https://doi.org/10.36253/bsgi-7581

Mobilità e slitte trainate dai cani. Prodotto culturale, patrimonio o attrazione turistica?

Mobility and Dogsledding. Cultural and Heritage Products or Tourist Attractions?

Donatella Privitera

Dipartimento di Scienze della Formazione, Università di Catania, Italia

E-mail: donatella.privitera@unict.it

Abstract. The study examines the multifaceted nature of dog sled mobility, considering it both as a product of cultural heritage and a tourist attraction. Originating with Canada’s native population, the dog sled has played a fundamental role in shaping Arctic society and is historically documented in explorations like that of the renowned Captain Cook. Today, it has evolved from a survival necessity into a sustainable, slow, and gentle mode of mobility contributing to the co-creation of cultural and tourist knowledge about arctic landscapes. Additionally, it is recognized as one of the oldest and most extreme competitive sports. The article discusses how the dog sled appears as a cultural product, especially for those seeking to revive indigenous traditions, but its significance lies in its role as a tourist experience, particularly as part of nature-themed journeys in Arctic countries. In fact, dogsledding is also an example of a new “natureculture” that has no tourism purposes but is nevertheless supporting the development of tourism in arctic regions, highlighting the human-animal relationship. The research contributes to advancing the discourse on mobility and landscape studies, where there is a noticeable trend among travellers seeking active and engaging experiences in destinations, often embracing local traditions.

Keywords: human-animal interaction, Arctic landscapes, tourist attraction, qualitative analysis.

Riassunto. Lo studio esamina la natura poliedrica in quanto forma di mobilità della slitta trainata da cani, considerandola sia un prodotto del patrimonio culturale che un’attrazione turistica. Nata con la popolazione nativa del Canada, la slitta trainata da cani ha svolto un ruolo fondamentale nel plasmare la società artica, ed è storicamente testimoniata da esplorazioni come quella del noto capitano Cook. Oggi si è evoluta da una necessità di sopravvivenza a una modalità di mobilità sostenibile, lenta e dolce che aiuta la co-creazione della conoscenza turistica e culturale dei paesaggi artici. Inoltre, è riconosciuta come uno dei più antichi ed estremi sport competitivi. L’articolo discute di come la slitta trainata da cani appare come un prodotto culturale, soprattutto per coloro che cercano di far rivivere le tradizioni indigene ma rilevante è il ruolo quale esperienza turistica, in particolare come parte dei viaggi a tema natura nei paesi artici. Inoltre, lo studio esplora il concetto di “cultura della natura” evidenziando la relazione esseri umani-animali. Il contributo contribuisce all’avanzamento del dibattito sulla mobilità e gli studi sui paesaggi, dove è evidente la crescente tendenza dei viaggiatori a cercare esperienze attive e coinvolgenti nelle destinazioni, spesso abbracciando le tradizioni locali.

Parole chiave: interazione esseri umani-animali, paesaggi artici, attrazione turistica, analisi qualitativa.

Contents

1. Introduzione

2. Il contesto teorico: l’importanza della mobilità lenta e sostenibile, paesaggi, animali e natura

3. L’area di studio e l’indagine empirica

3.1. L’area studio

3.2. Note metodologiche

4. Sperimentando la slitta trainata dai cani

4.1. Il movimento lento celebra il paesaggio artico

4.2. I cani da slitta simbolo culturale delle destinazioni artiche?

4.3. Mobilità e passione per gli animali: la cultura della natura

5. Riflessioni e considerazioni finali

Riferimenti bibliografici

1. Introduzione

La slitta trainata da cani, o dogsledding, è stata inventata dai popoli nativi del Canada settentrionale e si è rapidamente diffusa nelle aree artiche, consentendo la mobilità delle popolazioni in zone remote. Molte foto storiche di viaggi quotidiani ed esplorazioni lo dimostrano. Oggi, la slitta trainata da cani non è più un elemento necessario della vita nelle regioni artiche1. È invece una forma di mobilità sostenibile che enfatizza la dimensione ecologica e la lentezza, promuovendo la co-creazione di conoscenza e comprensione dei luoghi e dei viaggi (Cisani, Rabbiosi 2023). La slitta in quanto mezzo di trasporto rientra tra le forme di mobilità pedonali e ciclabili, ovvero gli spostamenti per il piacere di muoversi, per le attività fisiche e per il tempo libero (Pucher, Buehler 2008).

La slitta trainata da cani è un’attività sportiva conosciuta come mushing, una disciplina invernale antica ed estrema. Esempi famosi sono la Finnmarksløpet in Norvegia; la Iditarod Trail Sled Dog Race in Alaska; la Yukon Quest in Canada e l’Alpirod in Italia. In queste competizioni, un musher guida una squadra di 8-12 cani, tra cui i più comuni sono il siberian husky, l’Alaskan malamute, il cane Samoyed, l’eschimese e la Laika. Queste tipologie di cani, con alta resistenza e con mantelli spessi, percorrono migliaia di chilometri con temperature rigide. Inoltre, la slitta trainata da cani è un prodotto culturale (Viken, Granås 2016) per chi desidera rivivere la tradizione in armonia con le culture ed identità dei popoli nativi, come il popolo Sami o i Chukchi, e fa parte del loro patrimonio identitario.

È noto che gli animali sono diventati icone e simboli di destinazioni in tutto il mondo (es. il canguro in Australia nella promozione del Paese ma anche i cavalli quali raffigurazioni di passeggiate in Toscana), e le attività essere umani-animali sono divenute una pratica integrata con la fruizione turistica. Infatti, le esperienze con gli animali sono un buon esempio di viaggio a tema sostenibile, e del successo dell’industria del turismo nei paesi a nord del mondo in ambienti “incontaminati” (Marjavaara et al. 2022; Schweiggart 2024; Hall et al. 2009). In particolare, la maggioranza dei visitatori che scelgono i paesi artici sono attratti da fenomeni naturali (come, per esempio, la ricerca dell’aurora boreale), ma sono presenti anche attività animal-based, come i safari con i cani da slitta e quelli con le renne (García-Rosell, Äijälä 2018).

