https://doi.org/10.36253/bsgi-7556

Dinamica demografica in provincia di Caserta: invecchiamento e popolamento

Demographic Dynamics in the Province of Caserta: Aging and Population

Astrid Pellicano

Dipartimento di Lettere e Beni Culturali (DILBEC), Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, Italia

E-mail: astrid.pellicano@unicampania.it

Abstract. Aging and population are increasingly confirmed to be a particularly topical issue, as highlighted by the World Health Organization and the United Nations, and not only for internal areas, “peripheral” territories with a demographic scenario often marked by depopulation and aging, for which interesting initiatives developed by SNAI are emerging. Peculiar is the case of the Campania province of Caserta, which presents three sides of a coin. In this paper, we focus on its demographic structure and evolution since 1971, observing, in particular: the distribution and concentration of the population in each area of the province, birth rate and fertility, old age and median age indices, and migration balance. It also investigates the foreign population, its distribution and the influence on the demographic structure and the population and aging process. Through a descriptive look at the temporal and spatial evolution of the main demographic indicators, also reasoning by centers and inland areas, it is possible to intercept and decode the complexity of territorial scenarios, but also to identify governance initiatives.

Keywords: Aging, population, province of Caserta.

Riassunto. Invecchiamento e popolamento si confermano sempre più tema di particolare attualità, come evidenziato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dalle Nazioni Unite, e non solo per le aree interne, territori “periferici” con uno scenario demografico spesso segnato da spopolamento e invecchiamento, per i quali si palesano interessanti iniziative messe a punto dalla SNAI. Peculiare è il caso della provincia campana di Caserta, che presenta tre facce di una medaglia. In questo elaborato ci si concentra sulla sua struttura demografica e l’evoluzione a partire 1971, osservando, in particolare: la distribuzione e concentrazione della popolazione in ciascuna zona della provincia, natalità e fecondità, gli indici di vecchiaia e dell’età media, il saldo migratorio. Si indaga anche la popolazione straniera, la sua distribuzione e l’influenza sulla struttura demografica e sul processo di popolamento e invecchiamento. Attraverso uno sguardo descrittivo sull’evoluzione temporale e spaziale dei principali indicatori demografici, ragionando anche per centri e aree interne, è possibile intercettare e decodificare la complessità degli scenari territoriali, ma anche individuare iniziative di governance.

Parole chiave: invecchiamento, popolamento, provincia di Caserta.

Contents

1. Introduzione

2. La provincia di Caserta: dinamica demografica

3. L’evoluzione demografica e la natalità

4. Centri-aree interne e indici di vecchiaia e dell’età media

5. La presenza straniera

6. Considerazioni finali

Riferimenti bibliografici

1. Introduzione

Invecchiamento e popolamento si confermano sempre più temi di forte attualità, come evidenziato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dalle Nazioni Unite, e non solo per le aree interne1, territori “periferici” con uno scenario demografico spesso segnato da spopolamento e invecchiamento.

Un caso particolare è rappresentato dalla provincia di Caserta, terza in Campania per estensione territoriale (2.651,27 km2) e numero di comuni (104; Fig. 1)2 dopo Salerno e Avellino, e per popolazione residente (905.045 abitanti al 31 dicembre 2021) dopo Napoli e Salerno.

Figura 1. I comuni della provincia di Caserta al 2021. Fonte: elaborazione dell’autrice su dati Istat.

La scelta dell’area studio si rivela interessante, perché presenta “tre” facce di una medaglia: in parte è caratterizzata da invecchiamento e spopolamento3, nella zona settentrionale, in parte da un principio di depauperamento, in parte da una vivacità demografica non sempre costante e con differenze anche marcate tra zone.

La peculiarità demografica di questa provincia, conosciuta col nome di Terra di Lavoro, è sicuramente da ricondurre alla sua storia politico-amministrativa che l’ha vista dimezzata e più volte destrutturata nei suoi confini, in modo particolare con l’Unità e tra le due grandi Guerre, quando ha vissuto anche una morte (con perdita di numerosi comuni confluiti nelle province limitrofe)4 e resurrezione con l’attuale denominazione (Pellicano 2004).

In questo lavoro si esplora la sua dinamica demografica, partendo dalla variazione della popolazione e della densità abitativa, alle scale provinciale e comunale5, nel periodo 1971-2021. Oggetto di analisi sono anche, riferiti al 2021, natalità e fecondità, indici di vecchiaia (idv) e dell’età media, saldo migratorio, nonché popolazione straniera e sua distribuzione e influenza sulla struttura demografica e sul processo di popolamento e invecchiamento. Si ragiona, infine, su centri e aree interne, nell’ultimo decennio, per intercettare e decodificare la complessità (ovvero le criticità) dei differenti scenari territoriali, e consentire di individuare iniziative specifiche di governance. L’indagine viene condotta in modo classico, avvalendosi di una letteratura scientifica, di dati Istat6 e cartografie e GIS, oltre che su campo7.

Per una nuova geografia dei territori di questa realtà provinciale, oggi contrassegnata da migrazioni e da parziale desertificazione di alcuni luoghi o massima concentrazione in altri (Figura 2; Figura 3), che hanno generato profondi disagi, appare indispensabile soffermarsi su letture multiscalari e scandagliare le scale anche in ragione di presenze e azioni trasformatrici (Russo Krauss, Matarazzo 2023).

Figura 2. La popolazione dei comuni casertani al 31-12-2021. Fonte: elaborazione dell’autrice su dati Istat.
Figura 3. La densità dei comuni casertani 1971-2021. Fonte: elaborazione dell’autrice su dati Istat.

2. La provincia di Caserta: dinamica demografica

Situata nel cuore dell’Appennino meridionale (nel preappennino campano tra i Monti Matese e Roccamonfina a nord e i Campi Flegrei a sud) e racchiusa nel suo bacino territoriale (tra i fiumi Volturno e in parte Garigliano a nord e Regi Lagni8 a sud), la provincia di Caserta ospita il 16% della popolazione regionale. La concentrazione è pari a 341 ab/km2 e risulta superiore alla media nazionale (195 ab/km2) e del Mezzogiorno (161 ab/km2), ma inferiore alla media della regione (409 ab/km2), sulla quale particolarmente forte è il peso della città metropolitana con 2.640 ab/km2 e del comune di Napoli). Tra i suoi 104 centri si palesano, tuttavia, differenze talora consistenti, tra 13 e oltre 5.600 ab/km2: vi sono, infatti, comuni come Ciorlano, San Gregorio Matese, Gallo Matese, Letino, Valle Agricola, Roccaromana a nord che presentano una densità bassissima (tra 13 e 31 ab/km2), su una estensione territoriale tra 24,42 km2 (Valle Agricola) e 56,50 km2 (San Gregorio Matese); sul versante opposto, a sud, San Marcellino, Cesa, Lusciano, Curti, Portico di Caserta, Sant’Arpino, San Nicola la Strada e Aversa registrano valori compresi tra 3.176 e 5.672 ab/km2, apparendo più che densamente popolati, ma su dimensioni territoriali fortemente ridotte (tra 1.60 km2 Curti e 8.85 km2 Aversa) (Fig. 3).

