https://doi.org/10.36253/bsgi-7550
Le migrazioni internazionali di ritiro (IRM): tra avvio e consolidamento di un fenomeno globale. Il caso Europa e Italia
The International Retirement Migration (IRM): Between Start-Up and Consolidation of a Global Phenomenon. The Case Study of Europe and Italy
1 Università degli Studi di Salerno, Dipartimento di Studi Umanistici, Italia
2 Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) - Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea (ISEM), Italia
3 Centro di Geomorfologia Integrata per l’Area del Mediterraneo, Italia
E-mail: pdefelice@unisa.it; luisa.spagnoli@cnr.it, luc.varas@gmail.com
Abstract. Since the 1980s, in Europe and in some areas of the world there have been some migratory flows from the global North, also known as International Retirement Migrations (IRM), which involve different actors, mainly pre-retirees/retirees whose profile, both in terms of cultural background and social and economic status, is totally different from that of migrants from the South, as well as the motivations that dwell mainly in the search for a better quality territory especially in the environmental dimension. The territorial effects of these actions are reflected both in population dynamics because they go to repopulate territories characterized by demographic poverty and in the cultural and social dimension in that local territorial development actions can be generated, recovering rural, mountainous and hilly towns at risk of abandonment. These are the reasons for analysing the phenomenon on a European and national scale, with the ultimate goal of understanding how much, where and why IRM has developed and what level of consolidation has been achieved.
Keywords: International Retirement Migration, ageing population, depopulation, demographic poverty, Italy.
Riassunto. In Europa e in alcune aree del mondo si sono registrati, sin dagli anni Ottanta del Novecento, alcuni flussi migratori provenienti dal Nord globale, noti anche come migrazioni internazionali di ritiro (o per pensionamento) (International Retirement Migration - IRM) che coinvolgono diversi attori – principalmente pre-pensionati/pensionati – il cui profilo sia per formazione culturale che per status sociale ed economico si presenta totalmente diverso rispetto a quello dei migranti proveniente dal Sud del mondo, così come le motivazioni che albergano principalmente nella ricerca di un territorio qualitativamente migliore soprattutto nella dimensione ambientale. Gli effetti territoriali di queste azioni si riverberano sia nelle dinamiche della popolazione in quanto vanno a ripopolare territori caratterizzati da “inverni demografici” sia nella dimensione culturale e sociale in quanto si possono generare azioni di sviluppo territoriale locale, rigenerando paesi rurali, montani e collinari a rischio di abbandono. Queste le ragioni per analizzare il fenomeno a scala europea e nazionale, con la finalità ultima di comprendere quanto, dove e per quale motivo le migrazioni di ritiro si sono sviluppate e quale sia il livello di consolidamento raggiunto.
Parole chiave: migrazione internazionale di ritiro, invecchiamento della popolazione, spopolamento, povertà demografica, Italia.
Contents
2. Studiare le IRM per tracciarne gli elementi distintivi
3. La mobilità della popolazione ultrasessantacinquenne in Europa
3.1 Una nuova geografia della mobilità della popolazione over 65 nell’Europa dei 27 Paesi
4. La dimensione nazionale delle migrazioni di ritiro: le dinamiche socio-economiche
4.1 L’Italia: un “Paese di paesi”13 demograficamente eccezionale
4.3 L’Italia: dalla mobilità delle persone alla “mobilità” economica previdenziale
1. L’invecchiamento della popolazione e la migrazione internazionale di ritiro: le ragioni di un metodo di ricerca
Secondo il recente rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), siamo di fronte a un fenomeno di invecchiamento della popolazione a scala mondiale, a tal punto che in base alle stime, tra il 2015 e il 2050, la percentuale mondiale di popolazione over 60 raddoppierà passando da circa il 12% al 22%1. Il fenomeno è, dunque, globale e coinvolge non più solamente i Paesi ad alto reddito (laddove era iniziato), ma anche quelli a basso e medio reddito che, addirittura, stanno attraversando una fase di cambiamento maggiore; è proprio in questi contesti che si prevede che entro il 2050 due terzi della popolazione avrà superato i 60 anni.
L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), analizzando l’impatto della popolazione in età avanzata sul gettito fiscale, ha sottolineato la preoccupazione dei governi europei di fronte allo scenario in cui l’aumento degli indici di dipendenza degli anziani avrà un impatto notevole sulla spesa pubblica (Dougherty, de Biase, Lorenzoni 2022). Rispetto al 2001, anno in cui la popolazione di 65 anni e oltre rappresentava il 16% del totale, infatti, nel 2020 ha raggiunto il 21%. L’aumento si è verificato anche con la compagine di persone di 80 anni e più, raddoppiando nel 2020 rispetto al 2001 (dal 3,4% si è passati in 19 anni al 6%).
Invecchia la popolazione europea e, al tempo stesso, diminuisce la quota totale dei giovani (da 0 a 19 anni) di 3 punti percentuali (dal 23% nel 2001 al 20% nel 2020). Un altro indicatore dell’invecchiamento della popolazione è l’età mediana che è aumentata dal 2001 al 2020 (passando da 38 a 44 anni). Certamente tra i Paesi europei sussistono notevoli differenze rispetto all’aumento della popolazione anziana e alla diminuzione della componente giovani. Tra di essi, l’Italia e il Portogallo sono tra quelli in cui l’età media è la più alta.
I dati Eurostat mostrano, non solo un complessivo invecchiamento della popolazione europea allo stato attuale, ma anche in prospettiva. Nelle tendenze future si prevede addirittura l’aumento di due volte e mezzo della popolazione di età pari o superiore a 80 anni, tra il 2023 e il 2100 e la diminuzione della popolazione in età lavorativa, dal momento che gli anziani probabilmente rappresenteranno una quota crescente della popolazione totale (Dougherty, de Biase, Lorenzoni 2022).
Tale restituzione della situazione demografica europea, seppure sintetica, porta a sviluppare alcune considerazioni sull’impatto che il fenomeno dell’invecchiamento avrà a livello sociale, economico e territoriale. Se da una parte, l’aspetto positivo è l’allungamento della speranza di vita; dall’altra, non bisogna trascurare il fatto che l’invecchiamento della popolazione comporta inevitabilmente un aumento della spesa sociale, che peserà sulle persone in età lavorativa le quali, in base alle previsioni Eurostat, rappresenteranno una quota ridotta della popolazione totale. Secondo il rapporto della Commissione Europea su The Impact of Demographic Change in a changing environment (2023), l’allungamento della speranza di vita è un riconoscimento importante per i Paesi europei; infatti, l’invecchiamento attivo, associato agli anni da trascorrere in buona salute, è un valore aggiunto in termini socio-economici sotto diversi punti di vista: per “consentire una vita lavorativa più lunga […]; per lavorare verso il cambiamento degli ambienti con contesti più sicuri e inclusivi; per garantire l’accessibilità dei servizi sociali anche nelle aree rurali più remote; e infine per promuovere una maggiore partecipazione in molte attività” di diverso tipo (Suica 2021, 7).
È pur vero, tuttavia, che questa condizione comporta anche nuove sfide che riguardano la pressione sui mercati del lavoro, a causa della contrazione della popolazione in età lavorativa, così come l’aumento dell’indice di dipendenza degli anziani, della domanda di assistenza sanitaria e domiciliare. Si tratta, quindi, di un problema di sostenibilità fiscale di non poco conto, dal momento che sarà necessario adeguare i sistemi di welfare e di sanità pubblica.
Nonostante l’invecchiamento della popolazione sia un fenomeno che riguarda tutta l’Europa, gli sviluppi demografici – come già indicato – variano a seconda dei Paesi e anche al loro interno, caratterizzando differentemente le aree urbane/metropolitane da quelle montane e periferiche. In questo senso, le disparità territoriali e regionali sono un aspetto molto importante che l’Europa ha messo al centro della sua agenda e su cui è necessario richiamare l’attenzione delle politiche pubbliche.
Il rapporto della Commissione europea, infatti, sottolinea che non è da sottovalutare il flusso di migranti in pensione che si spostano nella direzione opposta dei giovani, i quali invece tendono a raggiungere i principali centri economici in cerca di migliori opportunità lavorative. “Grazie alla loro maggiore mobilità, i pensionati, ancora attivi potrebbero andare a popolare le regioni turistiche”, contribuendo così alla loro crescita economica, in quanto in grado – come accaduto in Portogallo e in Spagna – di “attingere alla cosiddetta ‘economia d’argento’” (European Commission 2023, 12). Una condizione che la Commissione Europea valuta positivamente, non solo dal punto di vista economico, perché “redditizia per le imprese”, ma anche dal punto di vista sociale, dal momento che può “promuovere un invecchiamento positivo e socialmente inclusivo in Europa” (12). Si tratta dell'ampiamente nota migrazione di ritiro (o per pensionamento), un fenomeno emergente nell’Europa mediterranea che caratterizza sia le aree costiere sia quelle rurali e persino montano-collinari, seppure con ritmi e velocità differenti.
La migrazione internazionale di ritiro (IRM) è stata definita principalmente in riferimento ai pensionati che vivono nei Paesi nord europei, i quali decidono di trasferirsi – stagionalmente o permanentemente – nei contesti dell’Europa mediterranea, “considering individuals that have migrated both before and after retirement” (Egidi et al. 2020, 2). In altre parole, il fenomeno coinvolge movimenti di persone che da “turisti” si trasformano in residenti non necessariamente permanenti, “where the main reason for emigration was the improvement of their quality of life because of better climate and lower coasts of living” (Egidi et al. 2020, 2). E, al tempo stesso, incide differentemente sui territori con inevitabili ricadute sociali ed economiche, sollecitando anche implicazioni in termini di ridistribuzione dei costi sanitari e di sperequazione immobiliare.