Il dogsledding è anche un esempio di una “cultura della natura” che non ha scopi turistici, ovvero la preferenza per la vita all’aperto che caratterizza alcune culture nordiche, ma sta comunque sostenendo lo sviluppo del turismo nelle regioni artiche (Granås 2018). Tuttavia si sono ravvisate nel passato proteste delle comunità locali contro questa attività quale minaccia ai valori ambientali, alla perdita di attività economiche tradizionali e alla massiccia presenza di visitatori ed operatori “estranei” che contribuiscono ad erodere la tradizione rurale (Benjaminsen, Svarstad 2008). Dall’altro lato, il crescente desiderio dei visitatori di “sognare il paesaggio” delle destinazioni artiche fa sì che venga creata e co-creata ed offerta una vasta gamma di esperienze attive ed intrinseche legate ad aspetti culturali, dove la neve, il ghiaccio, il freddo e altre immagini legate all’ambiente “bianco” sono attributi centrali utilizzati per la denominazione, il branding, la promozione ovvero il place-making di tali destinazioni (Marjavaara et al. 2022). Addirittura, alcuni visitatori e residenti locali ne sono appassionati, come se fosse una sorta di tradizione locale (Rantala et al. 2019) dove si apprezzano i paesaggi come relazioni sinergiche tra le qualità dell’ambiente fisico, di quello costruito e dell’ambiente antropico (Aktürk, Dastgerdi 2021).

La cornice teorica dell’analisi qui presentata segue gli studi sulla mobilità insieme a quelli sul turismo sostenibile basato sulla natura e sulla consapevolezza ambientale, seguendo il concetto di transizione ecologica (Sørensen, Grindsted 2021; Meged, Holm 2022; Saarinen, Gill 2019), ed includendo gli aspetti sociali e culturali dei processi e delle trasformazioni della natura (Haraway 1991; Van der Ploeg 2018; Castree 2013; Demeritt 2002; Bonati et al. 2021).

Nello specifico, l’obiettivo del contributo è studiare la mobilità per mezzo delle slitte trainate dai cani, analizzando anche film sui paesaggi artici, per spiegare come la mobilità emerga attraverso gli incontri nei e tra i luoghi di vita dei paesaggi naturali. Lo studio esamina la natura poliedrica di questa attività, considerandola sia un prodotto del patrimonio culturale dei territori artici sia un’attrazione turistica sostenibile. Inoltre, vengono descritte le percezioni e sensazioni di un gruppo di turisti, dopo un viaggio in Lapponia finlandese nel marzo 2023, evidenziando le relazioni narrative, interattive e corporee nella costruzione della realtà vissuta durante l’esperienza del dogsledding.

Infine, questo studio esplora la relazione tra una specifica pratica di mobilità e il luogo in cui è ancora parzialmente presente, nonostante sia stata in parte sostituita da mezzi di trasporto più veloci e moderni (ad esempio le motoslitte). Lo studio dimostra che la centralità di questa pratica mette in risalto l’importanza delle attività turistiche nella creazione di destinazioni attrattive diventando un elemento di territorializzazione in alcuni contesti artici (Iaquinto 2020).

Il contributo è strutturato come segue: inizialmente, viene presentata una sintetica cornice teorica sulle mobilità lente e sostenibili, focalizzata sulla nozione di natura come costrutto sociale e culturale all’interno dei paesaggi. Successivamente, vengono descritti i metodi e le analisi qualitative applicate. La parte centrale si focalizza sui risultati dello studio, ovvero l’analisi delle interviste identificando gli elementi determinanti che caratterizzano la mobilità mista della slitta trainata dai cani: la combinazione dello scenario artico e della cultura-natura da cui deriva oggi la forza attrattiva di questa pratica. Infine, dopo opportune riflessioni si evidenziano i limiti e le implicazioni per ulteriori ricerche.

2. Il contesto teorico: l’importanza della mobilità lenta e sostenibile, paesaggi, animali e natura

“Il luogo risuona come un locus umano in cui tempo e spazio si fondono”: così il noto studioso Feld (2004) esprime l’emozione che può scaturire da un luogo associato ad un suono od alla sua vista che fanno risuonare la corporalità degli spazi e dei luoghi, quasi come un corso d’acqua che appare, scompare, scorre e quindi ha un proprio flusso vitale radicato in un determinato territorio. Partendo dai suoni e dalle immagini, questi elementi parlano di sé stessi, come il rumore del vento, il bianco della neve, il verde brillante degli alberi, il movimento degli animali, ecc. Questo porta all’esaltazione complessiva dell’elemento naturale, dove si riesce a creare, in particolare, un rapporto tra l’essere umano e gli animali, e tra gli animali stessi (Ulrich 1993). I legami di “amicizia” tra gli esseri umani e gli animali sono antichi, e anche i legami tra gli stessi animali possono essere definiti amicizia, soprattutto tra cani che hanno trascorso tempo insieme e condiviso numerosi momenti. Pertanto, l’uso del termine amicizia per gli animali sembra giustificato (Massen et al. 2010).

Osservando lo scenario, i paesaggi naturali sono immaginati come aree verdi, foreste, pianure, distese o colline/montagne innevate, che evocano la natura incontaminata e originaria, priva di interventi antropici, richiamando così la relazione fondamentale tra società e natura nell’interpretazione del paesaggio (Castiglioni 2022). Gli esseri umani sono attratti dal desiderio di svolgere attività, anche sportive, preferibilmente a stretto contatto con la natura, integrando stili di vita sani e cercando la purezza dell’aria, vista come l’antitesi dell’inquinamento urbano. Allo stesso tempo, la preferenza per la sostenibilità, intesa in senso ampio come interesse per un pianeta sano, dove i paesaggi possono rimanere intatti e la cultura può supportare la natura, sottolineando l’importanza ed il benessere delle comunità, non solo umane. Questi sono valori chiave per il raggiungimento della maggior parte degli obiettivi di sviluppo sostenibile, in particolare quelli legati all’ambiente (United Nation 2018).

