rimozione di alcuni elementi architettonici storici e lo stato di abbandono di alcuni dei fabbricati – restituisce all’osservatore un quadro chiaro dell’impianto urbanistico originale descritto nella già citata relazione del 15927. Si segnala, comunque, il rinnovato interesse dell’amministrazione locale per le sorti del Borgo di Fitalia: ne sono dimostrazione le recenti opere di riqualificazione che continuano con interventi volti a garantire l’accessibilità al sito di Fitalia anche grazie ai finanziamenti concessi dal GAL-Metropoli Est. Il Borgo di Fitalia costituisce sicuramente il più rilevante elemento del patrimonio storico e culturale tangibile del territorio campofelicese, ma necessita di un cospicuo lavoro di valorizzazione che deve inserirsi in una più ampia prospettiva integrata di sviluppo locale sia in termini culturali, sia infrastrutturali ed economici.

Le vicissitudini legate al Borgo di Fitalia si intersecano con uno dei più emblematici e recenti tentativi di valorizzazione dell’identità territoriale campofelicese: il corteo di rievocazione storica “Ra Barunia a Campafilici Supra Fitalia”, celebrato per la prima volta il 20 agosto 2023. Si tratta di una iniziativa promossa dall’Amministrazione Comunale in cui il corteo è stato “pensato e realizzato allo scopo di far conoscere alle nuove generazioni e allo stesso tempo far riscoprire agli adulti le radici più profonde dell’identità del nostro paese”, così si legge nella descrizione dell’evento presente in una delle pagine del Calendario 2024 realizzato dal Comune. La sfilata ha accolto i principali protagonisti delle vicende che hanno portato alla costituzione del borgo di Campofelice, a partire dai feudatari di Fitalia della seconda metà del XV secolo, fino ai rappresentanti della comunità campofelicese dei primi decenni del secolo scorso, ed è stata preceduta da una rappresentanza dell’attuale Amministrazione Comunale. A dimostrazione del grande interesse verso l’iniziativa e della volontà da parte dell’Amministrazione Comunale di rendere attivamente partecipe la cittadinanza, i figuranti erano membri dell’attuale comunità campofelicese di ogni fascia di età. Infine, merita particolare attenzione il monito presente sul prospetto informativo del Calendario 2024 relativo alla valenza dell’iniziativa, che “deve essere ancora definita dagli effetti che produrrà in termini di conoscenza e consapevolezza dell’identità campofelicese”. Questo tema, come vedremo, è stato oggetto di approfondimento delle interviste semi-strutturate ai giovani campofelicesi condotte in loco e che si collega ai concetti di restanza e territorialità.

Il confronto con l’architetto Gambino, storico locale, ha portato alla luce altre possibili direttrici di sviluppo del contesto campofelicese, tra cui la realizzazione di murales sulle facciate del paese con raffigurazioni tematiche dedicate alla raccolta e alla lavorazione del grano e, più in generale, alla civiltà contadina siciliana. Un’ulteriore proposta riguarda la coltivazione di grani antichi nei territori comunali e la creazione di un consorzio locale che riunisca le aziende interessate. Le difficoltà riscontrate in questo senso sono state molteplici e alcune rimangono legate sostanzialmente a preconcetti e fattori storico-culturali che limitano la visione e l’iniziativa imprenditoriale, elemento già evidenziato dallo stesso Comune di Campofelice di Fitalia (2015). A ciò si aggiunge la scarsità di incentivi al cambiamento, anche a causa del sistema di sussidi che garantisce agli agricoltori entrate sufficienti e riduce drasticamente la propensione al rischio legata all’innovazione nel settore. Un altro elemento potenzialmente rilevante per lo sviluppo del tessuto socio-economico locale è il ritorno di produzioni artigianali locali sia casearie, sia legate alla cerealicoltura. Oggi si registra una quasi totale assenza di queste attività, che rappresenta un limite significativo sia per il successo di una strategia di promozione territoriale sia per la salvaguardia della cultura contadina locale. Inoltre, la mancata trasformazione dell’attività agricola in una corrispondente attività artigianale locale è un ulteriore elemento che potenzialmente indebolisce il sentimento di appartenenza al proprio territorio dei cittadini campofelicesi, soprattutto di coloro che non hanno avuto esperienza della civiltà contadina, quindi i più giovani.