Questi evidenti contrasti per ciò che riguarda densità e distribuzione della popolazione, richiamano dinamiche di crescita demografica diverse, influenzate da condizioni fisiche, storiche e sociali peculiari che hanno influito sulla tipologia di insediamento (accentrato, sparso o in nuclei, anche se la preferenza della forma accentrata è più netta; Russo Krauss 2018)9. Infatti, anche se a scala provinciale si registra una vivacità costante10 (+32,76% di residenti dal 1971), a livello locale alcuni centri mostrano un trend in salita ma fuori scala, altri fasi altalenanti, altri ancora perdite; celando ciò una dinamica della popolazione squilibrata nel tempo e nello spazio, in linea con la media regionale e italiana, che evidenzia massima concentrazione lungo le coste e in pianura, spopolamento nelle aree interne11.

Andando nello specifico, in crescita (non costante e con differenze), pur a fronte di qualche eccezione, sono i comuni prossimi al capoluogo Caserta12 e quelli nati lungo la via Appia13 (Fig. 4), conosciuta anche come Regina Viarum, per il suo ruolo di cerniera tra la metropoli partenopea a sud e l’entroterra appenninico a nord. Questo asse di collegamento, soprattutto a seguito della politica di industrializzazione che ha investito il Mezzogiorno negli anni Sessanta e per le esigenze di decentramento di popolazione e funzioni della vicina area costiera napoletana, ha attirato flussi costanti di persone, insediamenti industriali e centri della grande distribuzione commerciale (Capodanno 1991). L’ascesa di popolazione risulta ancora più marcata nel Basso Casertano (STS “Sistema Urbano Industriale Aversano”), nonostante le dimensioni fortemente ridotte di determinati comuni, con il risultato di una modifica funzionale dell’assetto territoriale lievitato senza soluzione di continuità e con confini amministrativi comunali ormai non più facilmente individuabili (Viganoni 2001; Mauro, Pellicano 2022). Si evidenzia, infatti, una densificazione spontanea e la saldatura di una pluralità di centri in forma “aggruppata”, di agglomerati assemblati in modo frettoloso con sovrapposti alla rinfusa elementi variegati: tra “parchi” di edilizia moderna e spazi destinati alla grande distribuzione (al posto di vecchie aree industriali) appoggiati alla fitta trama di raccordi e svincoli autostradali e alla viabilità ordinaria. Una sorta di continuum urbanizzato, un patchwork con marcati profili di provvisorietà14. Nei centri del Basso Casertano, inizialmente attrattivi per elevati livelli di accessibilità, minore congestione, qualità abitativa a costi più contenuti e dove il settore agricolo rappresentava il fondamento dell’economia (Dell’Aquila 2013), la crescita è stata progressiva e la concentrazione in molti casi superiore alla media del capoluogo regionale: in particolare, tra 60% e oltre 120%, Orta di Atella (27.118 ab. per 2.504 ab/km2), Sant’Arpino (14.910 ab. per 4.659 ab/km2), Trentola-Ducenta, Teverola, San Marcellino, Gricignano d’Aversa, Parete, Lusciano (tra 12mila e 20mila abitanti per oltre 2.000 ab/km2), Cesa (9.444 ab. per 3.447 ab/km2), Casapesenna (6.869 ab. per 2.252 ab/km2); tra 15 e 60%, San Cipriano d’Aversa (13.904 ab. per 2.121 ab/km2) e Aversa (50.194 ab. per 5.672 ab/km2) (dati.istat.it).

Figura 4. Variazione percentuale della popolazione nei comuni della provincia di Caserta (1971-2021). Fonte: elaborazione dell’autrice su dati Istat

Un cenno a parte merita la fascia costiera15 che, con Cellole, Mondragone, Castel Volturno e i contermini interni Falciano del Massico, Cancello e Arnone, Villa Literno16, è stata interessata da un boom demografico costante17: Mondragone +43%, Villa Literno +60%, Cellole +103% e Castel Volturno + 660% (Fig. 4). La situazione di quest’ultimo è riconducibile all’arrivo e colonizzazione del sito da parte di popolazione extracomunitaria, in particolare ghanesi e nigeriani, e allo stravolgimento edilizio abusivo della zona più meridionale costituita da Villaggio Coppola, Marina d’Ischitella e Marina di Lago Patria, tra gli anni Settanta e Ottanta (che ha generato un progressivo degrado): è passato da 3.661 abitanti del 1971 a 7.311 del 1981 a 15.140 abitanti del 1991, oggi ne conta 27.804. La Figura 7 mostra, infatti, per Castel Volturno, ma anche per Mondragone e Villa Literno, un incremento di stranieri > 1.000 nel 2021. Situazione opposta per Sessa Aurunca e i comuni del vulcano a nord-ovest (Roccamonfina, Conca della Campania, Tora e Piccilli, Galluccio, Teano – parte del STS “Sistema Naturalistico Monte Santa Croce”18), caratterizzati da spopolamento (Fig. 4), per effetto soprattutto di carenze infrastrutturali.

Figura 7. Numero di stranieri e saldo migratorio nei comuni della provincia di Caserta al 2021. Fonte: elaborazione dell’autrice su dati Istat e https://politichecoesione.governo.it.

I processi di depauperamento demografico (sempre a fronte di qualche eccezione) con forte invecchiamento e marginalizzazione si registrano, in modo particolare, a nord-est, nell’Alto Matese19 (Fig. 4), che comprende i centri isolati rispetto alle direttrici di sviluppo (Viganoni 2001; De Rossi 2018). Posti a ridosso della dorsale appenninica meridionale, sono ancora le “terre dell’osso”, poco accessibili sulla base della posizione e dei collegamenti fisici, per lontananza sociale e atteggiamento culturale e, soprattutto, per carenze urbane che hanno impedito lo sviluppo economico-sociale (Coppola 1998). La mancanza di concrete possibilità lavorative, la significativa distanza dai maggiori centri di offerta di servizi, l’assenza o inadeguatezza di dotazioni infrastrutturali, hanno provocato l’isolamento culturale, economico e sociale, e lo spopolamento accompagnato da parziale deterioramento del patrimonio edilizio e da impoverimento del tessuto produttivo (Sau 2018). Si tratta però di luoghi ricchi di paesaggi indescrivibili e connotati storici, di un patrimonio culturale materiale e immateriale da preservare e conservare per le generazioni future, dove è doveroso investire in risorse umane, tanto che nella nuova programmazione 2021-27, tutti e 17 sono stati selezionati e ammessi a finanziamento nazionale come Area Interna “Alto Matese” (https://politichecoesione.governo.it).

