https://doi.org/10.36253/bsgi-7583
Ipotesi di turismo lento nelle aree interne. Note da un laboratorio partecipativo nei Monti Frentani
Hypothesis of Slow Tourism in Inner Areas. Notes From a Participatory Laboratory in the Frentani Mountains
1 Dipartimento di Metodi e Modelli per l’Economia, il Territorio e la Finanza, Sapienza Università di Roma, Italia
2 Dipartimento di Bioscienze e Territorio, Università degli Studi del Molise, Italia
3 Dipartimento di Lingue e Letterature, Comunicazione, Formazione e Società, Università degli Studi di Udine, Italia
E-mail: adriana.contipuorger@uniroma1.it; marco.petrella@unimol.it; francesco.visentin@uniud.it
Abstract. The contribution fits into the context of the research of PRIN MIND - The Mountains within the Mountains - Narratives, dynamics and development paths in the Italian mountains: new readings. In this context, the unit of the University of Rome, one of the 5 research units into which the PRIN is divided, has activated participatory laboratories in the Apennine context with the aim of analyzing and assisting, with qualified local development operators, the implementation of ‘project community’ experiences, which define a collective and collaborative operating mode. In June 2023 the Roman unit with the Maiella Verde LAG participated in the experiential phase of the Laboratory in the Frentani Mountains, encouraging meetings between researchers, development actors, communities and places. The aim of the paper is to analyse the idea to build some cycle paths in the Frentani Mountains as a tool of development. This strategy would like to be an instrument to prevent the depopulation, the marginality and the fragility of the inner area through the connection between agriculture and tourism. For doing this we present a field work activity, conducted by e-bike along one of the projected itineraries, in three phases: a) an in-depth analysis of the context, b) a critical observation of the pretended practice of landscape through the design/ideation of a slow mobility routes involving strategies of participation and transformation of the landscape and mobility, c) Using our experience we tried to discuss the possible relationship between sustainable tourism purposes and everyday life in inner areas. The analysis of this development strategy leaves some open questions in relation to the development models. The paradigm through which the ‘project communities’ are imagined and implemented should be put in relation to the new dynamics that seek to respond to new needs dictated by climate change, economic/pandemic crises and technological innovation.
Keywords: cultural landscape, local development, governance, middle mountains.
Riassunto. Il contributo si inserisce nel contesto delle ricerche del PRIN MIND - Le Montagne dentro la Montagna- Narrazioni, dinamiche e percorsi di sviluppo nella montagna italiana: nuove letture. In questo quadro l’unità operativa di Roma, uno dei cinque gruppi di ricerca in cui è articolato il PRIN, ha attivato dei laboratori partecipativi in contesto appenninico con l’intento di analizzare e coadiuvare, con gli operatori qualificati dello sviluppo locale, l’implementazione delle “comunità di progetto”, che definiscono una modalità operativa collettiva e collaborativa. A giugno 2023 l’unità romana con il GAL Maiella Verde è stata compartecipe della fase esperienziale del Laboratorio nei Monti Frentani, favorendo l’incontro tra ricercatori, attori dello sviluppo, comunità e luoghi. Lo scopo del presente contributo è quello di analizzare le attività svolte in merito all’ideazione di percorsi ciclabili ed escursionistici nei Monti Frentani quale proposta di sviluppo nell’area del Medio-Alto Vastese da parte del GAL locale. Tale strategia vuole rispondere ai temi dello spopolamento, della marginalità e della fragilità del contesto attraverso l’integrazione tra attività agricole e turismo. Abbiamo idealmente ripercorso uno degli esperimenti, caratterizzato dall’uso delle e-bike, strutturando l’analisi in tre fasi: a) l’approfondimento del contesto, b) l’osservazione della pratica della costruzione/trasformazione del paesaggio attraverso l’ideazione/strutturazione di percorsi di mobilità lenta coinvolgendo strategie di partecipazione e trasformazione del paesaggio e delle mobilità, c) il particolare punto di osservazione del campione di turisti accademici nell’esplicitazione del paesaggio percepito e delle possibili relazioni tra sostenibilità e quotidianità in un’area marginale. L’analisi di questa strategia lascia aperte alcune questioni in relazione ai modelli di sviluppo proposti. Il paradigma attraverso il quale sono immaginate le “comunità di progetto” andrebbe messo in relazione con le nuove dinamiche che cercano di rispondere a delle nuove necessità dettate dai cambiamenti climatici, dalle crisi economiche/pandemiche e dall’innovazione tecnologica.