6. Le testimonianze dei giovani tra invecchiamento, spopolamento e restanza

Si è scelto di intervistare esclusivamente i giovani coinvolti nei progetti di Servizio Civile a Campofelice di Fitalia tra il 2019 e il 2023. Questi progetti hanno seguito due principali direttrici d’azione: da una parte l’offerta di servizi di supporto alla componente più anziana della popolazione locale, dall’altra la manutenzione e la cura degli spazi comuni. Il canovaccio di domande da cui si è partiti per condurre le interviste semi-strutturate è presentato nella Tabella 2.

Tabella 2. Domande di partenza per la conduzione delle interviste semi-strutturate a Campofelice di Fitalia con soggetti che hanno svolto il progetto di Servizio Civile nel periodo 2019-2023.
Domande A Campofelice di Fitalia il progetto di Servizio Civile è un’occasione per aiutare il Comune e i suoi abitanti, cosa ne pensi di queste iniziative e com’è stata la tua esperienza?
In un contesto di spopolamento e invecchiamento, credi che il progetto di Servizio Civile possa essere uno strumento adeguato a unire la comunità?
Cosa credi sia necessario per rendere questo progetto migliore?
Quali servizi occorrerebbero a Campofelice di Fitalia per favorire il rimanere dei giovani?
Pensi che la festa di San Giuseppe e il nuovo corteo storico siano iniziative utili a rafforzare l’identità collettiva?

La maggior parte dei partecipanti al Servizio Civile intervistati si è dedicata alla prima direttrice d’azione (10 su 13 tra gli intervistati, Fig. 3), garantendo quei livelli essenziali di assistenza in grado di ridurre la posizione di marginalità e dipendenza della componente più anziana della comunità campofelicese; le attività svolte riguardano il supporto agli anziani per le piccole necessità di tutti i giorni: dalla spesa al pagamento delle bollette, dal ritiro dei farmaci al supporto nell'utilizzo delle tecnologie. Chi ha preso parte alla seconda direttrice (3 intervistati su 13, Fig. 3) ha potuto constatare di persona la rilevanza della gestione e manutenzione dello spazio pubblico, andando a rafforzare il proprio sentimento di responsabilità nei confronti della res publica e di legame con il contesto locale di appartenenza. Oltre l’80% degli intervistati ha evidenziato la bontà dell’iniziativa in termini di capacità di unire la comunità (11 su 13, Fig. 3), sottolineando quanto questa abbia influito sulla costruzione della loro consapevolezza della composizione del tessuto sociale locale e delle oggettive difficoltà e necessità del territorio e dei suoi abitanti.

Figura 3. Grafici a torta relativi ai profili intervistati e alle loro opinioni in merito al Servizio Civile in quanto attività capace di unire la comunità di Campofelice di Fitalia (PA). Fonte: elaborazione dell’autore.

Gli elementi che gli intervistati hanno percepito come essenziali per la buona riuscita del progetto di assistenza alla componente più anziana sono il sentimento di fiducia, il rispetto e la serietà. Nel loro insieme, questi elementi hanno permesso, nella maggior parte dei casi, di instaurare un autentico rapporto di dialogo e scambio umano tra giovani e anziani non limitato al semplice svolgimento delle mansioni richieste. Occorre comunque sottolineare che sono stati identificati alcuni limiti del progetto (Tab. 3) riguardante la prima direttrice: una formazione garantita ai partecipanti al Servizio Civile non sempre adeguata alle necessità degli assistiti; la mancanza di attività di gruppo che favoriscano l’incontro e l’interazione tra gli assistiti; e, infine, la necessità di rendere più organico e sostanziale l’impegno dei volontari, molti dei quali dichiarano di aver concluso troppo rapidamente le mansioni giornaliere, percependo così ridotto il valore dell’esperienza. Per entrambe le direttrici è stato rilevato che il compenso ricevuto non è sufficiente a garantire l’indipendenza economica ma che, in un contesto privo di alternative lavorative, il Servizio Civile resta un’opportunità interessante per i giovani campofelicesi e un’esperienza utile ad arricchire il curriculum vitae.