Situazione meno disastrosa emerge nella zona centrale, che si estende da Vairano Patenora e Pietravairano, fino a Ruviano e Castel Campagnano a est (STS “Sistema Rurale Culturale Monte Maggiore”20) e a Francolise a ovest (STS “Sistema Pianura Interna Casertana”), dove il depauperamento demografico risulta più contenuto (Fig. 4), sicuramente per effetto di interventi di natura economica. In questa fascia tra il Matese e i Monti Trebulani, o media valle del Volturno (Bencardino 2017), presentano valori positivi: Caianello (in prossimità del raccordo con l’autostrada del Sole Napoli-Milano e all’imbocco della SS 372 telesina), Vairano Patenora, Pietramelara, Camigliano, Alife, Castello del Matese, San Potito Sannitico; si caratterizzano per una tenuta: Piedimonte Matese, Riardo, Calvi Risorta, Sparanise, Francolise, Pignataro Maggiore (Fig. 4). Tengono quei comuni che in un quadro di sostanziale perifericità dell’intero sistema rispetto ai più grandi servizi di pubblica utilità, sono maggiormente connessi agli assi viari principali, eccezion fatta per Teano che, nonostante l’autostrada e la linea ferroviaria, è intrappolato nel vortice dello spopolamento-invecchiamento: è passato da 14.381 a 11.448 abitanti, con un indice di vecchiaia 210. Sono quei centri facenti parte del vecchio sistema locale urbano Teano-Caianello-Vairano, esterno all’area metropolitana di Napoli (Talia 1996).

Quanto appena descritto trova maggiore chiarimento scandendo l’intero cinquantennio di variazione demografica in due periodi: 1971-1991 e 1991-2021. Emerge un incremento considerevole della provincia di Caserta nel primo (+20,3%), superiore alle altre due costiere (+11%) e alle province interne Avellino e Benevento (+ 2,5%); nel secondo si assiste a cambiamenti di rilievo: ancora un aumento per Caserta ma più attenuato (+10,9%), notevole per Benevento (+30,5), mentre cali per Napoli (-0,9%), Salerno (-0,19%) e Avellino (-8,5%).

Nel dettaglio provinciale, appare in modo particolare nel secondo periodo il deperimento demografico (tra 0 e -15) dei comuni della zona nord-occidentale che hanno cominciato a registrare riduzioni di popolazione a partire dall’ultimo decennio; così il calo di rilievo dei centri della punta nord-orientale (Ciorlano, Pratella, Prata Sannita, Fontegreca, Letino, Ruviano, Liberi) con una variazione tra -15% e -30%, fino al tracollo di popolazione di Gallo Matese, Valle Agricola e Marzano Appio. Nel primo periodo lampanti risultano, invece, le contrazioni di Sessa Aurunca, Carinola e San Cipriano d’Aversa21. Interessante sempre il caso di Castel Volturno che nel 1971-1991 aveva registrato un + 313%. È in questo periodo che si assiste alla prima pesante fase di abbandono delle aree interne (media valle del Garigliano e massiccio del Matese) a favore delle fasce costiere, per la loro forza attrattiva, come si rinviene per le province di Napoli e Salerno e quei comuni con taglie demografiche superiori ai 20mila abitanti (i costieri, eccetto Sessa Aurunca, che ospitano il 9,4% di popolazione provinciale e hanno registrato nei due periodi +32 e +25%). L’emorragia è proseguita inesorabile nell’intervallo 1991-2021, coinvolgendo le municipalità del Roccamonfina e del Matese, sempre meno attrattive (come molti comuni delle due province interne Benevento e Avellino). La gran parte dei centri con bilancio demografico positivo lo devono anche alla vicinanza a località funzionalmente più rilevanti oltre che alla rete stradale (vie Appia e Latina e la variante Caserta) e ferroviaria, come l’asse nord-sud tra Caserta e Marcianise e il Basso Casertano, segnato da maggiore incremento insediativo22. Sono centrali rispetto al sistema delle infrastrutture e sede dei principali servizi di pubblica utilità.

3. L’evoluzione demografica e la natalità

L’andamento demografico in provincia di Caserta va indagato non tralasciando la natalità che, come nel resto del contesto nazionale, si rivela scarsa con conseguente invecchiamento della struttura. Va precisato però che, mentre in Italia il calo delle nascite si mostra progressivo e riconducibile a una minore propensione alla procreazione, ma anche a una riduzione della popolazione femminile in età feconda (15-49 anni), nella provincia di Caserta l’andamento è connotato da una continuità temporale indefinita e con limiti variabili nel tempo e nello spazio. Nell’ultimo decennio, la provincia ha registrato una contrazione di circa 25mila donne feconde attestandosi, al 1 gennaio 2022, a 202.215, con un tasso di fecondità di 1.26 (di cui straniero 1.99 e italiano 1.23). Il tasso di natalità è sceso a 8.4, da 11,6 del decennio scorso (dati.istat.it). Questi valori, a differenza di quanto accade a livello statale, non sono i più bassi degli ultimi tempi. La popolazione nel complesso si presenta sostanzialmente invariata dal 2011 (-9.840 abitanti), anche a fronte di contrazioni di circa il 2% nelle vicine province di Benevento e Avellino (Matarazzo 2020), continuando a crescere in termini di rilevanza sulla popolazione totale della regione, con una incidenza che oggi è del 15,9% a fronte del 15,7% dell’inizio del decennio.