Diviene, quindi, fondamentale, in un’ottica speculativa, riuscire a indagare la migrazione in età avanzata per le sue forti implicazioni e conseguenze sociali, considerando l’influenza, il “peso” dei pensionati nei loro Paesi d’origine e in quelli di destinazione.
Questi i presupposti per guardare all’Europa nel suo insieme, e all’Italia nello specifico, con la finalità di misurare la rappresentatività e la consistenza del fenomeno, alla luce soprattutto del forte invecchiamento della popolazione europea, specialmente di quella residente in Italia, della circolazione di flussi migratori in età avanzata e della politica di agevolazione fiscale messa in atto. L’Italia è tra i Paesi europei che tardivamente, rispetto per esempio al Portogallo e alla Spagna, ha previsto l’applicazione di un’imposta sostitutiva dell’Irpef con aliquota al 7% per i pensionati residenti all’estero che trasferiscono la residenza fiscale in uno dei comuni italiani ricadenti nelle regioni meridionali, con una popolazione non superiore a 20.000 abitanti, e in uno dei comuni colpiti dagli eventi sismici del 2016 e 2017 (sempre con una popolazione non superiore a 20.000, mentre precedentemente vincolati al tetto di 3.000 abitanti)2.
Partendo da una situazione di fatto relativa alla scarsa conoscenza complessiva di un fenomeno, l’IRM, relativamente recente, a dispetto del più ampio tema “migratorio”, il contributo si propone di approfondire gli studi e le ricerche in corso per esaminare i modelli delle migrazioni di ritiro a scala europea e nazionale, nel tentativo, specialmente, di mettere a fuoco le modalità in cui la migrazione si è sviluppata (le motivazioni, i fattori di attrazione, la provenienza ecc.) e gli impatti sulle aree di destinazione.
Le motivazioni, e conseguentemente gli attrattori, sono elementi importanti, metodologicamente da valutare, in quanto caratterizzano profondamente questo tipo di spostamenti. La qualità e il basso costo della vita, il clima, l’ambiente naturale e le sue risorse, i paesaggi peculiari, il patrimonio architettonico e storico-culturale, il cibo e la cultura, sono, infatti, le principali ragioni – come si approfondirà via via – che spingono i pre/pensionati provenienti dall’Europa settentrionale (principalmente) a trasferirsi. Questi fattori hanno concorso, del resto, a creare un immaginario migratorio sul quale far leva e sollecitare anche un processo di incoming.
È ugualmente fondamentale la valutazione delle informazioni ricevute da mediatori, agenzie turistiche e immobiliari, canali sociali3, in quanto ci fa capire la consistenza del fenomeno, l’interessamento, e, al tempo stesso, il processo decisionale e quello che Tangchitnusorn e Wongboonis (2014, 51) definiscono “comportamento successivo all’acquisto – post acquisition behaviour”. Un aspetto, quest’ultimo, da non trascurare, dal momento che fornisce la misura del grado di soddisfazione o meno del “migrante”, a tal punto da stabilirsi definitivamente nel luogo di destinazione o, nel peggiore delle ipotesi, tornare nel Paese d’origine o cambiare meta.
L’ultimo aspetto, quello relativo agli impatti, apre una riflessione sugli effetti territoriali e sociali. La migrazione di ritiro ha comportato in alcuni casi specifici come, per esempio, in alcune località costiere della Spagna, un intenso processo di urbanizzazione diffusa che, inevitabilmente, ha contribuito al degrado del paesaggio (Egidi et al. 2020, 10; Barke, Towner, Newton 1996; Cuadrado-Ciuraneta, Durà-Guimerà, Salviati 2017; Halbac-Cotoara-Zamfir et al. 2020), mentre in aree rurali italiane e francesi si è attuato, soprattutto, un recupero di insediamenti rurali, determinando una valorizzazione sia dell’immobile sia del territorio stesso (Hall, Hardill 2014; Holleran 2016; Montezuma, McGarrigle 2018).
Le conseguenze sociali da valutare ovviamente rimandano, come già premesso, a preoccupazioni da parte dei governi sull’adeguamento dei sistemi di welfare dei Paesi di destinazione (Tangchitnusorn, Wongboonis 2014; Warnes, Williams 2006).
L’insieme di queste riflessioni portano a ripensare alla necessità di avviare un processo pianificatorio che tenga conto di strumenti e misure di sviluppo dei territori e dei contesti locali sui quali, inevitabilmente, i flussi dei migranti “di ritiro” vanno a pesare. Sono indispensabili politiche “place-sensitive” che sappiano integrare le dinamiche demografiche interne con le IRM, con le specificità dei luoghi, nel rispetto delle risorse e delle diverse vulnerabilità e potenzialità dei territori “ospitanti”.
A fronte di un fenomeno così complesso, anche sfumato per certi versi, si è inteso adottare un quadro di valutazione integrato che ha fatto leva sullo spoglio della letteratura specifica, prendendo in considerazione un arco temporale che va dal lavoro pioneristico di King, Warnes and Williams (1998) sino ai più recenti studi, e sull’analisi delle statistiche ufficiali, specialmente i dati EUROSTAT 4. Questo tipo di approccio è necessario per due ordini di motivi: innanzitutto perché le indagini di tipo integrato rappresentano una base di conoscenza indispensabile a progettare indicatori specifici per valutare il tipo di mobilità oggetto del presente studio; secondariamente, perché esse, se debitamente rafforzate anche con indagini di tipo qualitativo possono in parte colmare le lacune derivanti da analisi on-desk, in quanto le statistiche non “catturano” gli stranieri pensionati/pre-pensionati che non risiedono nei comuni mete del flusso migratorio5.
In termini complessivi, si è trattato di condurre uno studio a metodi misti che ha saputo combinare osservazioni e analisi desunte dagli studi più recenti con i dati originali di un’indagine tipicamente quantitativa. Questo tipo di analisi ci ha consentito di abbracciare una dimensione transcalare, a partire dalla quale si è riusciti ad avere uno sguardo d’insieme sulla mobilità degli ultrasessantacinquenni in Europa e sulle nuove rotte intraprese, aprendo così a un più ampio ventaglio di considerazioni sulle cause, motivazioni, durata della permanenza e così via. Per la scala nazionale è stato privilegiato un approccio unicamente di tipo qualitativo che ci ha restituito una fotografia delle principali strategie adottate in Italia con la finalità di attrarre pensionati stranieri e contribuire così a contrastare, seppure in maniera contenuta, il fenomeno dello spopolamento dei contesti marginali.
2. Studiare le IRM per tracciarne gli elementi distintivi
Le IRM sono un fenomeno fluido, di cui si conosce ancora poco (Tangchitnusorn, Wongboonis 2014), affrontato in una serie di studi per lo più dispersi e non del tutto sistematizzati. La sua stessa definizione è dinamica: tocca, infatti, diverse categorie eterogenee di migranti (Nedelcu et al. 2024), i quali possono andare dai “migranti di ritiro” (King, Warnes, Williams 1998), ai “lifestyle migrants” (Benson, O’ Really 2009), ai “returnees” (Percival 2013). In accordo con King (2024), le migrazioni internazionali per pensionamento (IRM) sono una forma di “trasferimento” di popolazione caratterizzate dalla fase di vita in cui si trova, ma è tutt’altro che un processo uniforme. Trattandosi, quindi, di un concetto sfumato si è inclini a comprendere al loro interno specialmente le migrazioni di ritiro per ragioni di “stile di vita (lifestyle migration)” (Benson, O’ Reilly 2009; Benson, Osbaldiston 2014, 2016; Duncan et al. 2014; Janoschka, Haas 2014; Torkington et al. 2015)6. Il caso specifico riguarda la mobilità di individui relativamente benestanti in cerca di una migliore qualità della vita e provenienti dal Nord globale (Benson, O’ Reilly 2009; Casado-Diaz 2006, 2014), i quali si trasferiscono in regioni dai climi favorevoli o stabili dal punto di vista politico (Engdahl 2021; King 2024). Si tratta di un movimento migratorio part-time o full time, permanente o temporaneo, e si colloca a cavallo tra turismo a breve termine e migrazione permanente (Benson, O’ Reilly 2009; Williams, Hall 2000). Solitamente riguarda una compagine di persone che appartengono alla categoria di pre-pensionati e/o pensionati autosufficienti, i quali decidono di trasferirsi in contesti a loro favorevoli per diverse motivazioni.
L’aumento notevole di questo tipo di mobilità negli ultimi decenni ha determinato, conseguentemente, anche un crescente interesse da parte della ricerca, i cui interrogativi, principalmente centrati sulle caratteristiche demografiche della migrazione di ritiro, sulla provenienza dei migranti, sulla loro esperienza maturata nei luoghi di destinazione, si offrono come spunti di riflessione per i decisori politici, a scala nazionale e sopra-nazionale, alla luce del riconoscimento del potenziale di sviluppo economico e sociale che le IRM possono rappresentare per il Paese ospitante. Come scrivono Spaan et al. (2023, 2), abbiamo a che fare con una migrazione dalla natura “intrigante”, alla quale si sono approcciate differenti discipline sociali, tra cui non ultima la geografia umana.