Alla sostenibilità, si associano le attività rientranti nel turismo lento (e tutto ciò a cui riferisce), il quale rappresenta uno strumento per lo sviluppo responsabile di destinazioni remote e talvolta marginali, tra cui i territori slow: ovvero aree a bassa densità di popolazione, con un significativo contesto rurale, dove sono presenti patrimoni di risorse materiali e immateriali (Pavione et al. 2017).

Molti studiosi hanno affrontato il tema della mobilità lenta a cui spesso si associano esperienze quali attività come i cammini o il cicloturismo, in un’ottica di valorizzazione territoriale che esalti la componente, oltre che naturale, rurale, ed anche terapeutica dei territori (Gatrell 2013; Finlay 2015), e del benessere che può derivare dal camminare/passeggiare (anche con animali come i cani, i cavalli) o dal pedalare. Inoltre, l’idea di lentezza può trasformare la percezione e l’atteggiamento verso i luoghi e la natura, aumentando l’apprezzamento delle emozioni e il legame emotivo nella scoperta di nuove culture e località diverse (Varley, Semple 2015).

Dal punto di vista degli operatori specializzati, la pratica di attività turistiche con gli animali è un’opportunità anche per evidenziare l’aspetto educativo ed etico dell’esperienza con essi. Infatti, operatori turistici considerano questo un valore fondamentale ed aggiuntivo per aumentare la conoscenza dei luoghi ai visitatori (Rantala et al. 2019). Tuttavia, secondo le concettualizzazioni della nozione di natura come costruzione sociale (Castree, Braun 2006; Castree 2013; Cornut, Swyngedouw 2000), possono sorgere conflitti riguardanti il benessere degli animali a causa dell’uso economico delle aree naturali e delle entità che vi risiedono. Questo include ad esempio la mercificazione turistica dei paesaggi e dell’ambiente (Grindsted et al. 2023; Iannucci, Martellozzo, Randelli 2022), o gli zoo e il turismo dogsledding (Fennell 2013).

Il benesessere degli animali è una tematica ampia e rilevante negli studi animal geographies, dove gli animali stessi sono attori che producono relazioni, e il movimento, come fenomeno osservabile, permette di esplorare e comprendere la relazione tra animali umani e non umani (Buller 2012; Colombino, Palladino 2019).

Esaminando le dimensioni della mobilità nel contesto del paesaggio in cui si inserisce, è evidente che le relazioni tra paesaggio e mobilità sono molteplici (Cisani 2020). Oltre alla dimensione ecologica e sostenibile, caratterizzata da emissioni zero, la mobilità lenta acquisisce una dimensione esperienziale, percettiva e conoscitiva, oltre ad una dimensione strategica. Essa facilita l’accesso al paesaggio, ai beni culturali ed alle risorse ambientali in esso presenti, ed ha anche una dimensione turistica, sociale, politica e culturale legata al turismo lento. La mobilità è anche l’abilità di spostarsi tra differenti luoghi diversi, una condizione con scopi specifici che implica modernità, libertà, velocità ed estensione (Cresswell 2006). Tuttavia, è importante prestare attenzione alla dimensione culturale ed esperienziale, oltre a quella funzionale e formale, per evidenziare le influenze derivanti dalle pratiche differenti di mobilità e dai luoghi in cui esse si manifestano (Cisani 2020, 28).

A guardare infatti al paesaggio, esso è stato ampiamente studiato ed è carico di significati, caratteristiche, valori comunque in evoluzione, passando da qualità oggettive a dimensioni fisiche, culturali, visuali, e così via. I paesaggi non possono essere visti come entità naturali isolate o come mere costruzioni culturali. Ogni paesaggio è un prodotto di interazioni continue tra forze naturali e umane, evidenziando come le pratiche culturali influenzino e siano influenzate dalla natura. Questo concetto di natureculture, promosso dalla studiosa Haraway (1991), sfida la dicotomia tradizionale tra natura e cultura, promuovendo una visione integrata, interconnessa e complessa per descrivere la co-produzione di natura, società e mondo. Concetto attuale dove la reinvenzione della natura è “come un processo culturale cruciale per le persone che hanno bisogno e sperano di vivere in un mondo meno basato dalle dominazioni di razza, colonialismo, classe, genere” (Haraway 1991, 2). Di conseguenza, dobbiamo ripensare la natura per cambiare le relazioni sociali. In aggiunta, la concettualizzazione della socionature sottolinea che le realtà naturali e sociali sono inseparabili e co-evolvono attraverso processi storici, economici e politici (Cornut, Swyngedouw 2000, 5). Nel contesto del territorio, questo significa che essi, i paesaggi, sono modellati da forze sociali come la politica e le pratiche culturali, così come dalle dinamiche naturali, talvolta rendendoli terreno di cambiamento. Pettenati (2023) discute l’importanza del paesaggio come patrimonio e le varietà delle identità ad esso attribuite, e di quanto il paesaggio risulti fondato – su scala globale – nelle sue forme materiali, da quello che è il principale fenomeno ambientale, ovvero il riscaldamento della superficie terrestre e il conseguente cambiamento climatico. Pertanto, è impossibile non riflettere sugli effetti che queste trasformazioni hanno sui processi di creazione e vita del paesaggio quale patrimonio, in quanto ospita un ricco tessuto di biodiversità, processi ecologici e intricate relazioni tra le diverse specie, che spesso si basano sulla produzione di valori culturali tra società e paesaggio, con un contesto fisico inevitabilmente destinato a cambiare (Aktürk, Dastgerdi 2021). Il concetto di natura nei paesaggi, ovvero i cosiddetti paesaggi-natura, va oltre i confini convenzionali, includendo non solo spazi “verdi, bianchi e blu”, ma anche gli habitat della fauna selvatica e persino gli ecosistemi microbici nel suolo. Per comprendere appieno questo concetto, è fondamentale concentrarsi sull’indagine del processo relazionale di landscaping. In questo contesto, la performance dei paesaggi è significativa, ma è altrettanto importante riconoscere che fenomeni effimeri, in specifici luoghi e momenti, possono generare significati profondamente rilevanti. Questi fenomeni non solo suscitano potenti risposte affettive, ma contribuiscono anche a costituire elevati valori del patrimonio culturale attraverso processi umani di coinvolgimento verso e per ogni luogo (Atha 2020, 114).