Parole chiave: paesaggio culturale, sviluppo locale, governance, montagne di mezzo.
Contents
2. Paesaggio montano, governance e sguardi dissonanti
4. Dalla “comunità di progetto” al laboratorio partecipativo: la ricerca in movimento
5. Riflessioni dal Laboratorio partecipativo “Destinazione Monti Frentani”
1. Introduzione
Il lavoro muove i suoi passi dal Progetto PRIN “MIND1 – Le Montagne dentro la Montagna. Narrazioni, dinamiche e percorsi di sviluppo nella montagna italiana: nuove letture”. In termini generali, l’attività di ricerca focalizza l’attenzione sulla centralità/marginalità dei territori montani italiani per studiare e analizzare le dinamiche ambientali-economiche e socioculturali con un approccio sincronico dei processi in atto. Le terre alte, in linea con quanto sottolineato nel documento ‘Per una nuova centralità della montagna’, noto come Manifesto di Camaldoli (2019), sono lette sempre più come luogo privilegiato e anticipatore di dinamiche e processi che, alle diverse scale geografiche, evidenziano modelli di territorializzazione e politiche che puntano al superamento delle disparità di sviluppo (De Rossi 2018; Meini 2018; Varotto 2020).
In questo ambito le Università di Roma Tor Vergata e Sapienza Università di Roma hanno avviato una collaborazione con il Gruppo di Azione Locale (GAL) abruzzese Maiella Verde nel tentativo di individuare alcune linee di sviluppo locale nel territorio dei Monti Frentani. Questo territorio, che potremmo identificare come montagna di mezzo (Varotto 2020), è stato ed è tuttora oggetto di progetti e interventi di sostegno finalizzati a tutelare e sviluppare tali aree per far fronte a condizioni di svantaggio economico, infrastrutturale e sociale. Non è solo la consapevolezza dell’economicità del presidio dei territori montani a dirigere, nel corso degli anni, gli interventi contro il diffuso fenomeno dello spopolamento, ma il timore di perdere modalità insediative che hanno generato degli effetti di territorializzazione specifici. Da questa consapevolezza si dipanano le questioni sul ‘desiderio di paesaggio’ (Raffestin 2005) e le riflessioni sulla sua natura di bene pubblico ed elemento culturale (Turco 2002; Pettenati 2023). Come ha sottolineato Harvey, si registra “a parallel endeavour of academic, policy and popular inquiry that explores the significance of landscape and heritage as meaningful categories of an emergent and processual nature” (Harvey 2015, 911). Tale impostazione si contrappone a “uno sguardo utilitario, che non riesce a diventare contemplativo” (Raffestin 2005, 29).
Il presente articolo, dunque, si struttura su due piani. Uno è quello applicativo/esperienziale in cui il mondo accademico si è relazionato con attori locali e pianificatori; vi è poi quello analitico in cui la sensibilità della lettura della geografia si è integrata per affinare le interpretazioni delle progettualità per lo sviluppo della montagna.