È dagli anni Novanta, soprattutto, che il campo di ricerca relativo a invecchiamento e migrazione è cresciuto (Nedelcu et al. 2024), anche se il fenomeno ha cominciato a manifestarsi già a partire dagli anni Settanta/Ottanta, con i primi spostamenti dei cittadini statunitensi all’interno del Paese e dei cittadini britannici diretti verso alcune località rurali della Francia meridionale.
Certamente significativo per le acquisizioni teoriche e per un significativo primo inquadramento dell’argomento, il numero speciale pubblicato su “Population Space Place”, dedicato a “International Retirement Migration in Europe” curato da King, Warnes e Williams (1998), che ha contribuito a dare la più ampia visibilità al fenomeno, fino a quel momento pista di ricerca poco sondata in ambito demografico e geografico. La sua assenza nei lavori dedicati alla geografia del popolamento è dipesa soprattutto dalla difficoltà nel reperimento dei dati statistici; fenomeno oltretutto “oscurato” dagli studi sulle migrazioni per motivazioni “economiche e politiche”, che insistono maggiormente sulla traiettoria Sud-Nord del mondo. “Since then, much has changed, including a greater appreciation of the scale and diversity of IRM, as well as its acceptability as a completely valid object of research by geographers and other social scientists” (King et al. 2019, 1).
Lavori pionieri, comunque, ci sono stati (King, Warnes, Williams 1998, 92), come quello di Andrei Rogers (1990), un apripista sulla stima dei tassi di flusso interstatali specifici per età negli Stati Uniti. Uno studio motivato dalla consapevolezza che i trasferimenti netti derivanti dalle migrazioni delle persone in età avanzata potevano avere un impatto sostanziale sulle previsioni demografiche regionali. Altre ricerche, come quella di Grave e Waldman (1991), hanno fatto leva sui fattori di spinta e di attrazione associati sia alle migrazioni permanenti sia alla circolazione stagionale di pensionati. Insomma, da qui in poi gli studi dedicati a questo fenomeno sono aumentati e hanno ricalcato anche la geografia delle mete prescelte, in particolare la Spagna (Rodriguez et al. 1998; Williams et al.1997) e la Francia (Barou, Pradol 1995; Hoggart, Buller 1995). I lavori che, dagli inizi del nuovo millennio, si stanno succedendo mettono in evidenza, specialmente, la portata e gli impatti dell’IRM, da cui partire per cominciare a fare prime valutazioni sull’importanza del fenomeno in generale.
È divenuto, dunque, indispensabile definire le mete prescelte, le motivazioni per lo spostamento e le ragioni per restare nel luogo di destinazione, le tipologie di migranti. Gli studi analizzati evidenziano che i Paesi di provenienza del Nord globale sono generalmente gli Stati Uniti, il Giappone, la Gran Bretagna, la Danimarca, i Paesi Bassi, la Svizzera, la Svezia, la Germania, la Francia, l’Italia (Benson 2011; Breur 2005; Buller, Hoggart 1994; Engdahl 2021; Gavanas, Calzada 2016; Hall, Hardill 2014; King et al. 2000; Ono 2018, 2009, 2010, 2012; O’Reilly 2000; Spaan et. al. 2023; Toyota 2006; Toyota, Xiang 2012; Toyota, Ono 2012) laddove, tuttavia, alcuni dei contesti di partenza possono coincidere anche con le mete ambite (Amin, Ingam 2010; Balkir, Kirkulak 2009; Benson 2011; Gavanas, Calzada 2016; Campos 2018; Casado-Diaz 2006; Casado-Diaz et al. 2004; Hall, Hardill 2016; King et al. 2020; King et al. 2019; Rodriguez et al. 1998, 2004; Vollet et al. 2005). Numerosi i lavori che guardano soprattutto alle motivazioni dello spostamento, nel tentativo di classificarle e valutarle (Casado-Diaz 2006; Casado-Diaz et al. 2014; King et al. 1998), sebbene in quest’ultimo caso specifico il numero sia minore (Balkin, Kirkulak 2009; Sunil et al. 2007). A tali motivazioni, che Rodriguez et al. (1998) suddividono in tre gruppi concernenti l’ambiente naturale, le valutazioni a carattere geografico ed economico e quelle socio-culturali, si aggiungono le esperienze che gli individui hanno fatto nel Paese di “ritiro” (Benson, O’ Reilly 2009; Casado-Diaz et al. 2004; Casodo-Diaz et al. 2014; King et al. 1998; Warnes et al. 1999; Williams et al. 2000). Tutti elementi importanti che accomunano la gran parte della letteratura sul tema, focalizzando l’attenzione specialmente sui fattori trainanti quali, per esempio, il clima, legato certamente alle ragioni di salute (Amin, Ingman 2010; Balkier, Kirkulak 2009; Blaakilde 2013; Blaakilde, Nilsson 2013; Casado-Diaz 2006; Zasada et al. 2010), la vicinanza geografica al Paese di destinazione, in quanto “related with easiness to travel to the home country” (Engdahl 2021, 10; Abdul-Aziz et al. 2014; Ashton, Scott 2017; Casado-Diaz 2006; King et al. 1998; Rodriguez et al. 1998; Sunil et al. 2007; Torkington et al. 2015), i costi inferiori della vita e degli immobili, nonché le agevolazioni di tipo fiscale, il riconoscimento di un migliore stile di vita nel Paese ospitante, legato, quest’ultimo, alla cultura nelle sue diverse declinazioni, nonché alle più facili interazioni sociali per la presenza di una o più comunità di stranieri residenti. Un aspetto che, oltretutto, può anche rappresentare – sulla falsariga di Engdahl (2021) – un fattore di “fidelizzazione”.
Al “dove” e al “perché” si somma un altro aspetto evidenziato da King (2024) concernente la valutazione della compagine dei “migranti”. Come già sottolineato nelle pagine precedenti, gli studi mettono in evidenza la connotazione “socio-economicamente selettiva” del fenomeno (165) e la sua delimitazione a un gruppo di individui principalmente già in pensione o pre-pensionati.
Nel nostro caso specifico, la revisione della letteratura relativa alle IRM ci aiuta a focalizzare l’attenzione su quali aspetti considerare prioritariamente per inquadrare il fenomeno della mobilità pensionistica a scala europea e nazionale, nel tentativo di mettere in luce le diverse dinamiche che si stanno manifestando a seconda dei vari contesti territoriali.
3. La mobilità della popolazione ultrasessantacinquenne in Europa
In Europa7 la popolazione ultrasessantacinquenne – per questa ricerca utilizziamo, pur consapevoli dei limiti di cui daremo conto a breve, il discrimine dell’età per valutare quantitativamente i movimenti della popolazione inattiva economicamente, da considerarsi in linea di principio pensionata, e come tale rispondente al profilo dei potenziali migranti pensionati8 – nel 2023, secondo i dati EUROSTAT, si è attestata al 21,3%. Ben 18 Paesi europei su 27 registrano valori oltre il 20% della popolazione over 65 (Fig. 1).
Le proiezioni demografiche al 2100 prevedono un aumento significativo della popolazione europea ultrasessantacinquenne che si attesterà al 30%, facendo registrare rispetto al 2020 (19% di anziani), una variazione percentuale pari al 57,89% ((United Nations, 2020; EUROSTAT)).
Questa popolazione, in linea generale, socialmente attiva, culturalmente vivace, limitatamente alla popolazione del Nord Europa, con una buona capacità di spesa rappresenta, di fatto, quel bacino di utenza disposto a migrare alla ricerca di una qualità di vita migliore come le fonti quali-quantitative confermano (Amin e Ingman 2010; Lizarraga 2010; Rojas, LeBlanc, Sunil 2014; Williams, Patterson 1998, Wihtol de Wenden 2016)9.
Il fenomeno in Europa non è di certo recente: già a partire dalla prima metà del XX secolo si registrano migrazioni interne della popolazione anziana da centri urbani industriali ad aree costiere. King et al. (2021), delineando la storia della migrazione pensionistica britannica, ricordano spostamenti interni da Londra verso la costa meridionale.
Lo sviluppo dei mezzi di trasporto e delle infrastrutture, rendendo i viaggi più veloci, confortevoli, economici e accessibili, ha portato alla scoperta di nuove destinazioni, alla promozione di scambi culturali e interpersonali, potenziando così il turismo e favorendo anche lo spostamento delle persone anziane che travalicano i confini nazionali alla ricerca di mete più confortevoli e più salubri (Savaş et al. 2023).
Di queste migrazioni, nord-sud, dall’Europa atlantica verso quella mediterranea, la letteratura, a partire dagli anni Novanta del Novecento ha dato testimonianza con accurati contributi, delineando rotte, ricostruendo funzioni e fattori, cercando di costruire il profilo del migrante in pensione, di studiare gli effetti territoriali, sia nei Paesi di accoglienza che in quelli di origine (cfr. infra par. 1 e 2).
A queste migrazioni europee nord-sud, recentemente, si sono aggiunte nuove rotte che hanno portato, da una parte, a travalicare i confini europei, seguendo i flussi di matrice colonialista verso l’Africa (Marocco, Tunisia) e dall’altra parte, hanno generato movimenti migratori nuovi verso l’Europa orientale e del Nord, andando a disegnare una differente geografia delle migrazioni della popolazione pensionata.