Comprendere il ruolo della natura all’interno dei paesaggi, specialmente quelli culturali, è complesso nell’era attuale dell’Antropocene. In questa fase eccezionale, l’“effimerità” diventa un elemento intrinseco della temporalità del paesaggio. Tale “effimerità” è sempre più riconosciuta per le sue relazioni con le caratteristiche temporanee di valore, significato e impatto per le comunità umane nella salvaguardia del patrimonio. In questa contestualizzazione, emerge chiaramente l’intreccio tra natura e cultura.

Il paesaggio, una proiezione spaziale della visione antropocentrica del presente e del passato – riflette l’espressione umana e il successo o il fallimento delle sue azioni. Nonostante il ritorno al rewilding (Hawkins et al. 2022), il paesaggio suscita interesse ed attrazione anche quando gli impatti climatici indiretti limitano la mobilità e spingono gli esseri umani (e non) a spostarsi verso altri territori, riducendo la possibilità di praticare attività quali appunto quelle outdoors (Nilsson, Demiroglu 2024). Tuttavia, per le destinazioni turistiche, le attività outdoors, ovvero all’aria aperta, sono considerate una risorsa territoriale (Falaix 2012).

Il cambiamento climatico è diventato una questione cruciale che minaccia le imprese turistiche e il sostentamento degli operatori del turismo. L’aggravarsi dell’erosione costiera, la desertificazione, la diminuzione delle risorse idriche, lo scioglimento dei ghiacciai, la proliferazione di organismi e virus che alterano gli equilibri ecosistemici, e l’aumento di eventi estremi, incidono su paesaggi e luoghi sempre più vulnerabili e fragili. Questi possono sparire irreparabilmente, ma paradossalmente hanno alimentato flussi di turismo verso destinazioni “dell’ultima possibilità”, che può favorire atteggiamenti e comportamenti filantropici (Hehir et al. 2023).

Inoltre, quando riflettiamo sugli aspetti della relazione poliedrica tra paesaggio e cultura come filtrata dai media, come il cinema, occorre ricordare che i registi modellano le rappresentazioni del paesaggio, delle location, alla luce delle esigenze narrative piuttosto che rispondere ad interpretazioni letterali della realtà; oppure, a seconda del genere di film-making viene riciclata una raccolta stereotipata ma culturalmente risonante di paesaggi distopici, oppure paesaggi anonimi vengono rivalutati in luoghi specifici attraverso le “storie” che si intendono narrare con la pellicola. Nel complesso, è vero che, a volte, i paesaggi cinematografici possono rappresentare un contesto favorevole e affascinante per trasmettere la cultura popolare (Gold, Gold 2020).

3. L’area di studio e l’indagine empirica

3.1. L’area studio

La Lapponia è la patria del popolo indigeno Sami e rappresenta la regione più settentrionale della Finlandia con solo il 3,5% della popolazione finlandese ma circa il 30% della superficie totale del Paese (Regional Council of Lapland 2024). Trattasi della regione meno densamente popolata della Finlandia e una destinazione turistica in rapida crescita caratterizzata da paesaggi naturali, panorami cromatici, sentieri escursionistici con l’opportunità di avvistamento della fauna selvatica, come renne e alci, e formazioni geografiche singolari (Chen 2015). La Lapponia attrae turisti da tutto il mondo, in particolare nella stagione invernale tra dicembre e marzo quando le notti sono più lunghe, e considerato il limitato inquinamento luminoso è uno dei luoghi preferibili per osservare l’aurora boreale (nota come northern lights), per visitare la casa di Babbo Natale nella cittadina di Rovaniemi e per sperimentare l’ampia scelta di tour organizzati come safari in motoslitta o husky safari (Privitera 2021). Il turismo è una delle principali fonti di reddito per la regione lappone, contribuendo significativamente all’economia locale. A titolo indicativo, nel 2023 gli arrivi alle strutture ricettive registrate sono più di un milione e trecento (aumentati del 13% rispetto all’anno precedente) di cui il 51,3 per cento nazionale e il 48,7 per cento proveniente da paesi stranieri (www.visitory.io). Questi dati evidenziano l’importanza della Lapponia finlandese come destinazione turistica, non solo per le sue bellezze naturali e culturali, ma anche per il suo impatto positivo sull’economia locale e la crescente attenzione al turismo sostenibile. I servizi turistici basati sugli animali, come la slitta trainata dai cani e i tour in slitta con le renne, sono alcune delle attività più popolari tra i turisti internazionali quando visitano la Lapponia, infatti ci sono circa 4.000 cani e 750 renne che lavorano nel’industria del turismo generando un fatturato annuo di circa 15 milioni di euro (García-Rosell, Tallberg 2021, 108).