Tabella 3. Tabella di sintesi relativa ai limiti e agli aspetti positivi legati alle attività di Servizio Civile a Campofelice di Fitalia (PA). Fonte: elaborazione dell’autore.
Limiti Aspetti positivi
Formazione non sempre adeguata alle mansioni richieste. Attività utile data l’assenza di altre opportunità di lavoro in loco.
Mancanza di attività di interazione tra i soggetti coinvolti. Esperienza che permette di rafforzare il proprio curriculum.
Monte orario effettivo inferiore rispetto a quanto preventivato. Instaurazione rapporto di dialogo e scambio umano tra giovani e anziani.
Compenso non consente indipendenza economica. Maggiore consapevolezza rispetto alle difficoltà e necessità del territorio e dei suoi abitanti.

In merito ai servizi necessari a contrastare lo spopolamento e all’emigrazione giovanile di Campofelice di Fitalia, sono state essenzialmente tre le considerazioni registrate: la cronica mancanza di opportunità di lavoro in loco; una viabilità e un servizio di trasporto pubblico inadeguati a garantire livelli minimi di accessibilità e mobilità da e per il paese; la mancata valorizzazione in termini turistici del territorio e dei suoi prodotti. Questi tre elementi confermano la panoramica sulla condizione socio-economica territoriale descritta nei paragrafi precedenti e rilevano allo stesso tempo una diffusa consapevolezza nel tessuto giovanile della popolazione campofelicese, riguardo alla situazione locale. Ciononostante, almeno tre dei 13 intervistati intervistati sottolineano che i margini per superare la cronica assenza di opportunità di lavoro esistono, soprattutto in due ambiti in grado di valorizzare gli aspetti distintivi del territorio campofelicese: le attività agro-pastorali e il settore turistico. Tuttavia, nell’insieme si evidenzia che occorrono spirito d'iniziativa e coraggio (Fig. 4), elementi che stentano a svilupparsi in un contesto così marginalizzato e dove i rischi imprenditoriali risultano elevati a causa della precarietà in termini infrastrutturali e della scarsa disponibilità di capitale8. Ancorché ancora minoritarie, queste posizioni di apertura verso opportunità future sembrano indicare l’avvio di un percorso di consapevolezza capace di attivare quell’attitudine che prende il nome di restanza e quei nuovi processi relazionali tra spazio e società, in grado di (ri)definire la territorialità campofelicese.

Figura 4. Schema riassuntivo delle dinamiche individuate dagli intervistati in merito alle opportunità e criticità del contesto campofelicese. Fonte: elaborazione dell’autore.

L’entusiasmo nei confronti del corteo di rievocazione storica “Ra Barunia a Campafilici Supra Fitalia” è stato sottolineato da oltre il 90% degli intervistati (12 su 13) e, conseguentemente, è stato espresso interesse affinché questo evento si cristallizzi nel tempo, migliori in alcuni aspetti organizzativi, si sviluppi in termini di spettacolo offerto e assuma il ruolo di vera e propria tradizione locale. Tuttavia, occorre segnalare che l’Arch. Gambino suggerisce una cadenza biennale dell’evento per non rischiare una sua eccessiva banalizzazione. L’iniziativa del Corteo Storico a Campofelice di Fitalia può costituire l’ennesima dimostrazione di una volontà di affermare e riscoprire l’identità territoriale di questo piccolo comune, nonostante i processi di invecchiamento e spopolamento che ne hanno fortemente caratterizzato l’ultimo cinquantennio di storia. Ciò che si rileva dalle opinioni espresse nel corso delle interviste in merito al corteo è che si tratti di un’occasione reale per sviluppare maggior consapevolezza e conoscenza della storia del territorio campofelicese da parte della comunità locale. Alcuni intervistati hanno sottolineato il potenziale della manifestazione in termini di attrattività turistica, che a loro dire, sarebbe capace di richiamare i giovani e potenzialmente gli spettatori provenienti dai paesi vicini. In molti si sono augurati che questo evento si trasformi in una tradizione locale in grado di rafforzare il sentimento di appartenenza e quindi la territorialità di tutti coloro che vivono il paese in quanto residenti stabili, ma anche quella di chi trascorre periodi di soggiorno più brevi durante la stagione estiva.