L’incontro con gli attori si è incentrato sull’individuazione di alcune modalità di valorizzazione dell’area come lo sviluppo di itinerari di turismo dolce. Le ipotesi di lavoro sono state proposte dal territorio attraverso la formula della “comunità di progetto”, soggetto collettivo che intende attuare iniziative basate sul riconoscimento di possibili tracce paesaggistiche volte allo sviluppo della destinazione turistica dei Monti Frentani. Il GAL ha quindi accolto, elaborato e proposto tre attività esperienziali riassumibili nelle categorie Sentieri, Cicloturismo, Borghi. Il gruppo di lavoro del PRIN ha preso parte a tutte le azioni, confrontandosi attivamente e intrecciando le esperienze e le conoscenze. Nel contributo verrà dedicata particolare attenzione al tema della mobilità che ha visto gli autori direttamente coinvolti nella fase di sperimentazione del percorso “Le ciclabili naturali dei Monti Frentani: La ciclovia della Ventricina”.
Il tema dello sviluppo locale che, per i territori rurali, ha seguito i percorsi e le evoluzioni dell’iniziativa LEADER2 e della Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI), è un elemento considerato nel testo per interpretare la capacità di tali politiche di identificare il paesaggio-patrimonio montano come ambito di sperimentazione facendo della multifunzionalità, che connota il mondo rurale, un mezzo per la cura dell’abitare più che il fine della valorizzazione. La sintesi della letteratura sulla montagna riguardante i temi delle politiche di sviluppo economico e sociale, dunque, precede una sintetica analisi del contesto territoriale in esame. Quest’ultima si basa sui dati estratti dai Piani di Sviluppo Rurale del GAL Maiella Verde, in parte aggiornati ed elaborati dall’unità di ricerca del PRIN dell’Università La Sapienza3. Le analisi socioeconomiche vanno inserite nell’ottica interpretativa della lettura geografica della complessità paesaggistica e della sua duplicità che oscilla continuamente tra dimensione materiale e immateriale, oggettiva e soggettiva, naturale e culturale (Wiley 2007). L’esperienza della ricerca-azione riflette sulla mobilità lenta come strategia di fruizione e sviluppo della montagna con l’obiettivo di esplicitare le diverse prospettive della patrimonializzazione paesaggistica. In qualità di “sperimentatori privilegiati” ci siamo confrontati sulla comprensione del modello progettuale turismo-agrifood-mobilità lenta: a quale concetto di sviluppo risponde? È la declinazione post-produttiva del paesaggio il patrimonio sul quale attorcigliare le tendenze di una politica territoriale condivisa in grado di restituire nuove prospettive di sviluppo per i territori montani? O forse dovremmo rinnovare i parametri e i sistemi valoriali attraverso cui leggere la montagna ponendo maggiore enfasi su di una visione endogena e non necessariamente antropocentrica? Sono domande aperte che cercheremo di intercettare consci della complessità delle dinamiche in atto.
Le ulteriori riflessioni del contributo si concentrano sulla valutazione delle motivazioni che portano un GAL - e il territorio che rappresenta- a proporre linee progettuali per lo sviluppo socioeconomico attraverso la valorizzazione del paesaggio (interpretato come patrimonio) grazie alla costruzione di itinerari di mobilità lenta. Per sviluppare l’analisi verrà presentato e descritto il laboratorio partecipato e l’esperienza di ricerca-azione che ci ha visti protagonisti in qualità non solo di attori (ricerca in movimento) ma anche di ricercatori (esperienza in azione).
Questa “ricerca in movimento” ed “esperienza in azione”, sebbene limitata nel tempo, permette alcune prime considerazioni e una possibile lettura critica del contributo dei territori montani al più generale quadro dei processi territoriali e delle policy che lo coinvolgono. Questo ragionamento è quindi da intendersi come una prima riflessione da collocare all’interno di un palinsesto più ampio: un progetto di rilevanza nazionale (PRIN) sull’attrattività della montagna italiana.