3.2. Note metodologiche

Lo studio ha utilizzato un mix di metodi qualitativi, combinando interviste semistrutturate a testimoni privilegiati, e conversazioni di gruppo a risposta aperta a soggetti coinvolti ed interessati all’esperienza dogsledding , anche denominato husky safari, nella Lapponia finlandese. Inoltre, il contributo si basa su osservazioni e riflessioni prodotte dall’autrice, la quale ha vissuto l’esperienza dell’evento studiato ed ha fatto parte della comunità locale nella città di Longyearbyen, nell’arcipelago delle Svalbard (Norvegia), per un breve periodo.

L’uso di metodi qualitativi nella ricerca è apparso utile poiché ha permesso di rendere accessibile il processo di ricerca, quasi come se fosse un racconto a voce dalle parole degli intervistati (Wilson, Hollinshead 2015). Nello specifico, i testimoni privilegiati sono stati una guida specializzata, un titolare di allevamento di husky e alcuni operatori turistici presenti nelle destinazioni dove si è attuata l’indagine sul campo, in particolare Svalbard Wildlife Expeditions, Lapland Sleddog Adventures e Safartica. Si è svolto più di un incontro con gli informatori per affinare le questioni degli aspetti della ricerca. Infine, per comprendere le esperienze di safari nella natura, le connessioni emotive con il contesto territoriale e l’esperienza attiva, compresa la percezione e le motivazioni per trasmettere messaggi di sostenibilità e comportamento dei partecipanti alle esperienze turistiche, sono state condotte ulteriori interviste semi-strutturate aperte e narrative con un gruppo di turisti di nazionalità italiana (n=15), e due gestori di strutture ricettive. Le interviste semistrutturate sono state condotte nel marzo 2023, nella Lapponia finlandese, utilizzando un questionario aperto, che ha consentito l’aggiunta di domande e l’elaborazione di argomenti specifici quali la conoscenza dell’esperienza, film o comunque dei paesaggi-natura legati al dogsleddings (Tab. 1). Quindi, ogni intervista poteva somigliare ad una conversazione (Bryman 2016). Tuttavia, grazie all’esperienza in atto ed alla profonda conoscenza della professione di guida autorizzata, esperto della cultura locale, della storia, del patrimonio e dei luoghi culturali più rilevanti dell’area, il testimone privilegiato - che chiameremo Jorge - ha condiviso esperienze vissute, ovvero dialoghi con i clienti sia prima, durante e dopo l’esperienza. Per ottenere una panoramica generale sulla percezione della mobilità, i compagni di viaggio una volta terminata l’esperienza hanno completato un questionario a risposta aperta su quattro argomenti: le motivazioni per scegliere quel particolare tipo di escursione e viaggio; sentimenti e percezioni sensoriali del movimento e del paesaggio osservato e vissuto; tipo di sensazioni e relazioni con gli animali; dettagli personali. Inoltre, per un processo di ricerca più approfondito sono stati visionati sul campo alcuni film con i turisti/compagni di viaggio e con i testimoni privilegiati (già conoscitori di tali film), utilizzandoli come una lente per studiare i luoghi e l’esperienza del dogsleddings (Portegies 2010). L’ordine in cui i film sono stati scelti è tematico piuttosto che cronologico (Toivanen 2021), perché ciò che conta non è la storia, il genere in sé, ma le prospettive sulla mobilità ed il contesto territoriale, nonché l’appropriazione di elementi della cultura popolare e di idee e simboli culturalmente intrinseci delle regioni artiche (Waade 2020, 39). I film visionati ed analizzati sono Esquimaux Village (1901), Alaska’s Great Race – The Susan Butcher Story (1985), Call of the Wild (2009) e Snow Dogs (2006). Lo scambio di riflessioni tra i partecipanti alla visione ha suggerito che i film possono influenzare la percezione dell’esperienza dogsledding ed il vissuto dei territori/paesaggi osservati.

Tabella 1. I dettagli dei profili degli intervistati e le domande guida. Fonte: elaborazione dell’autrice.
Abbreviazione intervistati Profilo dei partecipanti Genere Età
G1 Guida specializzata Maschile 27
R1=3 Responsabile Operatore Turistico Maschile 40-45
R2=1 Responsabile allevamento Maschile 35-40
H1=1 Responsabile struttura ricettiva Femminile 45-50
H2=1 Responsabile struttura ricettiva Maschile 50-55
T1=2 Turista Femminile 20-22
T2=3 Turista Maschile 28-32
T3=4 Turista Maschile 50-55
T4=4 Turista Femminile 55-60
T5=2 Turista Maschile 22-25
Domande guida rivolte ai turisti/compagni di viaggio
Quali aggettivi per descrivere la tua esperienza dogsledding?
La tua conoscenza del territorio può essere stata influenzata dalla precedente visione di film sull’argomento?
Quale immagine del paesaggio è emersa dall’esperienza?
Perché hai scelto questa escursione e il viaggio in Lapponia?
Quanto ha influito e come hai percepito il lento movimento della slitta nella tua esperienza dogsledding?
Hai cercato un contatto con gli animali da slitta?
Dogsleddding è una rappresentazione della natura?

4. Sperimentando la slitta trainata dai cani

I risultati delle interviste hanno consentito di estrapolare tre principali sfere narrative, corrispondenti ognuna in linea di massima ai risultati dell’indagine empirica: l’apprezzamento e la percezione degli elementi “naturali” del paesaggio artico che scaturiscono dal movimento della slitta; il movimento della slitta abbinato alla presenza dei cani è simbolo di storia e cultura di generazioni passate e identità di popoli dove la funzione del safari è anche di attrazione turistica; la relazione esseri umani-cani viene enfatizzata dagli attori locali per innalzare e glorificare la cultura e conservazione della natura insieme al fondamento di processi storici ed etici nei confronti degli animali.