4. Centri-aree interne e indici di vecchiaia e dell’età media

L’andamento demografico della provincia, non eterogeneo pur con qualche partizione territoriale contrassegnata da una certa omogeneità, emerge ancora indagando la suddivisione operata dall’Agenzia per la Coesione Territoriale (dal 2023 Dipartimento per le Politiche di Coesione)23, in Centri e Aree interne, declinati i primi in Poli (comuni baricentrici per la presenza di servizi) e aree periurbane, le seconde in aree intermedie, periferiche e ultra-periferiche, in base alle distanze dai poli misurate in tempi di percorrenza24. Per il casertano vi sono: due poli, Caserta e Aversa, che nel 2022 raccolgono 123.231 abitanti, pari al 13,6% dei residenti provinciali, entrambi in crescita e caratterizzati da un’elevata densità abitativa, con una popolazione media comunale pari a 61.615 abitanti; un polo intercomunale, Villa Literno, per 12.331 abitanti, pari all’1,4% dei residenti provinciali, che è in incremento25; 45 centri cintura (la zona meridionale e i tre settentrionali Rocca d’Evandro, Mignano Monte Lungo, San Pietro Infine)26, che assorbono 540.665 residenti, pari al 59,7% del totale, con una popolazione media di 12.014 unità; 34 comuni intermedi (la zona centro-occidentale e costiera), che ospitano 184.516 persone, il 20,4%, con una dimensione media di 5.426 abitanti27 e 22 comuni periferici, nei quali abitano 44.302 persone, il 4,9% del totale, per una dimensione demografica media di 2.013 abitanti (Fig. 5; politichecoesione.governo.it). Tra questi, ci sono i 17 dell’“Alto Matese”, riconosciuti e ammessi a finanziamento per il 2021-202728 (Fig. 5), considerati piccoli comuni, secondo una normativa che definisce tali le aree comunali fino a 5mila residenti, con le uniche eccezioni di Alife e Piedimonte Matese, che contano rispettivamente 7.390 e 10.308 abitanti al 2022 (Formez 2022; dati.istat.it). Fanno tutti fatica a tenere immutato il tessuto demografico.

Figura 5. Centri e Aree interne della provincia di Caserta nella Programmazione 2021-27. Fonte: elaborazione dell’autrice su dati Istat e https://politichecoesione.governo.it.

La dinamica della provincia appare ancora dall’analisi di altri due indici: di vecchiaia, che misura il numero di residenti con più di 65 anni ogni 100 giovani con meno di 15 anni, e dell’età media, che evidenziano che Caserta al 2022 è la più giovane tra le province italiane. Il primo indice ha raggiunto quota 116,9 (il capoluogo regionale, 116,7), superando la soglia 100 (ovvero la parità fra anziani e giovani), effetto del contributo proveniente dalla componente straniera, l’altro indicatore è pari a 42,5 anni (in linea con il dato regionale, ma inferiore al nazionale, 45). Va precisato che anche per quanto concerne i livelli di vecchiaia la provincia non appare un unicum compatto al suo interno, ma si caratterizza per la presenza di aree molto giovani, aree che ricordano molto da vicino le zone più anziane del paese e aree intermedie. Sul fronte dell’idv la dicotomia fra centri e aree interne evidenzia come nei poli e in parte dei centri si è superata la soglia di 100 (vale a dire un anziano per ogni giovane), mentre nei comuni periferici, quota 200, ovvero due anziani per ogni giovane. Più in generale vale l’equazione che le aree interne sono più anziane dei centri e che al diminuire della popolazione residente cresce il livello di anzianità (nei comuni più piccoli si sta assistendo al fenomeno dei due anziani per ogni giovane). Entrando nel dettaglio dei singoli comuni, sono 26 i territori (su 200 in Italia) che fanno segnare una presenza di giovani superiore a quella degli anziani (ovvero un indice di vecchiaia sotto quota 100) e 14 costituiscono quasi degli unicum anche a livello nazionale: in particolare, Orta di Atella, il più giovane, con 47,4, Gricignano d’Aversa (60,9), San Marcellino, Teverola e Trentola Ducenta (tra 74 e 77). Nella zona settentrionale, invece, vi sono comuni che si distinguono in senso totalmente opposto, come Valle Agricola (674,4), Gallo Matese (640,7) e Ciorlano (590) – ovvero presentano più di 4 anziani ogni giovane – che si collocano nel cluster dei 250 comuni più vecchi d’Italia, seguiti da Tora e Piccilli, Ailano, Pratella, Marzano Appio, Letino e San Gregorio Matese che hanno un idv >300.

L’età media evidenzia che tutte le aggregazioni territoriali prese in considerazione hanno superato i 40 anni (37 nel 2001), rimanendo sotto quota 41 nel caso del polo intercomunale e della cintura meridionale, sfiorando e in parte superando invece i 46 anni nelle aree periferiche e in alcuni piccoli comuni. Si distinguono 10 comuni che hanno un’età media inferiore ai 40 anni (anche per rilievo nazionale sugli 85 comuni italiani) tra i quali: Orta di Atella (ancora comune più giovane) con 36,6 anni, Gricignano d’Aversa (37,4), San Marcellino (39,0), Teverola (39,1), Cesa (39,3), Trentola Ducenta (39,4), Capodrise (39,6), San Tammaro e Villa di Briano (39,8), Castel Volturno (39,9). Vi sono poi tre comuni che hanno una popolazione con una età media superiore ai 50 anni (il fenomeno riguarda il 16% dei comuni italiani) e sono gli stessi evidenziati per l’indice di vecchiaia: Valle Agricola e Gallo Matese (54,7), Ciorlano (52) (Fig. 6). Per essere più precisi, la provincia mostra due parti ben distinte: quella a ridosso del Matese che risulta la più anziana, quella rivolta verso la provincia di Napoli, la più giovane, anche per effetto di un aumento della popolazione straniera (Fig. 6)29.

Figura 6. Indici di Vecchiaia e dell’età media nei comuni della provincia di Caserta al 2021. Fonte: elaborazione dell’autrice su dati Istat.

L’analisi dei due indici e quella relativa a centri e aree interne, consentono di puntare sull’entità delle leve scolastiche e dei nuovi ingressi nel mercato del lavoro (Livi Bacci 1999), quindi di cercare di trattenere i giovani anche delle realtà congestionate della stessa provincia, sulle quali pesa la crescita senza soluzione di continuità. Lo studio spinge, quindi, a rendere edotta la popolazione residente provinciale che l’agglomerato urbano e la metropoli non possono più essere l’unico punto di vista appropriato per garantire sviluppo economico, benessere sociale e servizi essenziali adeguati (Cersosimo, Nisticò 2020); anzi, che le attuali zone congestionate e più giovani sono a rischio di collasso e depauperamento della qualità della vita. I centri intermedi e le aree interne possono, invece, rappresentare grandi laboratori dove sperimentare progetti bottom up e iniziative placed based e di green economy, potendo beneficiare di fattori competitivi (Barca, Luongo 2020). Questo consentirebbe loro di popolarsi, invertendo la tendenza in atto.

5. La presenza straniera

In un contesto di dinamiche territoriali di cui si stanno scandagliando le scale per studiare meglio il caso studio, diventa importante, infine, lo scenario migratorio in ragione, soprattutto, delle presenze e delle loro possibili azioni trasformatrici (Russo Krauss, Matarazzo 2023). Gli stranieri al 2022 sono 47.502, rappresentando appena il 5,2% della popolazione residente e il 19,8% dei residenti in Campania. Sono quasi del tutto assenti nell’Alto Matese, a fronte di una ampia concentrazione lungo la fascia costiera (Fig. 7). I più numerosi sono ucraini (16,1%) e rumeni (15%), tra il 60% e il 70% donne, seguiti da albanesi (8,4%, il 56% uomini), marocchini (9,1%, il 64% uomini), nigeriani (7,6%, il 51% uomini) e ghanesi (4,5%, l’88% uomini).