Al fine di comprendere meglio la portata di questi recenti movimenti, forieri di nuovi fattori push-pull, si è scelto di circoscrivere la ricerca nell’ambito dei 27 Paesi dell’Unione Europea, analizzando i movimenti migratori (immigrazione ed emigrazione) della popolazione ultrasessantacinquenne. Siamo consapevoli che questo ambito circoscritto non restituisce la complessità del fenomeno che si presenta “liquido” e dinamico per flussi, tipologie e funzioni, inglobando una popolazione anche più giovane – l’età pensionabile di alcune categorie si abbassa in alcuni Paesi europei (cfr. nota 7) – che spesso non emigra ufficialmente ma si sposta stagionalmente come turista alla ricerca di località balneari (Breuer 2005), sfuggendo alle statistiche, che rappresentano un point faible sia per la mancanza di censimenti dedicati sia per la qualità dei dati (provvisori, stimati, rottura di serie, etc.), nonostante il fenomeno sia in espansione e siano ben evidenti i fattori socio-economici di cui questi movimenti sono forieri.
Per questa ricerca, come detto, abbiamo utilizzato la banca dati EUROSTAT (https://ec.europa.eu/eurostat/data/database) e, in particolare, i dati relativi alla popolazione residente over 65 e a quella immigrata ed emigrata dei 27 Paesi dell’Unione Europea, considerando altresì la loro provenienza (Paese di nascita e/o di cittadinanza).
3.1 Una nuova geografia della mobilità della popolazione over 65 nell’Europa dei 27 Paesi
Osservando i dati relativi alla popolazione ultrasessantacinquenne che si sposta in Europa proveniente da un Paese dell’Unione Europea10 emerge una geografia dei movimenti migratori che, da una parte, ricalca le direttrici nord-sud, confermando l’importante attrattività dei Paesi dell’Europa mediterranea, dall’altra parte registra nuove rotte nell’Europa del Nord e in quella orientale (Fig. 2).
In particolare, ad attrarre nel 2022 (dato più recente disponibile) il numero maggiore di immigrati over 65 nati in un Paese dell’Unione Europea – consideriamo i Paesi che hanno richiamato oltre 1.000 immigrati – è stata la Spagna con 14.235 presenze, seguita da Germania (6.207), Francia (3.938), Portogallo (3.482), Italia (2.867) Polonia (2.044), Ungheria (1.542) e Belgio (1.315)11.
Limitandoci alla Spagna, che nel 2022 ha richiamato il numero maggiore di immigrati nati nei 27 Stati dell’Unione Europea, emerge una migrazione che possiamo considerare, da una parte, di ritorno in quanto sono stati circa 8000 i nati in Spagna che vi hanno fatto ritorno, a cui si aggiungono migranti tedeschi (2.665), rumeni (2.130), italiani (1.881), francesi (1.360), neerlandesi (1.281), belgi (1.231) e a seguire, in numero minore (meno di 1.000 immigrati, citati in ordine decrescente) croati, bulgari, svedesi, portoghesi, irlandesi, polacchi, sloveni, finlandesi, danesi, lituani.
Questi movimenti confermano, da una parte, che l’Europa mediterranea, a partire dalla Spagna, dalla Francia, dal Portogallo e dall’Italia, continua ad essere un importante attrattore per quegli anziani europei12, che rispondono, come conferma la letteratura (cfr. infra par. 1), prevalentemente al profilo dei migranti economicamente stabili, culturalmente elevati e in salute, richiamati da un clima favorevole, da un’offerta enogastronomica di qualità, da contesti ambientali, culturali e paesaggistici di valore.
Dall’altra parte, si registrano, però, nuove attrattività che disegnano una diversa geografia delle migrazioni degli ultrasessantacinquenni, espressione di un nuovo dinamismo delle persone anziane europee che cambiano rotte, mosse da nuovi fattori di spinta, determinando differenti profili. A questa nuova geografia rispondono i Paesi del Nord Europa come la Germania, la Polonia e il Belgio e i Paesi dell’Europa orientale come l’Ungheria e in misura minore la Croazia.
Troviamo conferma di questi nuovi movimenti migratori anche nei dati quantitativi che registrano i flussi della popolazione non europea che emigra verso i 27 Paesi dell’Unione Europea: ad esser maggiormente attrattiva per questa tipologia di migranti è la Germania che nel 2022 ha accolto circa 80.000 immigrati non europei, seguita dalla Spagna (45.818), Repubblica Ceca (11.107), Francia (9.814), Portogallo (8.174), Italia (7.692), Paesi Bassi (5.906), Belgio (3.750), Polonia (3.594), Lituania (2.411) e Danimarca (2.376) (Fig. 3). L’incompletezza dei dati statistici non ci permette di conoscere la provenienza dei migranti anziani europei e non europei che seguono queste nuove rotte.
A completamento della lacunosità dei dati statistici vi sono alcune analisi, limitate nella scala di osservazione geografica e recentemente pubblicate, che hanno gettato luce sulle nuove frontiere delle migrazioni degli anziani, in questo caso giustificate da un carattere di volontarietà indotto e/o forzato che spiega le migrazioni dal sud al nord e da est ad ovest.
In particolare, il contributo di Lulle (2021) offre un’interessante testimonianza delle donne lettoni anziane che in età pensionabile decidono, tenuto conto della crisi del welfare e della esigua capacità economica, di migrare nei Paesi del Nord Europa, alla ricerca di lavoro per garantire una migliore qualità di vita per loro stesse e per i propri familiari, contrastando la povertà e la miseria generate dalla crisi economica del 2008 e da politiche speculative finanziare.
In questo caso il profilo del migrante cambia: a lasciare il proprio Paese sono donne in cerca di lavori stagionali, nel settore primario o secondario, al fine di ottenere cespiti ed eventualmente contributi pensionistici nei Paesi ospitanti così da potersi sostenere nell’età avanzata quando saranno ritornate nei propri Paesi d’origine. Le suindicate statistiche danno conto verisimilmente anche di questa tipologia di migranti anziani nati nei Paesi dell’Europa dell’Est e nei paesi asiatici, e più in generale, nei Paesi del Sud Globale, indotti a emigrare nell’Europa dei 27 per motivi eminentemente economici, politici e sociali.
L’analisi dei dati parziali dell’emigrazione europea della popolazione ultrasessantacinquenne – su 27 Stati europei si registrano solo 13 ricorrenze – conferma un aumento della mobilità a partire dai Paesi più attrattivi come la Spagna. Quest’ultima, infatti, registra significativi flussi di emigrazione di anziani, con un saldo migratorio negativo nel 2022. Tale dinamica suggerisce che questa tipologia di migrazione, in base alla variabile temporale, non è definitiva ma, piuttosto, circoscritta nel tempo e legata ad una specifica fase della vita: l’anzianità anziché la vecchiaia. Quest’ultima, infatti, può comportare rilevanti impatti economici per i paesi accoglienti in termini di assistenza sanitaria e sociale. Di conseguenza, tali flussi sono il risultato di due fattori: da un lato, la regolamentazione e la limitazione dei movimenti migratori da parte dei paesi; dall’altro, la scelta dei migranti di orientare le proprie scelte verso destinazioni in grado di offrire infrastrutture sanitarie efficienti e un solido sistema di supporto sociale (Wihtol de Wenden 2016).
3.2 Flussi consolidati, nuove direttrici, eterogenei profili delle migrazioni internazionali di ritiro nella regione euroatlantica e mediterranea
I dati quali-quantitativi delineano un quadro complesso e in evoluzione delle migrazioni degli ultrasessantacinquenni. Le informazioni statistiche, pur utili per un’analisi generale, non permettono di rappresentare il fenomeno ad una grande scala geografica e non forniscono indicazioni di dettaglio relative alle provenienze regionali dei migranti anziani, alle loro condizioni socioeconomiche e culturali, alle motivazioni specifiche che li spingono a migrare e alle loro esperienze nei Paesi di destinazione.
Questa vulnerabilità quantitativa condiziona la rappresentazione che si presenta parziale, incompleta e lacunosa, confermando, altresì, quanto ancora questo ambito tematico, seppur significativo per impatti ed effetti, non sia ancora riconosciuto dalle istituzioni come fenomeno da monitorare, analizzare e studiare per una sua governance sostenibile.
La geografia delle migrazioni della popolazione europea ultrasessantacinquenne si caratterizza, dunque, per flussi prevalentemente volontari che si sviluppano nella regione euroatlantica e mediterranea. La Spagna si conferma la Nazione maggiormente attrattiva, seguita dalla Germania, Francia, Portogallo, Italia, che richiamano principalmente gli anziani dell’Europa atlantica e, in misura minore, quelli dell’Europa orientale e mediterranea. Le motivazioni di questi flussi sono prevalentemente legate alla migliore qualità di vita sia da un punto di vista ambientale (il clima mite), che economico e sociale (il costo della vita, le agevolazioni fiscali sulla tassazione delle pensioni).