L’insieme di questi elementi, legati alla riscoperta del senso di appartenenza al territorio con le sue peculiarità e potenzialità, unito al rafforzamento della coesione tra i membri della comunità – in particolare giovani e anziani – sembra costituire un primo passo verso una consapevolezza locale capace di attivare, con adeguati stimoli e risorse, i presupposti per l’avvio di processi virtuosi di restanza. Allo stesso tempo, in questo caso-studio, restanza e territorialità si intrecciano poiché si assiste a un processo di (ri)definizione e costruzione di identità locali e di nuovi obiettivi dell’agire territoriale (Pollice 2022). Infatti, è possibile constatare che a Campofelice di Fitalia l’interazione tra società e spazio non è ascrivibile esclusivamente a processi di controllo materiale, ma giocano un ruolo decisivo anche i processi astratti relativi a processi semiologici di produzione territoriale (Raffestin 1986). In questo solco si inseriscono le molteplici attività culturali e di divulgazione, curate in particolare dall’associazione culturale “Museo del Grano e della Civiltà contadina siciliana” e promosse dall’Amministrazione comunale.

7. Conclusioni

Alla luce dello studio delle condizioni socio-economiche e dell’assetto territoriale di Campofelice di Fitalia, tenuto conto anche delle principali pratiche culturali locali e in funzione dell’analisi delle interviste condotte in loco, si è riscontrata una diffusa consapevolezza dell’esistenza di una peculiare territorialità da valorizzare. Ciò sarebbe possibile attraverso il continuo rafforzamento del senso di comunità e di appartenenza, ai quali è tuttavia fondamentale che si affianchi la creazione di opportunità di lavoro in grado di limitare l’emigrazione dei più giovani. Se le iniziative promosse negli ultimi decenni dall’associazione culturale “Museo del Grano e della Civiltà Contadina Siciliana” e dalle diverse amministrazioni comunali hanno già consentito un parziale recupero dell’identità della comunità e la valorizzazione del territorio, anche la realizzazione del primo Corteo Storico di Campofelice di Fitalia e, in parte, le attività legate ai progetti di Servizio Civile hanno contribuito ad avvicinare i giovani al proprio territorio e alla propria comunità, rafforzando al contempo il sentimento di appartenenza degli emigrati che tornano in paese durante le festività. La ricerca ha permesso non solo di indagare la dimensione multiscalare dell’appartenenza (Meini 2022), al di là delle identità territoriali radicate localmente, ma anche di aprire la riflessione in merito alla territorialità che resiste al tempo e all’emigrazione. È infatti in occasione dei festeggiamenti legati alla festa patronale che è possibile osservare le interazioni tra chi resta, chi è partito e la produzione di identità territoriali. Ne consegue che, come in molti altri contesti rurali italiani, a Campofelice di Fitalia resistono identità territoriali radicate localmente in grado di riflettersi in eredità culturali spazialmente estese.