2. Paesaggio montano, governance e sguardi dissonanti
Il recupero delle specificità che scardinano le letture sull’uniforme visione della deprivazione delle terre alte ha condotto le recenti interpretazioni sulle aree montane (Camaldoli 2019). In contrapposizione, si osserva una persistente narrazione omologante sulla marginalità concentrata sullo spopolamento e sulla scarsa accessibilità. La stessa SNAI evidenzia la duplice faccia della medaglia leggendo la stretta correlazione tra i due fattori. La sintesi montagna/ruralità/marginalità ha iniziato a essere decostruita già dagli anni Settanta avviando una distinzione di aspetti spesso trattati in modo congiunto. L’adeguamento delle politiche ai processi della modernizzazione (Pascolini 2008), ha fatto prevalere la risposta del modello urbanocentrico sulle terre alte e rurali (Vallerani 2021).
In generale, i segni lasciati dalle prime fasi della politica per le aree montane, che è passata da un approccio perequativo strutturato tra sussidi e incentivi (Legge “per la montagna” n. 991 del 1952), all’avvio della Politica Agricola Comunitaria, hanno paradossalmente assecondato i fenomeni dello spopolamento e della marginalizzazione favorendo un processo di razionalizzazione ed efficientamento delle imprese agricole delle aree forti e amplificato la marginalità delle aree periferiche, maggiormente acclive (Varotto 2020; Ferrario, Marzo 2021; Breschi, Ferrari 2023). La richiesta d’interventi che tenessero conto della possibilità di costituzione di organismi specifici di autogoverno per la montagna (Legge 3 dicembre 1971, n.1102 - Costituzione Comunità Montane), si è articolata attraverso i processi di regionalizzazione delle politiche europee nel tentativo di rinforzare i modelli di programmazione dal basso. Date importanti riguardano il lancio dell’iniziativa europea LEADER (1990) e l’avvio della cosiddetta programmazione negoziata. Le modalità di programmazione dello sviluppo locale partecipativo sperimentate in Italia si sono bene adattate alla programmazione dei fondi strutturali per il ciclo 2000-2006 e si sono rinnovate nella processualità della regionalizzazione degli strumenti dello sviluppo locale per favorire la modernizzazione del settore agricolo con un approccio definito multifunzionale4.
Il richiamo alle macro-tendenze delle politiche che hanno marcato i contesti in esame permette di evidenziare i passaggi che hanno tentato di costruire una “nuova” montagna che da problema diventava potenzialmente risorsa (De Vecchis 1996). Questa trasformazione si è tuttavia concretizzata nella misura in cui le matrici discorsive della sostenibilità, che comprendono gli aspetti della scarsità delle risorse e del cambiamento climatico, hanno dato risalto allo sviluppo locale nella sua natura sistemica. Attraverso azioni collettive e integrate, tali processi genererebbero delle esternalità positive, associabili alla produzione di beni pubblici, intrecciandosi con riflessioni più ampie sui beni comuni e sulla loro gestione5.
La dialettica tra livello teorico e pratica politica è intellegibile nel coinvolgimento di diversi attori, nel moltiplicarsi dei livelli di governance, nel rafforzamento di alcune dinamiche connesse al potere locale e nelle modalità di dare contezza dell’ambiente con un crescente riconoscimento dei servizi ecosistemici6. Tuttavia, permangono ambiguità in molte delle dinamiche discorsive che vorrebbero superare i criteri di produttività e funzionalistici in un contesto territoriale le cui pratiche sono sagomate da politiche economiche più ampie e prodotte da categorie neoliberiste. In questo contesto possiamo osservare delle forme ibride in cui si adattano gli elementi dettati dalla sovra scala del sistema economico/politico e vi si contrappone una situata (ed estemporanea) riunione tra soggetti e ambiente, ambito pubblico e ambito privato. Il ruolo assegnato alla collaborazione e alla partecipazione è spesso influenzato da dinamiche specifiche dei luoghi che sono interdipendenti tra di loro.