Va chiarito che questa tipologia di migrante si caratterizza per una notevole fluidità della categoria con flussi, tipologie – i profili dei migranti anziani sono eterogenei e in continua evoluzione, includendo individui con diverse capacità economiche, livelli di istruzione e aspettative – e funzioni che cambiano nel tempo e nello spazio, condizionati da plurimi fattori. A tal proposito, possiamo ricordare, a titolo esemplificativo, il caso del Portogallo che ha deciso di interrompere le agevolazioni legate alle tassazioni pensionistiche, determinando un’inversione di tendenza dei flussi che cercano di intercettare nuovi contesti favorevoli a tali procedure non solo nell’Europa del sud (Malta, Grecia, Cipro), ma anche in quella orientale (Ungheria, Bulgaria, Croazia, Repubblica Slovacca), configurandosi come veri e propri paradisi fiscali, potenzialmente ambiti per il futuro dalla popolazione anziana.
Alle tradizionali rotte migratorie si affiancano nuove direttrici, le cui motivazioni trascendono il semplice desiderio di cambiamento. La ricerca di opportunità lavorative, come nel caso della Lettonia dove la percentuale di pensionati ancora attivi è particolarmente elevata (44,2%), in linea con i vicini Paesi baltici (Estonia, 54%; Lituania, 43,7%, EUROSTAT, 2023), l’accesso a servizi sanitari di qualità superiore, la possibilità di offrire un’istruzione migliore ai propri familiari e, non ultimo, il ricongiungimento con questi ultimi, sono tutti fattori che incentivano la migrazione degli over 65. In queste tassonomie possiamo sicuramente includere anche parte di quei flussi diretti verso la Germania che è diventata una destinazione sempre più attraente per i pensionati di altri Paesi europei ed extraeuropei, grazie a diversi fattori tra cui il sistema sanitario di alta qualità, sicuro e affidale; i costi della vita relativamente competitivi, soprattutto per quanto riguarda le abitazioni; la sicurezza e la stabilità, garanti di tranquillità e l’offerta culturale ricca e diversificata che offre ulteriori opportunità per la popolazione anziana.
Per comprendere appieno le cause e le conseguenze dei movimenti migratori dei pensionati, è fondamentale integrare l’analisi regionale con un’indagine a scala locale. Quest’ultima, focalizzandosi su contesti specifici, permette di svelare dinamiche e trasformazioni arricchendo ulteriormente la conoscenza del fenomeno. Il caso italiano delle migrazioni di ritiro dimostra come un’analisi multiscalare sia indispensabile per cogliere e confermare la complessità e la varietà dei fattori che guidano le scelte dei pensionati.
4. La dimensione nazionale delle migrazioni di ritiro: le dinamiche socio-economiche
4.1 L’Italia: un “Paese di paesi”13 demograficamente eccezionale
In uno dei recenti rapporti dell’Associazione Italiana per gli Studi di Popolazione (AISP), l’Italia viene descritta come un Paese che “si caratterizza per livelli estremi, da record, appunto ‘eccezionali’” (Billari, Tomassini 2021, 11). Tutto ciò a testimoniare che le dinamiche demografiche del nostro Paese, negli ultimi anni, sono estreme (Billari, Tomassini 2021), per una serie di motivazioni, tra le quali: l’invecchiamento della popolazione, l’allungamento della speranza di vita, la bassa fecondità e, al tempo stesso, per un marcato squilibrio tra aree territoriali, nelle quali il declino demografico si verifica a ritmi e velocità diversi.
Come indicato da Billari e Tomassini (13), il fattore che più caratterizza l’eccezionalismo demografico italiano è il flusso delle nascite. Il saldo naturale, infatti, a partire dagli anni Novanta, è quasi sempre negativo, ed è esclusivamente il saldo migratorio a determinare la “debole crescita della popolazione residente in Italia negli ultimi anni” (137). Addirittura, in un solo anno, dal 2019 al 2020, si è verificato il superamento del “nuovo minimo” di nascite che era stato toccato nel 2019: si è trattato di un superamento “verso il basso” (11). Associato all’andamento negativo delle nascite, la “tendenza progressiva dell’incremento del numero di morti dal 2000 al 2019”, dovuta ovviamente all’aumento della popolazione in età avanzata (14).
L’andamento verso il basso, come già sostenuto, è un problema che accomuna anche molte realtà europee, soprattutto territori periferici e marginali in costante declino demografico, testimoniando quanto il fenomeno sia particolarmente diversificato a livello territoriale. Come l’Italia, anche l’Europa conosce un’ineguale crescita demografica. Al pari dell’Europa, che per far fronte al depauperamento demografico ha proposto politiche e strategie, in Italia tra le altre misure è stata approvata la Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI) che, nel bene o nel male, si è proposta come misura per contrastare la marginalizzazione dei territori e, laddove possibile, il declino demografico14.
L’ineguale distribuzione del fenomeno implica, dunque, una diversificazione a livello territoriale. Se, in generale, in Italia, tra il 1995 e il 2019, si è verificata una crescita demografica “contenuta” (il tasso di incremento annuo totale si è attestato intorno al 2,4%) (Amodio 2021, 137), la dimensione demografica si è manifestata con valori positivi solo nella porzione settentrionale della Penisola e negativi nel Mezzogiorno, quasi a mantenere inalterato lo schema dualistico. Va, tuttavia, anche sottolineato che la maglia dei piccoli e piccolissimi comuni è diffusa ampiamente nel Paese; basti pensare che il 44,6% dei comuni italiani rientrano nella classe compresa tra 1.001 e 5.000 abitanti, di cui quelli con popolazione ≤ 5.000 sono numericamente più consistenti, pari al 69%, e coprono il 54,6% della superficie nazionale, determinando “una trama territoriale connotata da povertà demografica alquanto diffusa e significativa” (54). La perdita di popolazione nei piccoli centri è, pertanto, un fenomeno trasversale che riguarda il Nord così come il Sud della Penisola, cui si somma anche la variazione dell’indice di vecchiaia che, nell’intervallo intercensuario 2011-2021, è aumentato in tutte le regioni per la quasi totalità dei piccoli comuni (57).
A fronte di una situazione di questo tipo riguardante la complessità dello sviluppo demografico territoriale, sono in atto iniziative comunali e regionali sostenute anche dalle comunità, finalizzate alla rinascita di contesti sì poveri di popolazione e di servizi, ma ricchi di risorse e di patrimoni inespressi, che cercano comunque di creare occasioni di “attrattività” per nuovi residenti, come avviene nel caso delle IRM. È forse scontato ribadire che tali azioni sono soprattutto a favore, più che di un vero e proprio ripopolamento (trattandosi in effetti di una mobilità contenuta e di popolazione prevalentemente anziana), di una forma di rivitalizzazione che, nel medio e lungo periodo, potrebbe contribuire a cambiare la traiettoria e divenire un’opportunità in più favorevole allo sviluppo delle economie locali e regionali.
4.2 L’Italia, meta dei pensionati stranieri? Iniziative di incoming tra immaginario collettivo e visione strategica territoriale
A fronte delle iniziative messe in atto in alcuni paesi dal punto di vista normativo e fiscale, non tutti i contesti hanno incentivato l’arrivo dei pensionati stranieri mettendo a terra specifici programmi. Se da un lato le esperienze estere, europee ed extraeuropee, invitano a valutare le strategie messe in atto dai Paesi per attrarre i pensionati stranieri, dall’altro lato avvertono sulla necessità di comprendere quali possano essere i riflessi in campo economico e sociale.
Molte sono le riviste e i reportage che mettono in risalto le destinazioni più confacenti ai gusti e alle caratteristiche ricercate dai pensionati stranieri. L’International Living Magazine, ad esempio, propone ogni anno il Global Retirement Index, la top ten dei migliori luoghi dove poter vivere l’età della pensione, basato su una raccolta di esperienze e opinioni. Secondo lo studio, i paradisi pensionistici per il 2024 sarebbero: Costa Rica, Portogallo, Messico, Panama, Spagna, Ecuador, Grecia, Malesia, Francia e Colombia. Nonostante l’Italia non figuri nel novero dei paradisi per i pensionati menzionati del magazine, il report relativo al Paese, ci dà la misura delle narrazioni con cui viene veicolato nel mondo. L’Italia viene presentata nella sua dimensione idilliaca come il Paese della “dolce vita”, ricco di “romantic cities, timeless hill towns, snowy mountains, idyllic islands, vineyard-covered countryside, and a rivetingly beautiful coastline”. Il report raccoglie le testimonianze di pensionati residenti nelle Marche dove “one couple says their expenses are 80% cheaper than their previous life in New York”, nella Calabria meridionale dove “a cup of coffee costs just 90 cents, a multi-course meal runs about $34 per person, and health insurance for the entire year is covered by about $230”, e in Umbria, definita “Tuscany’s pretty neighbour”, dove “one of our correspondents spent less than $2,000 in living expenses per month”15.
L’Italia, nonostante l’introduzione delle misure fiscali agevolate, a differenza della vicina Malta che ha messo a terra un programma specifico, il “Malta Retirement Programme”16, ha scarsamente centralizzato le iniziative di incoming, lasciando i territori “liberi” di guidare o meno i processi di attrazione dei pensionati stranieri, causando spesso la scarsa governabilità del fenomeno e generando casi di gentrificazione rurale (Parsons 1980) e di speculazione edilizia.