4.1. Il movimento lento celebra il paesaggio artico

La necessità di disconnettersi dalle pressioni quotidiane legate al vivere nei centri urbani, insieme al desiderio di condurre una vita sana ed equilibrata, ha spinto la ricerca di nuove esperienze turistiche e conoscitive da una prospettiva multisensoriale. Questo implica cercare un maggiore contatto con la natura, il silenzio, il benessere interiore e l’apprezzamento delle destinazioni e degli elementi caratterizzanti e presenti in natura. I luoghi naturali offrono scenari non usuali ed allo stesso tempo originali (MacKerron, Mourato 2013), che si ritiene possano portare benefici per la salute e il benessere, come una terapia per i problemi inconsci (Bowler et al. 2010). Inoltre, offrono la possibilità di sviluppare un legame più intimo con la natura grazie alla vicinanza/relazione con animali e piante. D’altro canto, l’assenza o la limitazione delle esperienze nella natura contrasta con i bisogni umani fondamentali, poiché il contatto con essa è essenziale per il benessere dell’uomo. Trascorrere del tempo all’aperto e vivere in aree naturali migliora la salute fisica e mentale delle persone (Hartig, Mitchell, de Frumkin 2014). Si tratta di contesti in cui emerge una forte connessione tra l’esperienza dello spostamento e il senso di benessere che ne deriva. Il protagonista dell’esperienza è il paesaggio invernale artico “incontaminato”, e si pone quindi la domanda se la preferenza riguardi le qualità distintive di questo paesaggio, che si intrecciano con l’esperienza del movimento, o se, al contrario, i trasporti stessi siano la componente centrale dell’esperienza turistica (Rhoden, Kaaristo 2020). Queste questioni, brevemente inserite nel questionario, hanno trovato risposta nei dialoghi e nelle narrazioni dei partecipanti all’esperienza husky safari.

Le bianche distese con gli alberi innevati mi hanno evocato un’immagine di purezza e immensità che mi ha tolto il fiato. L’aria fredda in viso, interrotta dal fruscio del vento tra i cristalli di neve sopra gli alberi mi ha avvolta, creandomi come un senso di pace, calma e tranquillità (T4) (Fig. 1).

Figura 1. La calma in movimento. Fonte: Fotografia dell’autrice. Levi, Finlandia, marzo 2023.

Allo stesso tempo, l’interazione con gli elementi naturali ha dimostrato di incoraggiare un atteggiamento positivo nei confronti della natura nel suo complesso, anche solo ad esempio, attraverso attività di giardinaggio, o visite ai parchi ma molto dipende anche dall’empatia ovvero sensibilità nell’interazione essere umani-animali (Fennel 2023). Dopo tutto, il senso della vista è solo uno dei sensi del corpo attraverso il quale i turisti sperimentano la natura e gli elementi costruiti intorno ad essa.

Una miscela divertente di adrenalina e tranquillità… un’esperienza particolare, dove la sicurezza dei cani di andare avanti mi ha permesso anche di osservare ed ascoltare la bellezza selvaggia della natura (T2).

Come riscontro positivo agli approcci di concettualizzazione in merito alla “conservazione” della natura, una maggiore considerazione delle forme di vita non umane può tradursi in una migliore gestione ed apprezzamento ambientale (Maller, Mumaw, Cooke 2019). Allo stesso tempo, l’attività può trasmettere stupore e/o emozioni derivanti da un’esperienza diversa, in cui anche i suoni del silenzio, del vento e della slitta che scivola sulla neve sono stati identificati come elementi caratterizzanti del safari (Fesenko, García-Rosell 2019).

4.2. I cani da slitta simbolo culturale delle destinazioni artiche?

Studiare i contesti cinematografici permette di avere informazioni sui luoghi come vengono vissuti dagli spettatori, sollevando questioni su come i film descrivono, raccontano e dipingono il senso del luogo (Portegies 2010), considerato che le pellicole cinematografiche alimentano la relazione con il turismo, le località e le destinazioni descritte (Beeton 2005). Attingendo dalla visione del film comico Snow Dogs (2002), durante un breve incontro quasi fosse un focus group con i partecipanti all’esperienza, sembrava essere tutti d’accordo sul fatto che fosse certamente una pellicola divertente ma piuttosto un simbolismo alla cultura dei bianchi paesaggi naturali con Nana, Diesel, Sniff, Yodel, Scooper, Mack, Duchess, e Demon, i cani protagonisti-insegnanti del cittadino arrivato in Alaska da Miami. Riflessioni sul ragionamento dietro questa affermazione e sulle caratteristiche di quello che sarebbe una realtà sul safari husky hanno portato ad una conclusione:

vedere i cani imbrigliati e legati alle slitte che abbaiavano in modo tumultuoso ed eccitato, all’inizio mi ha lasciato perplesso, ma una volta partiti – tirando la slitta – si sono calmati, evidenziando la loro spinta concentrata in avanti sulla neve…ho apprezzato la bellezza del movimento naturale e della loro forza come nelle poche immagini del video in bianco e nero Esquimaux Village (T3)

D’altronde la guida Jorge ha confermato l’importanza e la compagnia che i cani offrono nel presente ricordando il passato:

il conforto ed il supporto di essere con i miei cani quando sei fuori da solo è fondamentale, sei immerso nel silenzio e nel bianco della natura, con il vento alle spalle, è come fare un salto indietro nel tempo ai racconti di mio nonno (G1).

Quasi come la condivisione di una relazione non definita ma simbolica:

quando hai una lunga strada da percorrere su una slitta, può essere un duro lavoro, ma con i cani fai parte di una squadra che ti accompagna sulla strada, in realtà di tutta la vita, e loro stessi sono amici fedeli e riconoscenti (G1).

La relazione di amicizia tra esseri umani-animali si conferma dal fatto che molti residenti locali adottano i cani, in particolare quando non vengono più usati come cani da slitta dagli operatori turistici.