Osservando le comunità locali, emerge tuttavia una geografia composita: in generale si registra una presenza straniera tra il 6% e il 10% nei comuni cintura, ma nel particolare è irrilevante a Maddaloni, Marcianise, San Felice a Cancello, dove oscilla tra il 2,4% e il 3,2% della popolazione residente; nelle aree interne intermedie si registrano 8 stranieri ogni 100 residenti. In cinque realtà si supera una incidenza del 10%, fra cui Castel Volturno (17,7%) e Mondragone (13%); seguono Cancello e Arnone e Roccaromana con il 10%; restano appena intorno al 3% Raviscanina, Gioia Sannitica e Sant’Angelo d’Alife (Fig. 7). I livelli di presenza straniera dei primi due comuni sopra citati sono di grande rilievo sia a livello nazionale che, soprattutto, nel Mezzogiorno. Considerando in modo congiunto la dimensione demografica assoluta e la quota di stranieri residenti sul totale della popolazione emerge come Castel Volturno sia il 66esimo comune italiano per maggiore presenza straniera e il secondo del Mezzogiorno dopo il partenopeo San Giuseppe Vesuviano (per la specializzazione nel campo dell’abbigliamento che lo rende ambito della comunità cinese). Mondragone si posiziona appena fuori dalle prime 100 a livello nazionale, quinto comune del Mezzogiorno. Si distingue il polo intercomunale Villa Literno, con l’11,6%. Buona parte è impiegata in agricoltura e nell’edilizia, molti sono irregolari e stanno finendo nelle fila della criminalità organizzata. Dall’altro lato della barricata si collocano i periferici dell’Area Interna “Alto Matese” che, con valori tra 0,2% e 1,4% (Fig. 7), si trovano sotto la 20a posizione tra i 200 comuni italiani con la minore presenza di stranieri. I valori mostrano una totale riluttanza a recarsi in località troppo isolate, con condizioni economiche modeste e tassi di occupazione pari al 33% sul totale residenti al 2022 (Formez 2022; https://dati.istat.it).

Per quel che riguarda l’origine degli stranieri residenti in provincia di Caserta, gli ucraini hanno una maggiore tendenza a collocarsi nei grandi comuni (oltre 1 su 5 proviene da Kiev e dintorni), in particolare a Caserta (1.281, per il 75% donne) e Aversa (883, per il 73,7% donne), dove si supera la quota del 30%. Analoga considerazione vale per i nigeriani concentrati a Castel Volturno (1.619; quasi 3 su 100 vengono da Lagos) insieme ai ghanesi (1.347). Mondragone ospita in prevalenza bulgari. Infine, una piccola presenza di indiani è distribuita nell’ambito delle fasce demografiche media e bassa, in particolare Cancello e Arnone, Grazzanise e Baia e Latina; cittadini dell’ex colonia britannica tra Capua, Maddaloni e Villa Literno.

6. Considerazioni finali

Sia pur con intensità variabile, i sistemi locali delle aree interne hanno tutti raggiunto un grado di invecchiamento che non garantisce un adeguato ricambio generazionale; molti di essi sembrano destinati, nel medio-lungo periodo, a un collasso demografico o, comunque, a una diminuzione della popolazione in età lavorativa, indotta a cercare nuove opportunità in altri contesti, con conseguente ulteriore riduzione delle capacità di sviluppo endogeno. L’indagine condotta sui trend demografici e sulle trasformazioni in corso nella provincia di Caserta conferma la necessità di porre attenzione all’osservazione dei diversi scenari locali (Russo Krauss, Matarazzo 2023), anche in ragione della consapevolezza di capacità intrinseche dei centri per nuovi possibili processi insediativi.

Nei territori soggetti a un intenso processo di invecchiamento e spopolamento, depressi da un punto di vista economico e produttivo, l’attenzione si sta spostando dai giovani e dalle famiglie agli anziani (Reynaud, Miccoli 2021) e si stanno portando avanti dibattiti su “resilienza” e “restanza” (Teti 2023) e su iniziative economiche, sociali e politiche, per recuperare e salvaguardare il patrimonio materiale e immateriale30. Nella letteratura si parla di strategie che guardano ai luoghi come luoghi di innovazione per nuove economie, secondo un paradigma collaborativo tra i vari centri che veda coinvolti gli stessi abitanti (Coppola, Sommella 1998, Lucatelli 2015; Albolino, Sommella 2019), rendendoli consapevoli che le loro realtà possono ancora rappresentare un laboratorio (Marchetti, Panunzi, Pazzagli 2017; Fiore, D’Andria 2019) dove sperimentare nuovi modelli economici e relazioni sociali e ambientali (De Rossi 2018). Il supporto di investimenti concreti e mirati (non più assistenzialismo come in passato) può contribuire a far superare il differenziale di sviluppo tecnologico, connessione e trasporto, e spezzare il legame tra spopolamento e invecchiamento (Reynaud, Miccoli 2021).

Questa percezione nasce da diversi fattori, tra cui da un lato la crisi delle città e delle pianure, e del modello di sviluppo da loro incarnato (De Rossi 2018), dall’altro le “economie combinatorie”, un mix tra agricoltura, allevamento, attività di trasformazione, commercio che le comunità rurali-montane interne (come l’“Alto Matese”) hanno costruito nel corso dei secoli, e che costituisce parte del loro patrimonio identitario, insieme a quelle porzioni di territorio risparmiato allo sfruttamento eccessivo e quindi fattore portante di equilibri ambientali e territoriali (Covino 2017). In queste realtà è presente un importante patrimonio naturalistico, protetto nel Parco Regionale del Matese e in parte in SIC e ZPS, dove è necessario investire in professioni specifiche. Nel PSR 2007-2013 si legge che agricoltura, allevamento e pascolo costituiscono un comparto strategico di presidio ambientale (ex CSR 2023-27). Nell’“Alto Matese” vi è la possibilità di operare in questi comparti, da affiancare al turismo (Prezioso 2017), attraverso percorsi di sviluppo dal basso capaci di promuovere forme di economia circolare e sviluppo sostenibile. Vi è la possibilità di una gestione collegiale dei servizi tra comuni di prossimità (Spagnoli 2022), anche quelli a ridosso del Lazio, più fertili da un punto di vista produttivo, per la presenza di itinerari e sentieri.