Se in Tunisia e, in particolare ad Hammamet, “si è sviluppata una fitta rete di intermediari italiani e tunisini che facilita il trasferimento dei pensionati” (Iorio 2022, 82), in Italia sono principalmente le agenzie immobiliari a promuovere l’arrivo degli stranieri17. Spesso si tratta di realtà nazionali e internazionali che si occupano della compravendita e dell’affitto di appartamenti e case e forniscono servizi di consulenza tecnica, giuridica, fiscale e finanziaria tramite una rete di mandatari presenti in determinate località che per le loro caratteristiche vengono proposte a gruppi di stranieri come mete di destinazione; oppure di professionisti del luogo (architetti, imprenditori edili ecc.) che, attivi soprattutto nei contesti dove il fenomeno ha già cominciato a registrarsi, si organizzano mettendo in piedi una rete di supporto locale per lo svolgimento di tutte le pratiche e le incombenze (dalla ristrutturazione degli immobili alla manutenzione ordinaria e straordinaria). Se nel primo caso vengono attivate vere e proprie strategie di branding che, facendo leva sull’immaginario collettivo, veicolano agli stranieri la possibilità di vivere l’autentico italian lifestyle; nel secondo caso, soprattutto nei territori dove vanno già formandosi comunità di stranieri, è il passaparola a influire in maniera più significativa sugli arrivi.
Approfondendo il livello di analisi e riferendoci ai dati del report annuale elaborato dal portale immobiliare Gate-away18, nel 2023, la regione più ricercata dagli stranieri (principalmente da americani, tedeschi, inglesi, canadesi e francesi) è la Toscana (18,52%), seguita da Lombardia (9,28%), Liguria (8,42%), Sicilia (8,16%), Piemonte (7,74%), Puglia (7,68%), Abruzzo (6,63%), Umbria (5,94%), Sardegna (5,68%), Calabria (5,48%), Lazio (4,42%) e Marche (3,61%); mentre tra le località privilegiate: Ostuni, Chianni, Scalea, Fivizzano, Lucca, Carovigno, Nizza Monferrato, Noto, Todi e Tropea. Il Lago di Como si colloca al primo posto tra le zone più richieste, seguito da Salento, Lunigiana e Valle D’Itria.
Tuttavia, lontano dalle classifiche e dai report, sono le iniziative adottate dai governi locali e regionali a incidere maggiormente sulla scelta delle destinazioni da proporre al mercato estero. Una delle più diffuse è l’iniziativa “case a un euro” che negli ultimi anni ha cominciato a prendere piede in Italia con l’obiettivo di contrastare lo spopolamento dei centri minori sostenendo la riqualificazione del patrimonio immobiliare e la rivitalizzazione socio-economica dei territori. Iniziative di questo tipo sembrano riuscire ad attecchire maggiormente laddove le caratteristiche ricercate dagli stranieri trovano conferma nelle attestazioni mediatiche. È il caso, ad esempio, del comune di Sambuca, in Sicilia, definita la “little America” d’Italia, balzata agli occhi degli statunitensi dopo un servizio mandato in onda dalla CNN nel 2019 che ha fatto impennare gli acquisti degli immobili a “1 euro”19; oppure di Salemi in provincia di Trapani, lanciata sul mercato britannico anche grazie alla docuserie della Bbc One dal titolo “Amanda & Alan’s Italian Job”20. Questo tipo di narrazioni sono spesso imperniate sulla dicotomia città-campagna e contribuiscono ad alimentare, più o meno consapevolmente, la retorica anti-urbana e l’estetizzazione della ruralità (Pettenati 2020).
Altri reportage ci raccontano di piccoli comuni che hanno attivato programmi di attrazione degli stranieri, specie pensionati, come nel caso di Cianciana in provincia di Agrigento, “rinato grazie ai pensionati stranieri”21; oppure di Irsina in provincia di Matera, in Basilicata, “ripopolata dagli americani”22. Al di là della diffusione mediatica, occorrerebbe analizzare ogni singolo contesto attraverso la messa a terra di ricerche mirate e specifiche volte a comprendere la reale portata del fenomeno (permanenza effettiva), la sua genesi (esogena e/o endogena) e le esternalità prodotte (economiche, sociali), che influiscono in maniera determinante sulla comprensione delle catene di valore/disvalore realmente attivate. I flussi di persone e, di conseguenza, di capitali, infatti, s’inseriscono in “processi geo-economici […] in bilico tra la rivalorizzazione socio-economica e il ripopolamento da un lato e, dall’altro, la mercificazione/finanziarizzazione del mercato immobiliare e l’attivazione di logiche estrattive” (Delon, Graziano 2023, 18).
In tal senso, le aree marginali italiane potrebbero rappresentare nuovi territori di frontiera delle IRM rispetto a mete già consolidate, soprattutto in quei contesti dove governi locali e regionali riescono a incanalare le tendenze in atto e a mettere in piedi percorsi di contrasto allo spopolamento nell’ottica di uno sviluppo strategico e a lungo termine del territorio. L’arrivo dei pensionati stranieri può essere visto, dunque, come il fattore d’innesco di processi attrattivi che, a partire dalla valorizzazione dei contesti (rigenerazione culturale, implementazione dei servizi come la banda ultra larga e la fibra ottica ecc.) e dalla preservazione dell’autenticità dei luoghi (con piani urbanistici ad hoc e criteri restrittivi di riqualificazione edilizia), arrivino a richiamare anche altre tipologie di residenti tessendo i fili di una governance strategica di nuova abitabilità.
4.3 L’Italia: dalla mobilità delle persone alla “mobilità” economica previdenziale
Gli effetti della mobilità pensionistica impongono, dunque, l’elaborazione di politiche di governance complesse basate sull’adozione di apposite misure sociali, economiche, finanziarie e previdenziali. L’aumento del numero delle pensioni corrisposte all’estero, con riferimento ai conti pubblici, non è più considerata una categoria residuale, ma rilevante rispetto agli universi pensionistici dei Paesi.
In Italia, secondo l’Inps, “l’erogazione delle pensioni all’estero produrrebbe la dispersione di consistenti mezzi finanziari che, anziché entrare nel ciclo economico […] e contribuire a produrre nuova ricchezza, sostengono il sistema economico dei contesti di residenza dei pensionati” (INPS 2023, 61). Di contro, le pensioni pagate da altri istituti previdenziali esteri per i percettori residenti nel nostro Paese, concorrerebbero a ingenerare ritorni economici positivi nel sistema economico italiano23. A questo proposito, per poter calcolare l’effettivo “peso” delle migrazioni occorrerebbe conoscere e indagare i flussi economici previdenziali da e per l’estero. Un tentativo di questo genere è stato fatto dall’Inps che, interrogando le istituzioni estere che erogano i trattamenti pensionistici in Italia, è riuscita a ottenere un quadro, seppur parziale24, del fenomeno.
Tra i principali fattori attrattivi per i pensionati, dunque, una menzione speciale spetta proprio alle regole fiscali che variano di Paese in Paese divenendo più o meno favorevoli al trasferimento. In tal senso, le scelte sono condizionate e incoraggiate da norme e regolamenti nazionali, internazionali ed europei, e da accordi bilaterali con Paesi extra-europei che, applicati in materia previdenziale, disciplinano la condizione del migrante, coordinando gli ordinamenti giuridici e assicurando la circolazione delle persone e la sicurezza sociale25.
Il fenomeno della migrazione pensionistica, inoltre, risulta fortemente correlato alle dinamiche migratorie che hanno interessato i flussi da e verso l’estero negli ultimi decenni. La Francia, ad esempio, pur connotandosi come il Paese dove risiede la maggior parte dei pensionati italiani, risulta una delle mete di “vecchia destinazione” in cui ad oggi si registra un trend negativo. Ai Paesi di “vecchia destinazione”, si contrappongono quelli in cui il fenomeno migratorio si è mantenuto costante (Canada, Stati Uniti, Svizzera), fino ad allargarsi ai contesti di “nuova destinazione” come il Portogallo, la Tunisia e la Spagna. Quest’ultima, figura tra le mete più ambite dai pensionati italiani affascinati (oltre che dalle condizioni climatiche e dalla qualità della vita) anche dalla possibilità di usufruire di regole fiscali più favorevoli rispetto a quelle italiane26. Infatti, se in ambito europeo la Spagna risulta uno dei Paesi meno costosi, l’Italia è ancora uno di quelli in cui la pressione fiscale sui pensionati resta tra le più alte.
Tuttavia, a partire dal 2019, il nostro Paese ha cominciato a promuovere l’arrivo dei pensionati stranieri, considerati come una risorsa per risollevare le sorti di una popolazione in declino soprattutto nei piccoli comuni del Mezzogiorno. La Flat Tax pensionati 2020 (conosciuta anche come Flat Tax Sud) ha stabilito, come già indicato, un regime fiscale agevolato per coloro i quali, essendo titolari di redditi da pensione estera, decidono di trasferire la propria residenza in uno dei comuni appartenenti al territorio delle regioni: Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia27. A distanza di quattro anni dall’applicazione della normativa, sono circa 37.331 i contribuenti trasferiti in Italia (neo-residenti, docenti, ricercatori rimpatriati, pensionati), di cui 474 hanno dichiarato reddito da pensione estera per un importo di 19 milioni di euro (40.210 euro in media) e un totale di redditi di fonte estera di 28,7 milioni di euro, per un’imposta sostitutiva dichiarata di circa 2 milioni di euro (MEF 2023)28. Cominciano dunque a registrarsi, così come è avvenuto ad esempio in Portogallo29, fenomeni di disparità sociale che, con riferimento ai regimi agevolati, potrebbero avere ripercussioni a lungo termine sulla tenuta della misura e sulla stabilità sociale. Se da un lato, infatti, la normativa ha dato un primo impulso all’arrivo dei pensionati in Italia, dall’altro la valutazione degli effetti sociali, economici e culturali risulta ancora difficile da poter prevedere sia per la “multifocalità” stessa dell’atto migratorio, suscettibile alle declinazioni tipologiche (profili e tendenze dei pensionati) e alle diversificazioni temporali (da forme temporanee e residenziali), sia per le innumerevoli differenze territoriali in termini di policies (iniziative, regolamenti e piani).