La natura selvaggia cruda e avvincente insieme alla luce generata dalla neve è un aspetto che mi piace; e poi l’idea di essere qui, a guidare una slitta a -9°, mi fa sentire come Susan Butcher… la famosa musher donna, la prima a vincere l’Iditarod tre anni consecutivi (T1).

L’esplosione del coinvolgimento delle donne negli sport canini competitivi è ormai di vecchia data se consideriamo che appunto la nota Butcher (1954 –2006) partecipò per la prima volta nel 1978 alla famosa gara estrema Iditarod Trail Sled Dog Race in Alaska. La visione del film Alaska’s Great Race – The Susan Butcher Story (1985) ha reso noto aspetti sconosciuti sia del carattere di tale donna sia la correlazione tra il dominio delle donne in questi eventi e le relazioni con gli animali, tenendo conto anche della dimensione etica e dei diritti di queste creature non umane. In secondo luogo, risalta la motivazione principale per le donne che partecipano agli sport, ovvero il desiderio di creare una relazione in cui l’altro non umano condivide le loro preferenze sportive, principalmente il desiderio di interazione, di superamento della solitudine, la volontà di giocare insieme (Wlodarczyk 2016), di sentirsi attivi e principalmente di essere una squadra mostrando cura verso i propri animali. Allo stesso tempo, forte ed evidente è il senso di libertà nella natura da condividere con gli animali:

In Norvegia, abbiamo questa parola che si chiama “friluftsliv”, che significa “vita in aria libera”, per noi il trasporto non motorizzato è importante con l’aiuto di cani energici ma è anche il piacere di avere la compagnia dei cani in luoghi altrimenti solitari (R1).

I cani da slitta rappresentano un patrimonio culturale della comunità locale, rafforzando l’identità collettiva e il legame con i luoghi storici del passato. Questa identità si esprime anche attraverso lo sport (Jæger, Viken 2014).

4.3. Mobilità e passione per gli animali: la cultura della natura

Per molte persone, avere un cane è un modo essenziale per vivere la vita. Le attività esperienziali che vendiamo come l’escursionismo estivo, la mountain bike, la slitta invernale e quella estiva, sono apprezzate maggiormente se realizzate con i cani (H1).

Rivestono un’importanza primaria i legami sociali e le emozioni condivise tra i cani e gli esseri umani, come i loro proprietari e clienti. L’etica della cura verso questi animali è fondamentale, sebbene si manifesti in gradi diversi di applicazione pratica (García-Rosell, Tallberg 2021, 115). Questi legami non solo rafforzano il benessere degli animali, ma contribuiscono anche al consolidamento delle relazioni sociali all’interno della comunità. Inoltre, l’attenzione etica nei confronti dei cani da slitta riflette valori culturali più ampi, evidenziando l’interconnessione tra benessere animale, identità comunitaria e pratiche sportive tradizionali (Figure 2-3).

Figure 2-3. L’importanza del movimento e la cultura per la natura. Fonte: Foto dell’autrice. Levi, Finlandia, marzo 2023; Isole Svalbard, agosto 2023.

Il responsabile dell’allevamento (R2) narrando e descrivendo i suoi cani:

loro sono tutta la mia vita, mentalmente, fisicamente, tutto. Soprattutto ora che sta diventando buio per l’inverno boreale. Ma prima di poterti trasformare in un “husky umano”, devi conoscere e vivere con gli husky.

Ecco che risulta fondamentale che i visitatori partecipino all’intero processo dell’esperienza turistica per comprendere al meglio il concetto di “cultura della natura” (Storey 2024). Molti studiosi concordano sul fatto che le concezioni della natura sono socialmente costruite, che variano in base alle determinazioni culturali e storiche (Descola, Pálsson 1996). Racconta una turista adulta (T4):

Quando sono arrivata dai cani il giorno del safari, avevo indossato un’enorme tuta per il freddo sopra i miei vestiti, così come guanti, stivali e occhiali. All’inizio non ero a mio agio. Nel girarmi attorno nel campo base ho notato che i cani erano tanti ed ognuno di essi aveva una casa in legno, non troppo piccola, con i loro nomi affissi vicino alla porta. Ho salutato Camo, Molly, Jord, tra molti altri (Figure 4-5).

Figure 4-5. Incontrare e lasciare Pamela, Aino e Camo. Fonte: foto dell’autrice. Levi, Finlandia, 2023.

Incontrare i cani prima di iniziare l’escursione è fondamentale, perché essi hanno bisogno di sentirsi motivati: “vogliono correre, ma hanno anche bisogno di sentire che lo fanno per uno scopo”, ha raccontato la guida (G1). 4

Inoltre, la posizione di ogni cane nella squadra cambia ogni giorno. I cani posti alla fine della squadra assegnata alla slitta da trainare fanno il lavoro più pesante, ma i cani davanti hanno il compito di guidarla. Questi cambiamenti garantiscono che nessun cane sia gravato ogni volta dello stesso pesante incarico (R2).

I visitatori devono rispettare i cani che li trasportano, generando così un movimento sia nello spazio sia nella sfera emotiva (Fig. 6). Parallelamente, gli allevatori devono dimostrare e garantire un trattamento etico degli animali durante il lavoro, comprese le implicazioni per entrambi, sia i lavoratori umani che quelli non umani (García-Rosell, Hancock 2022). Continua la guida:

Figura 6. La conoscenza e la relazione con i cani. Fonte: foto dell’autrice. Isole Svalbard, 2023.

Una delle sensazioni più gratificanti è quando cambiano idea le persone che hanno paura dei cani. Ciò significa che siamo riusciti a ottenere una relazione tra l’ospite e il cane. E questa è l’unica cosa importante in esperienze simili (G1).