Lo studio condotto offre un quadro preliminare che chiarisce come, a Campofelice di Fitalia, in ragione dell’assetto territoriale e dello stato demografico ed economico del tessuto sociale, sia necessario sviluppare attività di ricerca-azione partecipative (Calandra 2017) capaci di coinvolgere la cittadinanza nella progettazione del futuro assetto territoriale, andando oltre visioni predefinite (Sabatini 2024), rimettendo al centro la territorialità e promuovendo strategie di restanza. A questo proposito, sembra essere necessario organizzare non solo attività culturali rivolte alla valorizzazione del territorio e della cultura locale, ma anche sostenere, con adeguate progettualità, la formazione dei più giovani in quegli ambiti imprenditoriali da loro stessi riconosciuti rilevanti per il contrasto ai fenomeni di spopolamento e marginalizzazione in un’ottica di sviluppo locale sostenibile. La ricerca offre uno spaccato sulla percezione dei giovani, ma sarebbe altrettanto interessante raccogliere le opinioni di una più ampia porzione della cittadinanza locale, allargando la prospettiva anche in termini di ambito della ricerca. Si auspica di proseguire la ricerca, identificando, tramite un approccio partecipato, le principali priorità della comunità nel suo insieme, considerando l’opportunità di coinvolgere anche la diaspora sia nel processo di identificazione delle potenziali prospettive di sviluppo, sia in quello di mobilitazione delle risorse e implementazione delle azioni individuate.

Questo caso-studio porta alla luce alcuni spunti di riflessione: vi sono aspetti infrastrutturali, demografici, socio-economici e storici che riducono in maniera significativa lo sviluppo di alcuni contesti delle aree interne, restringendo sostanzialmente il margine di manovra dei soggetti locali nell’attivazione di processi virtuosi; tuttavia, sono rintracciabili – anche in questi contesti – potenziali opportunità di sviluppo, purché vi sia un processo partecipativo di acquisizione di consapevolezza che coinvolga tutti i soggetti locali e i livelli amministrativi potenzialmente interessati; infine, in questi territori, al soggetto pubblico e agli enti del terzo settore pare sia indispensabile si affianchi l’iniziativa del privato. In un contesto di marginalizzazione, a tratti cronica, come quello di Campofelice di Fitalia non è, per esempio, possibile concentrare gli sforzi esclusivamente nella promozione turistica, perché vi sono barriere infrastrutturali sostanziali (es. stato della viabilità, mancanza di strutture alberghiere, servizi pubblici limitati…), così come ostacoli in termini di disponibilità di patrimonio da valorizzare che, in questo caso, è decisamente limitata rispetto a molti altri contesti, anche in ragione delle peculiari vicissitudini storico-politiche. Se si vuole far fronte ai processi di spopolamento e invecchiamento a Campofelice di Fitalia, occorre che si consolidi una visione condivisa di società campofelicese del futuro, tenuto anche conto della tradizione, e che vi sia consapevolezza delle criticità e delle opportunità reali del territorio. Ciò costituirebbe un solido punto di partenza per l’identificazione e l’implementazione di politiche coerenti con le esigenze della realtà territoriale stessa e della comunità che la vive, e, al tempo stesso, per lo sviluppo di attività imprenditoriali locali.

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1 Cfr. per le peculiarità economico-sociologiche dei contesti menzionati: Bernardi et al. 2000.

2 Anch’egli consultato tramite intervista semi-strutturata.

3 https://idrogeo.isprambiente.it/app/pir/c/82016?%40=37.851097020449146%2C13.493835837481168%2C10&hl=it

4 La salma di terra corrisponde a circa 1,74 ettari.

5 Nel caso di Campofelice di Fitalia, si tenga conto che alcuni di questi mantennero comunque la residenza nel piccolo comune palermitano, ma parteciparono in ogni caso alla radicale trasformazione dell’assetto demografico locale.

6 Campofelice di Fitalia non ha mai avuto o sviluppato una vocazione turistica. Solo durante il periodo estivo – in particolare nelle settimane a ridosso dei festeggiamenti del Santo Patrono – è possibile stimare un flusso significativo in termini di arrivi e pernottamenti. Si consideri che non è stato possibile reperire dati affidabili provenienti da fonti ufficiali.

7 La struttura è così composta: il baglio con in evidenza la palazzina dei Settimo, la chiesetta (oggi sconsacrata) intitolata a San Nicola e l’imponente abbeveratoio con il contiguo lavatoio (Gambino 2020).

8 Si tenga conto che il valore medio delle dichiarazioni del 2021 relative ai redditi del 2020 a Campofelice di Fitalia è uno dei più bassi d’Italia: 10.591 euro, meno della metà di quello medio nazionale dello stesso periodo, 21.570 euro.

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