5. Conclusioni
La questione dell’invecchiamento della popolazione, indagata a partire dalla rappresentazione demografica europea, sollecita la riflessione sulle numerose “sfaccettature” delle sue dinamiche in atto, le quali impattano significativamente sui territori a livello sociale ed economico. Tra di esse va rafforzandosi, sempre più compiutamente nell’Europa mediterranea ed emergendo nell’Europa atlantica, il fenomeno delle migrazioni internazionali di ritiro (IRM) che interessa indistintamente le aree costiere, rurali e persino quelle interne montano-collinari.
La scarsa conoscenza del fenomeno nella sua complessità è marginalmente colmata dalla letteratura specifica e dalle ricerche statistiche di settore. L’analisi dei dati, seppur utile a condurre studi di massima sulla portata delle migrazioni pensionistiche, si presta marginalmente alla rappresentazione del fenomeno a una scala geografica più dettagliata e risente sia del limite qualitativo degli stessi (provvisori, stimati, rottura di serie, etc.), sia della mancanza di censimenti dedicati. Dalle considerazioni svolte emerge, infatti, quanto il fenomeno sia fluido e complesso, a tal punto da richiedere ricerche più approfondite che vadano oltre i dati meramente quantitativi e adottino metodologie qualitative, al fine di comprendere le esperienze concrete dei migranti anziani, le loro motivazioni, le sfide che affrontano e i benefici che traggono dalla migrazione stessa. Solo attraverso un’analisi più completa (dati statistici dettagliati, rafforzamento di metodologie qualitative, analisi comparativa) sarà possibile cogliere la ricchezza e la diversità di un fenomeno in continua evoluzione.
La difficoltà nell’analizzare questa particolare tipologia migratoria è riscontrabile persino nella sua stessa definizione – “migrazione di ritiro”, “migrazione degli anziani”, “migrazione pensionistica”, “migrazione in età avanzata” ecc. – quasi a voler sfuggire a qualsiasi tipologia di classificazione. Parimenti, difficoltà si rintracciano anche nello stabilire le motivazioni, mai univoche e sempre più sfumate; nell’individuare le aree di provenienza e di destinazione, la durata, la condizione delle persone che si muovono, se nella fase di pre-pensionamento o di pensionamento effettivo.
Queste considerazioni ci invitano a riflettere sulla necessità di declinare ulteriormente le tipologie di migranti finora delineate dalla letteratura corrente, ponendo una maggiore attenzione al legame che il “neo-abitante” ha instaurato nel passato e/o instaura nel presente con il Paese di accoglienza, includendo nella categorizzazione i profili dei migranti: “di rimbalzo” e dei “migranti genitori-nonni ricongiunti”, così come suggerisce lo studio dell’Inps (cfr. infra par. 4.3).
Il problema della delimitazione del profilo anagrafico del migrante pensionato, l’eterogeneità delle tipologie di migranti, la complessità delle motivazioni che spingono i pensionati e pre-pensionati alla mobilità internazionale, la molteplicità dei fattori di spinta e di attrazione esercitati dai territori, le varietà temporali della permanenza, sono tutti elementi che rendono queste tipologie di flussi multi-direzionali e liquidi, e conducono a una lettura sfocata del fenomeno nel suo complesso.
Diversi policy makers, riconoscendo il potenziale di sviluppo economico e sociale che le IRM possono rappresentare per il territorio ospitante, hanno cercato e/o stanno cercando di intercettare i flussi migratori internazionali e attrarre, così, nuovi residenti per risanare le “emorragie” demografiche, rivitalizzando anche il tessuto socio-economico delle aree interne.
Nel caso dell’Italia, le attività di incoming sono spesso accompagnate da narrazioni stereotipate e si presentano in maniera differente sia per le forme, sia per la centralizzazione o meno delle iniziative che possono andare dalle agevolazioni fiscali (Flat Tax Sud) alle proposte locali (case a un euro), determinando diverse scale di governabilità del fenomeno. Queste ultime, inoltre, si definiscono anche sulla base della tipologia degli attori territoriali in gioco (pubblici o privati) che possono conferire ai flussi dell’IRM connotazioni ed effetti positivi (recupero di insediamenti rurali e centri storici, valorizzazione del mercato immobiliare, innesco di nuove catene di valore, rigenerazione culturale, implementazione di servizi ecc.), e, al tempo stesso, negativi (urbanizzazione diffusa, degrado del paesaggio, speculazione edilizia, gentrificazione ecc.), spesso visibili conseguentemente alla saturazione delle destinazioni.
Tutto questo a voler sottolineare la necessità di ricondurre lo studio anzitutto a un piano speculativo e scientifico, in quanto questione emergente relativamente nuova se confrontata con altri tipi di migrazione internazionale. Siamo in presenza, infatti, di un fenomeno che giustamente Tang e Zolnikov (2021) definiscono “multi-causal aspirations, multi-destinations, and multi-pathways phenomenon that has social, cultural, economic, spatial, environmental, political, demographical, and legal implications for both sending and receiving countries”. È, in altre parole, un ambito di studio certamente fertile nel quale sperimentare metodi di ricerca e approcci il più possibile integrati che sappiano valorizzare la dimensione qualitativa e, in particolare, quella della lente geografica transcalare, affinché sia possibile approfondire il livello di analisi, sondando una scala di maggiore dettaglio, utile a comprendere la reale portata del fenomeno e delle sue ripercussioni sui territori e sulle comunità.
In tal senso, la comprensione delle IRM richiede una valutazione attenta, avvalorata da ipotesi di scenario e supportata da indagini di tipo qualitativo condotte a scala locale, attraverso ricerche di terreno che contemplino i metodi e gli strumenti della geografia sociale. Una riflessione che apre nuovi percorsi di ricerca sugli effetti (a breve e lungo termine) delle diverse forme di mobilità pensionistica vissute dai territori e dalle singole comunità, con l’obiettivo di fornire ai policy makers un quadro conoscitivo del fenomeno nel suo complesso. Linee di ricerca-azione che, se adeguatamente inserite nel novero di una più ampia visione strategica territoriale, possono costituire la base di conoscenza utile per l’implementazione di specifiche politiche di “nuova abitabilità”, soprattutto per le aree interne, incentrate sull’adozione di apposite misure (sociali, economiche, finanziarie e previdenziali) e sull’avvio di percorsi di contrasto allo spopolamento.
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1 Entro il 2030 la quota di popolazione di 60 anni e più raggiungerà 1,3 miliardi, fino a una previsione per il 2050 di 2,1 miliardi (https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/ageing-and-health#:~:text=At%20this%20time%20the%20share,2050%20to%20reach%20426%20million).
2 Cfr.: https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/web/guest/schede/agevolazioni/regime-opzionale-per-i-pensionati-esteri-che-cose-cittadini
3 Molti studi, infatti, hanno evidenziato quanto nel processo decisionale sia importante il ruolo dei mediatori, tra i quali: gli agenti immobiliari, la famiglia, gli amici (Casado-Diaz 2006). “A study also mentioned the roles of mediators: matchmaking, motorization, translating and preparing documents, showing houses, helping with house renovation, and helpingmigrants to integrate into society at destination countries” (Tangchitnusorn e Wongboonis 2014, 56).
4 “While the coordination of Eurostat revealed to be effective, a broader integration of different informative sources among national statistical systems in Europe is still urgent” (Egidi et al. 2020, 9).
5 In molte circostanze, a titolo esemplificativo, si ricorre al metodo per campionamento a “palla di neve” o a “valanga” (“snowball” o “avalanche”), in cui gli intervistati sono reclutati da un singolo conoscente che successivamente estende l’indagine ad altri (King et al. 2019, 5).
6 “This is the type of movement that most people have in mind when confronted with the term ‘international retirement migration’” (King 2024, 164).
7 Ci riferiamo, per questa ricerca, all’Unione Europea costituita dai 27 Paesi quali: Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Estonia, Irlanda, Grecia, Spagna, Francia, Croazia, Italia, Cipro, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Paesi Bassi, Austria, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Slovacchia, Finlandia e Svezia.
8 Nei Paesi europei l’età pensionabile varia. Vi sono Paesi come la Danimarca, la Norvegia o l’Austria dove l’età pensionabile legale si attesta intorno ai 63 anni, mentre per altri Paesi come la Francia e la Germania l’età pensionabile legale si attesta intorno ai 64-65 anni. In Italia, Grecia, Belgio e Polonia l’età pensionabile legale si attesta oltre i 66 anni. Per questa ricerca consideriamo l’età media pensionabile legale a partire dai 65 anni, pur consapevoli delle variazioni registrate nei diversi Paesi e delle differenze di genere – tendenzialmente le donne vanno in pensione prima degli uomini – e di lavori – per alcuni mestieri usuranti la pensione viene anticipata, mentre per alcune professioni viene posticipata – che si registrano all’interno di uno stesso Paese.