La provincia ha conservato nel complesso un saldo demografico sostanzialmente invariato più o meno positivo, grazie alla crescita dei comuni meridionali e del litorale domizio che sono andati a compensare il depopolamento della media valle del Volturno. Ma questo non toglie la necessità di operare anche in tali aree disturbate dallo sprawl urbano31, effetto dei processi di urbanizzazione, delocalizzazione e depolarizzazione produttiva e terziaria individuati, con interventi orientati al recupero del patrimonio ambientale e culturale, alla valorizzazione dei sistemi territoriali, per uno sviluppo più sostenibile (Bencardino 2017). Per preservare il loro ruolo di centri di riferimento (Covino 2017), si può puntare sul potenziale di ricomposizione sociale presente e pensare di coinvolgere i giovani residenti a investire nelle aree in via di spopolamento se non addirittura a trasferirvisi. In conclusione, si può affermare che, attraverso una reale e concreta collaborazione alle diverse scale partendo dal basso, “vuoti” e “pieni” possono bilanciarsi.

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1 Sono le aree caratterizzate da marginalizzazione e “capitale territoriale” sottosviluppato che, da un decennio, la Strategia Nazionale delle Aree Interne – SNAI, una politica innovativa di sviluppo e coesione territoriale, identifica e definisce in base alla distanza dai servizi pubblici essenziali, e cerca di individuare, rafforzandoli, i fattori in grado di ridurre i costi sociali della de-antropizzazione e le iniziative per una ripresa dello sviluppo economico e sociale (Barca, Lucatelli 2014). Gli obiettivi sono evidenziati nei documenti di programmazione della politica regionale per l’accesso ai fondi comunitari (programmazioneeconomica.gov.it).

2 Insieme a Napoli è caratterizzata dalla più alta percentuale di comuni con classe demografica tra 5mila e 20mila residenti: 45 (pari al 43,3%), Napoli 44 su 92. Tutta la zona costiera, dai confini con il Lazio fino al golfo di Salerno (esclusi Cellole e la penisola sorrentina), è connotata da centri con oltre 20mila residenti. Analoga ampiezza demografica nelle pianure casertana e nolana e nell’Agro Nocerino-Sarnese. Nelle zone interne e montuose delle province di Avellino, Benevento e Salerno e nell’alto casertano, invece, si concentrano i comuni con popolazione inferiore a 2mila residenti, con una presenza significativa di quelli con meno di mille (11 nel casertano) (Fig. 2).

3 Il fenomeno in Italia prese avvio dal secondo Ottocento, in conseguenza della transizione demografica, effetto delle modificazioni socio-economiche, con fuga dalle aree rurali e periferiche verso le città. Il ruolo attrattivo di queste ultime si rinforzò all’indomani del secondo conflitto mondiale, generando un ulteriore calo di popolazione che interessò prima le aree montane e collinari, poi di pianura, con conseguente aumento delle migrazioni interne e del già serio differenziale nord-sud (Dell’Agnese 1991). Tra gli anni Settanta e Ottanta del Novecento il decremento demografico subì ancora mutamenti, fino agli anni Novanta quando natalità e fecondità hanno mostrato valori sconfortanti a fronte di un allungamento della vita nelle età anziane e di un’immigrazione straniera in ascesa. In aree caratterizzate da economia stagnante e da geo-morfologia difficile (montuose e interne) continuano i processi di spopolamento, in misura maggiore nel Mezzogiorno (Reynaud, Miccoli 2021).

4 Nel 1861 si estendeva su 5.954,57 km2 (per 752.012 abitanti), una superfice troppo vasta in rapporto ai 17.978 km2 regionali e ai 1.005 km2 della provincia di Napoli. Comprendeva anche parte delle province di Benevento (istituita nel 1861), di Napoli (l’agro nolano perso durante il fascismo) e di Latina e Frosinone (nate nel Lazio tra il 1927 e il 1934). Lo stravolgimento, come precisò il Duce nel Discorso dell’Ascensione nel 1927, era stato pensato per una migliore ripartizione della popolazione e per favorire l’ampliamento delle province laziali e di Napoli, quindi per valorizzare città depresse che avevano perso popolazione e per avvicinare centri e periferie, oltre che per il controllo di aree ad alta intensità criminale. L’Alto Matese venne diviso, durante il fascismo, tra le province di Benevento e Campobasso (Pellicano 2004).

5 In parte anche in base alla classificazione dei comuni in Sistemi Territoriali di Sviluppo (STS) a dominanti territoriali del Piano Territoriale Regionale (PTR) (legge regionale 13/2008), per l’accesso ai fondi comunitari.

6 Tutti i dati statistici sono stati raccolti ed elaborati da dati.istat.it.

7 La varietà e vastità del tema e del territorio indagato, sui quali prosegue l’attività di ricerca, hanno indotto a operare una selezione di dati, informazioni e periodizzazioni nelle carte.

8 Il reticolo di canali costituisce il limite meridionale della Piana Campana, una depressione che si estende a nord di Napoli, tra il litorale domizio e la catena preappenninica, formata da sedimenti alluvionali, riconducibili al Volturno e agli stessi Regi Lagni (Ruocco 1965) che, complice anche il clima temperato, hanno favorito elevati livelli di produttività agricola e popolamento, sin dai tempi antichi. La Piana è stata agevolata anche dalla via Appia, a cui si deve un importante ruolo di riferimento per gli insediamenti che sono andati sviluppandosi lungo il suo tracciato (o in prossimità) e il prolungamento che interseca la Reggia di Caserta e prosegue per la Valle di Suessola: Teano, Francolise e Calvi Risorta, nuclei fortificati tra il Monti Massico e il Roccamonfina, costituiscono la sua porta di accesso insieme a Sessa Aurunca e Carinola, da cui dipartono percorsi alternativi. Seguono, Sparanise e, alle pendici dei Monti Trebulani, Pignataro Maggiore, Pastorano, Camigliano, Vitulazio e Bellona, che sono centri agricoli dediti al piccolo commercio e caratterizzati da edilizia modesta. Ancora Capua, su un’ansa del Volturno che, insieme ad Aversa, dagli anni Settanta, è punto di riferimento per i centri minori Santa Maria la Fossa e Grazzanise, nell’ambito del sistema economico-produttivo; così Santa Maria Capua Vetere lo è per i piccoli borghi rurali, con case a corte e strutturati sulla maglia centuriale (San Prisco, San Tammaro, Casapulla, Curti, Macerata Campania, Recale, Capodrise, Portico di Caserta, Casagiove), diventati un unicum fino a Caserta. Il capoluogo è, invece, raccordo, sull’asse di prolungamento, per San Nicola la Strada, Marcianise, San Marco Evangelista, Valle di Maddaloni; infine, Maddaloni è contatto per Cervino, Santa Maria a Vico, San Felice a Cancello, Arienzo (Ronza 2019), che vivono in simbiosi con la Piana per fattori di carattere ambientale e antropico (Manzi 1974).