L’husky safari dura circa 45 minuti, offrendo ai visitatori un’esperienza coinvolgente e memorabile. Al termine del tour, i visitatori sono invitati a nutrire i cani ed a riportarli nei loro recinti. I cani sono trattati con amore e dedizione, rispettando la loro indole ed i loro bisogni. Successivamente, attorno ad un fuoco all’aperto, i visitatori possono gustare una cioccolata calda mentre coccolano i cani, quelli non troppo stanchi. Questa esperienza permette un’interazione autentica e affettuosa con gli animali, arricchendo ulteriormente il legame tra i visitatori e i cani da slitta.

In effetti, la parte più difficile del viaggio di ritorno, mentre il cielo si ingrigiva con il luccichio del sole che ormai era quasi sparito, è stata la certezza che avremmo lasciato Pamela, Aino e Camo (T4).

5. Riflessioni e considerazioni finali

Il turismo è oggi parte integrante della Lapponia. È così che la maggior parte delle relazioni umane con i suoi paesaggi, con gli elementi naturali, con la fauna e i suoi prodotti culturali sono una realtà che genera valore da più punti di vista. Il valore della pratica del dogsledding nella dimensione turistica e culturale dei territori artici evidenzia un potenziale asset per una fruizione turistica sostenibile – più sostenibile di altre pratiche invasive – nel quadro di aree fragili dal punto di vista naturale. Questa forma di mobilità originaria - oggi diventata un prodotto attrattivo nell’ambito del turismo sostenibile - favorisce lo sviluppo locale, l’economia circolare e la tutela dell’ambiente, contribuendo alla valorizzazione delle risorse del territorio ivi compresi le implicazioni positive nei confronti degli animali coinvolti. La scelta sempre più evidente da parte dei visitatori dell’escursione safari husky crea un indotto anche per molte altre attività, dalla richiesta di alloggi alla ristorazione, alla scoperta di esperienze culturali e naturali, rendendo vitalità e sviluppo alle aree remote quali quelle artiche.

I cani da slitta o meglio la mobilità che essi permettono, rappresentano un patrimonio fondamentale e originario dell’identità dei popoli artici. Questa pratica è considerata una risorsa legata al turismo, uno sport, una rappresentazione simbolica o un segno distintivo di una comunità territoriale, direttamente collegata alla memoria sociale collettiva. Essa rappresenta il legame tra passato e presente, un insieme di significati, tradizioni, comportamenti e atteggiamenti necessari per comprendere il presente e garantire la continuità storica. I cani da slitta, dunque, rappresentano elementi del passato di una comunità che, combinando conservazione e innovazione nelle attività turistiche, dinamismo e creazione di nuove conoscenze sui luoghi, creano un significato sociale che genera e riproduce identità nella contemporaneità.

Inoltre, questa attività contribuisce alla promozione della cultura e delle tradizioni locali. Infatti crea una connessione culturale in quanto l’apprezzamento del paesaggio diventa anche un viaggio attraverso la storia e le abitudini di queste comunità, arricchendo l’esperienza turistica di un significato culturale profondo.

Altro aspetto è l’importanza degli elementi della natura, ovvero una motivazione da parte di visitatori e turisti a scegliere l’esperienza è l’esaltazione della relazione con i cani, in quanto rappresentanti della natura, relazione che riflette le percezioni, i valori e le connessioni emozionali con il mondo naturale nel suo complesso. Esplorare questa interconnessione fornisce una comprensione approfondita della complessità delle relazioni umane con l’ambiente naturale circostante remoto ed “incontaminato”. Infatti, questo tipo di esperienza consente di apprezzare la bellezza del paesaggio artico in modo diretto e autentico. La silenziosità del mezzo di trasporto permette di godere ed apprezzare appieno dei suoni e dei colori naturali, aumentando la connessione emotiva con la natura dove la tranquillità e la vastità del paesaggio possono favorire momenti di riflessione e introspezione. A queste implicazioni si associa il rispetto dell’ambiente. L’uso dei cani da slitta, rispetto ad altri mezzi di trasporto motorizzati, ha un impatto ambientale ridotto. Questo favorisce una maggiore consapevolezza e apprezzamento dell’ecosistema locale, promuovendo il turismo sostenibile ed appunto il rispetto per la natura. Le guide che accompagnano i turisti nel husky safari condividono informazioni sulla flora, la fauna e la geografia del territorio. Questo non solo arricchisce l’esperienza ma educa anche i visitatori sull’importanza della conservazione dell’ambiente naturale.

L’esplorazione sul campo ha consentito di comprendere quanto l’esperienza dogsledding possa essere utile ed attrattiva ai fini della conoscenza cultura-natura sebbene il risultato non sia automatico e potrebbe risultare una forma di “mercificazione” meramente turistica. Per questo motivo, sarebbe utile che a questa analisi potrebbero essere associati ed indagati altri aspetti, come la socialità e la formazione con gli animali, il benessere degli animali utilizzati come attrazione turistica, e l’approfondimento della conoscenza di queste attività come pratica sportiva. Inoltre, si potrebbe attuare un confronto con altre attività di trasporto turistico che coinvolgono diversi tipi di animali locali, come le renne, o con mezzi quale la motoslitta (snowmobile safari), che è diventata un mezzo di trasporto alternativo per un safari “avventuroso ed estremo”. Questo confronto potrebbe ampliare l’analisi e comprendere ulteriormente lo sviluppo del turismo in questi paesaggi e territori. Così facendo, si potrebbe realizzare un’analisi globale e variegata delle esperienze dei turisti, permettendo una visione completa di un modello esperienziale di turismo dei trasporti centrato sugli animali.

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1 Attualmente l’area artica è considerata come una regione che include i territori settentrionali degli otto Stati membri, Canada, Danimarca (Greenland), Russia, Stati Uniti (Alaska), Islanda, Norvegia, Svezia e Finlandia. Spesso si fa riferimento alla popolazione artica come un’entità omogenea ma con capacità di agire e mettersi in scena come singoli stati-nazione-popoli (Hansson, Ryall 2017).

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