9 Un recente contributo a firma di Savaş et al. (2023) analizza 90 pubblicazioni, edite in un arco temporale che va dal 1998 al 2021, in lingua inglese, dedicati alle migrazioni internazionali per pensionamento costituendo un valido repertorio per un primo approccio bibliografico al tema, nonostante presenti, come gli autori stessi evidenziano, dei limiti a partire dalla selezione delle pubblicazioni, che è esclusivamente in lingua inglese e, pertanto, gli studi editi in altre lingue come il tedesco, il francese o l’italiano non sono stati considerati.
10 Sono stati considerati i migranti nati in uno dei 27 Stati dell’Unione Europea (vedi nota 7).
11 Estendendo la ricerca all’Europa come regione geografica dobbiamo considerare in questa tassonomia anche la Svizzera che nel 2022 ha richiamato come immigrati circa 1.416 anziani.
12 Se consideriamo l’Europa geografica il quadro si arricchisce con ulteriori presenze di migranti provenienti dal Regno Unito (3.711), confermando le storiche rotte Nord-Sud.
13 Espressione utilizzata da Rossano Pazzagli per intitolare il suo volume Un Paese di paesi. Luoghi e voci dell’Italia interna (2021), nel quale si restituisce la storia di un’Italia la cui identità rimanda ai tanti ambienti, paesaggi, territori, valori culturali che costituiscono l’ossatura dei numerosi piccoli comuni periferici, montani, rurali e interni del Paese.
14 “Di fatto l’approccio utilizzato, nel caso specifico della [SNAI], appare non esaustivo nella misura in cui concentra l’attenzione (solo) sulle aree interne (e non tutte) del nostro Paese, trascurando ambiti di depauperamento demografico diffusamente presenti altrove. Tra l’altro la Strategia non considera gli effetti dei più recenti processi di globalizzazione che, in qualche modo, condizionano le relazioni spaziali, alterate dalla diffusione di tecnologie dell’informazione e della comunicazione” (Amodio 2021, 52; La Foresta, De Falco 2019).
15 Cfr. Italy Country Guide - Everything You Need to Know in 2023, International Living Magazine, al seguente link https://internationalliving.com/countries/italy/ (visitato in data 20/05/2024).
16 Il Malta Retirement Programme è un programma dedicato ai pensionati che vogliono trasferirsi a Malta ed è basato su un insieme di regole che ne disciplinano l’ingresso. Link: https://cfr.gov.mt/en/inlandrevenue/itu/Pages/Malta-Retirement-Programme.aspx (ultimo accesso in data 21/05/2024).
17 Tra le realtà conosciute si menzionano: Idealista; Gate-away.
18 Il report di Gate-away, piattaforma d’incontro tra offerta italiana e domanda estera di immobili, tiene conto degli accessi al portale immobiliare e delle richieste provenienti dai cittadini stranieri. Il limite della classifica proposta risiede nel fatto che si riferiscono alle sole richieste pervenute all’agenzia. Ciononostante, possono rappresentare un valore rappresentativo del fenomeno. Vedi: https://it.gate-away.com/blog/immobiliare-report-2023-si-abbassa-leta-dei-possibili-acquirenti/?_gl=1*152mzgr*_up*MQ..&gclid=EAIaIQobChMIlIzMr4KchgMVKqiDBx2aTACVEAAYASAAEgLowPD_BwE (consultato in data 20/05/2024).
19 Cfr. Massimo Dantoni, “A Sambuca di Sicilia boom di stranieri con Case a 1 euro”, ANSA, 5/11/2021, al seguente link: https://www.ansa.it/canale_viaggi/regione/sicilia/2021/11/05/a-sambuca-di-sicilia-boom-di-stranieri-con-case-a-1-euro_7dbaacbd-ff2f-4d80-acc8-fd26313f23a4.html (consultato in data 16/05/2024).
20 La serie che consta di due stagioni da otto episodi l’una racconta le fasi di ristrutturazione di alcune delle case cedute a 1 euro non solamente dal comune siculo ma anche in altri centri di Toscana e Liguria. Visita il link per maggiori approfondimenti https://www.bbc.co.uk/programmes/p0djr2w0/episodes/player?page=1.
21 Cfr. “Il paese rinato con i pensionati stranieri”, La7 Attualità, 31/07/2017; link: https://www.youtube.com/watch?v=c_lSnQvFQsg (consultato in data 16/05/2024).
22 Cfr. Silvia Marchetti, Inside the Italian village being repopulated by Americans, CNN, 28/04/2023; https://us.cnn.com/travel/article/irsina-basilicata-italy-americans/index.html (consultato in data 20/05/2024).
23 A tale riguardo, sussistono numerose differenze in termini di rapporto economico tra il numero di pensioni corrisposte da e per l’estero e i relativi importi. È, ad esempio, il caso del Belgio che, nonostante corrisponda all’Italia un numero di pensioni pari a circa tre volte rispetto a quello delle pensioni pagate da Inps in Belgio “l’importo che esce dalle casse italiane è, in rapporto, nettamente superiore” (Inps 2023, 64). Viceversa, altrettanto significativo è il dato che riguarda la Svizzera che “paga un numero di pensioni ai residenti in Italia pari a oltre dieci volte rispetto a quello che, al contrario, l’Inps eroga ai residenti in Svizzera. La differenza sugli importi totali risulta, poi, ancora più elevata: quanto versato in Italia è pari a quasi diciotto volte l’importo versato dall’Inps in Svizzera” (76).
24 I dati raccolti dall’Inps risentono della mancata risposta da parte di tutti gli enti interrogati e della scarsa omogeneizzazione dei dati riportati. Tuttavia, costituiscono un primo esperimento di raccolta, utile a osservare più da vicino i fenomeni indagati.
25 In ambito comunitario sono in vigore le norme di coordinamento del regolamento (CE) n. 883 del 29 aprile 2004, come attuato e modificato dal regolamento (CE) n. 988 del 16 settembre 2009 e dal regolamento di applicazione (CE) n. 987 del 16 settembre 2009; e il regolamento (UE) n. 1231/2010. Numerosi sono poi gli accordi bilaterali sottoscritti con Paesi extra-europei, quali ad esempio: Argentina, Australia, Brasile, Canada e Québec, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Macedonia, Montenegro, Serbia e Vojvodina, Israele, Isole del Canale e Isola di Man, Messico, Principato di Monaco, Repubblica di Capo Verde, Repubblica di Corea, Repubblica di San Marino, Santa Sede, Tunisia, Turchia, Stati Uniti, Uruguay e Venezuela. Si tratta, essenzialmente, di Paesi che aderiscono alla Convenzione OCSE - Consiglio d’Europa sulla mutua assistenza amministrativa in materia fiscale per evitare le doppie imposizioni.
26 Secondo lo studio dell’Inps, le regioni di maggior richiamo sono: “le Baleari, le Canarie, Cantabria, Castilla y León, Castilla-La Mancha, Galicia, Madrid e La Rioja, dove si paga il 9,5% per i redditi più bassi, mentre si sale al 10% in Andalusia, Aragona, Asturias e Murcia, al 10,5% in Extremadura, e al 12% in Catalogna, la regione più cara” (Inps 2023, 73).
27 L’agevolazione è stata istituita con la legge di Bilancio 2019 (legge n. 145/2018) che ha introdotto nel Testo Unico delle Imposte sui Redditi (approvato con il decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, di seguito TUIR) l’articolo 24-ter disciplinante l’“Opzione per l’imposta sostitutiva sui redditi delle persone fisiche titolari di redditi da pensione di fonte estera che trasferiscono la propria residenza fiscale nel Mezzogiorno”. L’agevolazione è concessa (dal 2019 e fino al 2029) a coloro che stabiliscono la loro residenza o il loro domicilio nel territorio italiano e risultano iscritti all’anagrafe della popolazione residente come accertato dalla “Rilevazione comunale annuale del movimento e calcolo della popolazione” dell’Istat in relazione al 1° gennaio dell’anno antecedente al primo anno di validità dell’opzione. Successivamente, ulteriori modifiche sono state approvate con il decreto crescita (articolo 5-bis, comma 1, lett. a), del decreto legge 30 aprile 2019, n. 34, convertito con modificazioni dalla legge 29 giugno 2019) grazie al quale il regime agevolato inizialmente fissato a sei anni è stato ampliato fino a un massimo di dieci anni. Dal 2022, inoltre, la platea dei beneficiari è stata estesa (decreto Sostegni Ter, Dl 4/2022) ai pensionati esteri che trasferiscono la residenza nei comuni delle zone colpite dagli eventi sismici del 2016 e del 2017, facendo rientrare nel novero dei comuni agevolabili anche quelli che erano rimasti fuori per via del criterio numerico riferito alla popolazione (ad esempio Camerino, Matelica, Tolentino e Norcia). Al regime agevolato possono avere accesso anche gli italiani che, emigrati in un altro Paese, decidono di rientrare in Italia dopo almeno 5 anni di assenza.
28 Si tratta dei riguardanti le dichiarazioni dei redditi 2023 relative all’anno d’imposta 2022, pubblicati sul sito del Dipartimento delle Finanze.
29 Il Portogallo, a partire dal 2024, ha dichiarato il suo addio alle agevolazioni fiscali per stranieri (non solamente pensionati ma anche professionisti ad alto valore aggiunto), a causa dell’aumento dell’afflusso di persone che ha fatto lievitare i prezzi del mercato immobiliare nelle principali città e posto l’interrogativo sul mantenimento o meno di una misura che equivarrebbe a una sorta di ingiustizia sociale.