9 Hanno determinato, in seno al contesto provinciale, una ripartizione in tre zone, che fu individuata negli anni Cinquanta nel Piano Regionale di Coordinamento: attiva (comprendeva Piano Campano Canapicolo, Piano Campano e costiera Volturno-Garigliano, con intensità agricola), intermedia (a media intensità agricola e difficoltà di insediamento, di alta collina), estensiva (interna, poco popolata, montana, accidentata) (Mazzetti 1966).

10 Emerge anche dalla densità che nel 1971 era 257 ab/km2.

11 Nell’arco di tempo considerato hanno conosciuto un incremento demografico le province costiere di Napoli, Salerno e soprattutto Caserta, un decremento quelle di Benevento e Avellino (dati.istat.it). Per approfondimenti sul tema e i contesti, e per un quadro delle caratteristiche di un fenomeno che ha radici storiche e che, in modalità e tempi differenti, persiste ancora oggi, si rimanda a: Compagna 1968; Manzi 1970; Filangieri 1980; Capodanno 1991; Dell’Agnese 1991; Talia 1996; De Matteis, Bonavero 1997; Livi Bacci 1999; Bencardino 2017; Reynaud, Miccoli 2021.

12 Il comune sorge tra i Regi Lagni e il Volturno, alla base dei Monti Tifata, centro di irradiazione di diverse strade di collegamento con Napoli e le principali città (tramite l’A1 e l’A30); ha agevoli collegamenti ferroviari con la valle del Volturno, la conca di Benevento, il Molise e la provincia pugliese di Foggia (Ruocco 1965). Sede di caserme, scuole militari, uffici della Pubblica Amministrazione e dipartimenti universitari, ha generato insieme a Santa Maria Capua Vetere, Marcianise, Capodrise, San Marco Evangelista e Maddaloni una sorta di triangolo urbano industriale-commerciale, una conurbazione comprendente i piccoli centri contermini (Pellicano 2006, 2014; Ronza 2019; Mauro, Pellicano 2022), da tempo a forte aumento (Santa Maria a Vico +63%, Santa Maria Capua Vetere + 2,8%, Marcianise + 35%, Capodrise +115%, San Marco Evangelista +73% e Maddaloni +16%) e concentrazione di popolazione (Figg. 3 e 4).

13 Questi centri (classificati come STS “Sistema Urbano Caserta e Antica Capua”) presentano, tuttavia, differenze: San Tammaro, Portico di Caserta, San Prisco, Casapulla, Capodrise, San Nicola la Strada, Recale e Santa Maria a Vico si contraddistinguono per incrementi progressivi di popolazione; Castel Morrone, Capua, Santa Maria la Fossa, Santa Maria Capua Vetere, Macerata Campania, Curti, Casagiove, Caserta, Marcianise, San Marco Evangelista, Maddaloni, Valle di Maddaloni, Cervino, San Felice a Cancello, Arienzo, da un decennio, stanno registrando un calo demografico. Carinola e Teano, anche per la posizione più decentrata, sono in recessione perpetua (- 20% dal 1971) (Fig. 4).

14 Coppola, 2004. Industrializzazione, commercio e servizi, concentrati su due assi Napoli-Caserta e Napoli-Basso Casertano, affondano le radici al Sette-Ottocento, quando vennero realizzati canapifici (Marigliano, Acerra, Marcianise, Maddaloni, Caserta, Santa Maria Capua Vetere, Succivo e Capua) e seterie (tra Nola, Aversa e San Leucio) (Macry, Villani 1990). La tradizione tessile e la localizzazione tra Caserta e Marcianise di importanti aziende (vetri Saint Gobain, elettroniche 3M Italiana e Sovirel Italiana, telefonica Face Standard, cemento Moccia), portarono nel 1964 nel Piano Regolatore del comune di Napoli, 18 comuni casertani per l’Area di Sviluppo Industriale di Napoli (Mazzetti 1966). Oggi si contano: i Distretti Industriali tessile “S. Agata dei Goti-Casapulla” e calzaturiero “Grumo Nevano, Aversa, Trentola Ducenta”, i Consorzi ASI Teverola, Carinaro, Gricignano e Marcianise-San Marco, il polo orafo di Marcianise, l’aeroporto di Grazzanise, l’interporto sud Europa, la centrale termoelettrica di Sparanise, i siti di stoccaggio delle ecoballe di Villa Literno, Orta di Atella e Santa Maria la Fossa (Bencardino 2017).

15 Abbraccia oltre al litorale domizio con la foce del Garigliano (STS “Sistema Costiero Litorale Domizio”), il vulcano di Roccamonfina (Bencardino 2017).

16 In questi centri, compreso Grazzanise, Santa Maria la Fossa (STS “Sistema Rurale Manifatturiero Pianura Interna Casertana”) e Castel Volturno, vi è forte presenza di aziende bufaline (CCIAA 2007).

17 Anche questa parte della Piana, che si allarga da Mondragone a Valle di Maddaloni e prosegue fino a Baia nel napoletano (123 centri), è stata interessata da fenomeni di suburbanizzazione (Bencardino 2017).

18 L’intero STS, che ospita il 3,4% di popolazione provinciale e comprende anche Caianello, Marzano Appio, Mignano Monte Lungo, Presenzano, Rocca d’Evandro, San Pietro Infine, è caratterizzato da intenso calo di popolazione (-21% dal 1971; dati.istat.it). Al suo interno si palesano, tuttavia, delle eccezioni con segno positivo.

19 Capriati a Volturno, Gallo Matese, Ciorlano, Fontegreca, Pratella, Prata Sannita, Letino, Ailano, Valle Agricola, Raviscanina, San Gregorio Matese, Sant’Angelo d’Alife, Alife, Piedimonte Matese, Castello del Matese, San Potito Sannitico, Gioia Sannitica. Corrisponde al STS “Sistema Naturalistico Matese”, in cui risiede il 4,1% della popolazione provinciale. Se dal 1971, in generale, ha registrato un - 8%, a livello di singoli comuni le perdite sono state consistenti come a Gallo Matese -61%, Ciorlano -52%, Valle Agricola -48%, San Gregorio Matese -33%.

20 Nel STS, che ospita il 5,5% di popolazione provinciale, ricadono anche Riardo, Pietramelara, Roccaromana, Baia e Latina, Calvi Risorta, Rocchetta e Croce, Giano Vetusto, Formicola, Liberi, Dragoni, Camigliano, Pontelatone, Castel di Sasso, Alvignano, Piana di Monte Verna, Caiazzo, Pietravairano, Vairano Patenora. Risultano più disastrati: Formicola (-36%), Ruviano, Rocchetta e Croce, Roccaromana, Piana di Monte Verna, Liberi, Giano Vetusto, Castel di Sasso (tra -30% e -15%) (Fig. 4).

21 In parte sono ascrivibili al distacco, avvenuto tra il 1973 e il 1975, di porzioni di territorio per l’istituzione di Cellole (da Sessa Aurunca), Falciano del Massico (da Carinola e da Mondragone) e Casapesenna (da San Cipriano d’Aversa) (Pellicano 2004). I comuni del STS “Sistema Naturalistico Matese” e del “Sistema Rurale Culturale Monte Maggiore”, dopo un aumento del 5% e del 7% nel primo periodo, hanno cominciato a registrare cali: -12% e -7% (valori positivi solo Alife, San Potito Sannitico, Pietramelara e Vairano Patenora); quelli del STS “Sistema Naturalistico Monte Santa Croce”, decrementi generalizzati che si sono rafforzati nel secondo periodo: -5% e -16%, con l’unico comune a bilancio positivo, Caianello. I comuni più centrali (STS “Sistema Rurale Manifatturiero Pianura Interna Casertana”) sono stati interessati prima da una vivacità demografica (+13%) e poi da un rallentamento (+2%), effetto dei cali di Falciano del Massico -18%, Carinola -16% e Pignataro Maggiore -11%, a fronte di un bilancio positivo di Vitulazio +44%, Bellona +23%, Pastorano +16% e Cancello e Arnone +13% (https://dati.istat.it).

22 I comuni dei STS “Sistema Urbano Caserta e Antica Capua” e “Sistema Urbano Industriale Aversano”, che assorbono il 39,3% e il 32% della popolazione provinciale, nei due periodi hanno registrato rispettivamente: +21 e +9%; +28% e +25% di residenti (dati.istat.it).

23 L’Agenzia, per individuare le varie aree, è partita da una lettura policentrica del territorio italiano, che è caratterizzato da una rete di comuni o aggregazioni di comuni (centri di offerta di servizi), attorno ai quali gravitano aree caratterizzate da diversi livelli di perifericità spaziale. La ripartizione è in aggiornamento continuo.

24 Rispettivamente: tra 27,7 e 40,9 minuti; tra 40,9 e 66,9; oltre 66,9 minuti, come stabilito dal Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (Cipess) nel 2022.

25 Separa i due STS “Sistema Urbano Caserta e Antica Capua” e “Sistema Urbano Industriale Aversano” (nel quale ricade), concentrati a sud della provincia, dalla fascia costiera, in particolare dal comune caratterizzato da boom demografico costante: Castel Volturno.

26 Bellona, Caiazzo, Capodrise, Capua, Carinaro, Casagiove, Casal di Principe, Casaluce, Casapesenna, Casapulla, Castel Morrone, Castel Volturno, Cervino, Cesa, Curti, Frignano, Gricignano d’Aversa, Lusciano, Macerata Campania, Maddaloni, Marcianise, Orta di Atella, Parete, Piana di Monte Verna, Pignataro Maggiore, Pontelatone, Portico di Caserta, Recale, San Cipriano d’Aversa, San Marcellino, San Marco Evangelista, San Nicola la Strada, San Prisco, San Tammaro, Santa Maria a Vico, Santa Maria Capua Vetere, Sant’Arpino, Succivo, Teverola, Trentola Ducenta, Valle di Maddaloni, Villa di Briano. Sono contrassegnati, nell’ultimo decennio, alcuni da spopolamento (Capua, Castel Morrone, Piana di Monte Verna, Pontelatone, San Pietro Infine), altri da crescita meno intensa, altri ancora da una fase espansiva (i centri del STS “Sistema Urbano Industriale Aversano”).

27 Alvignano, Arienzo, Baia e Latina, Caianello, Calvi Risorta, Camigliano, Cancello e Arnone, Carinola, Castel Campagnano, Castel di Sasso, Cellole, Conca della Campania, Falciano del Massico, Formicola, Francolise, Galluccio, Grazzanise, Liberi, Marzano Appio, Mondragone, Pastorano, Pietramelara, Pietravairano, Presenzano, Riardo, Ruviano, San Felice a Cancello, Santa Maria la Fossa, Sessa Aurunca, Sparanise, Teano, Tora e Piccilli, Vairano Patenora, Vitulazio. Sono comuni medio-piccoli (tra 792 e 8.086 ab), con le uniche eccezioni di Teano, San Felice a Cancello, Sessa Aurunca e Mondragone (> 10.000 ab) (Fig. 2).

28 La SNAI, lanciata nel 2012 dall’allora Ministro della Coesione Territoriale Fabrizio Barca a valere sui fondi comunitari 2014-2020, ha proposto un nuovo paradigma di progettazione e attuazione delle politiche di sviluppo economico di queste aree distanti dai centri di offerta dei servizi essenziali (istruzione, salute, mobilità). La nuova Programmazione 2021-2027 prevede l’accesso sia ai fondi comunitari (FESR, FSE e FEASR) che nazionali (Leggi di stabilità e di Bilancio, e altri) secondo un nuovo obiettivo strategico: l’Obiettivo di Policy 5 (OP5) – Un’ Europa più vicina ai cittadini, che riprende e valorizza l’approccio place based delle politiche strutturali, ripartendo dai bisogni dei territori espressione delle coalizioni locali (Ufficio Speciale per il Federalismo 2022; programmazioneeconomica.gov.it) e cercando di coinvolgere i residenti onde scoraggiarne la fuga, se non addirittura stimolare il trasferimento permanente di famiglie, per lo più giovani.

29 Questa situazione emerge anche dal saldo migratorio che risulta positivo per Castel Volturno (+769), Parete (197), Caserta e Lusciano (118), Mondragone 178, Trentola Ducenta (167) Villa Literno (165), Santa Maria Capua Vetere (144) (Fig. 7).

30 Emerge la prospettiva di precisi criteri in grado di prefigurare uno specifico protocollo di valutazione tecnico-economica, utile per la corretta selezione di efficaci progetti d’investimento. L’idea è quella di leggere la complessità del piccolo centro proprio in base a idonei criteri di analisi, così da cogliere le concrete ricadute che l’azione proposta può determinare sul territorio di riferimento (Nesticò, Morano, Sica 2018; Nesticò, Sica 2017).

31 Si tratta di un processo di diffusione o dispersione urbana che porta la citta a perdere i contorni, a sfrangiarsi, a diventare “porosa”, espandendosi in modo confuso e disordinato nelle aree agricole periferiche, con un edificato a bassa densità (villette mono o bifamiliari, capannoni industriali, ecc.) ed estremamente frammentato. Un’espansione “disallineata”, non connessa alle reali esigenze abitative o produttive, con spazi vuoti che indicano l’inefficienza nello sviluppo e mettono in luce le conseguenze della crescita incontrollata. Una “citta diffusa”, dispersa sotto il profilo ambientale e socio-economico (Bencardino 2017).

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