In questo quadro emerge il riferimento alla comunità, parola utilizzata più volte dai responsabili del GAL, che impone una riflessione sul suo uso associato all’idea di commoning. Quando parliamo di comunità di solito si fa riferimento ad un gruppo, più o meno coeso ed eterogeneo, di persone che condividono cultura, valori e/o interessi comuni, in base all’identità sociale e/o al territorio, e che hanno qualche mezzo per riconoscere, e (inter)agire su questi punti in comune. Questa definizione è tuttavia riduttiva poiché, se analizzata dal punto di vista geografico, cioè meramente spaziale, la comunità è spesso utilizzata per connotare una scala alla quale fare riferimento (indipendentemente dal grado di interazione come notato da Benedict Anderson 1983) e attraverso la quale indicare o identificare un territorio conferendogli unicità, coesione, relazione e cooperazione. Tenendo oltretutto presente che, come nota Ben Bowles in un recente saggio, “writing about communities forming is always to smooth over difference, as its perspective is skewed towards looking at how community is made and maintained; it is not predisposed to look at the rocky parts of this process, its failures, its blindspots and its exclusions” (Bowles 2024, 123). Nel contesto specifico sembra che la “comunità di progetto” risieda soprattutto nella capacità di legare insieme delle pratiche di produzione e consumo che sono in grado di accogliere, non senza uno spiccato spirito propositivo, determinate regole che rispondono a dei meccanismi di governance che abbiamo delineato sopra (Joseph 2002; Herbert 2005).
In questo senso, il commoning è potenzialmente centrato sulle differenze di interesse materiale e di potere della collettività rispetto all’interesse delle istituzioni per la collettività (Turner 2017), che verranno lette nelle pratiche delle iniziative svolte dagli attori e filtrate, nella loro valutazione e interpretazione, dalla nostra diretta partecipazione. Lo spessore di questo commoning vincola infatti il tema del paesaggio al concetto di patrimonio territoriale e alla sua pratica nell’esplicitazione del diritto collettivo al territorio (Magnaghi 2015).
Queste riflessioni sono lo sguardo con cui abbiamo interpretato le iniziative dei percorsi LEADER volte ad arginare le dinamiche della deterritorializzazione coinvolgendo determinati attori locali come agenti trasformativi per attivare percorsi di resilienza. Si ritiene che questi processi assecondino alcune riflessioni sul paesaggio quale risultato di una costruzione culturale intrinsecamente partecipativa/cooperativa e deposito del patrimonio identitario (Bonesio 2007; Magnaghi 2010) in cui le comunità tentano di avviare azioni in risposta alle esigenze di vivibilità del quotidiano strutturando una volontà di opposizione all’abbandono. Nel riconoscere questo valore immateriale del paesaggio da parte delle politiche di sviluppo locale si potrebbe nascondere tuttavia l’ambiguità economicista attraverso la quale si consuma il patrimonio-risorsa. Nei paragrafi seguenti, dopo la presentazione di un’analisi quantitativa del contesto analizzato, ci si interroga sulle implicazioni delle azioni sottese al Laboratorio partecipativo nel tentativo di comprendere in che misura i percorsi in elaborazione siano rispondenti a specificità territoriali e non meramente a “codici estetici e culturali ritenuti genericamente capaci di attrarre masse di visitatori e investitori” (Dematteis 2021, 93).
3. Contesto in numeri
I 22 comuni appartenenti al progetto per i Monti Frentani sono una partizione degli ambiti di intervento del GAL Maiella Verde, organismo che ha un’importante storia in qualità di animatore dello sviluppo locale. Situato nella provincia di Chieti in corrispondenza della Maiella, il territorio di sua competenza prosegue dalla dorsale orientale del massiccio fino ai confini meridionali provinciali. Rispetto alle fasce altimetriche del GAL si individuano, negli aggiornamenti degli ambiti di competenza, le aree del Chietino, quelle del Sangro-Aventino, il Sistema urbano di Lanciano e l’area del comprensorio vastese per la parte coincidente con i comuni dei Monti Frentani. In tali contesti il GAL opera fin dalla nascita dei programmi dell’iniziativa LEADER e ha maturato esperienze di sviluppo locale seguendo e supportando i reiterati percorsi della programmazione europea. Dall’esperienza dei Patti Territoriali a sostegno dello sviluppo delle comunità rurali delle valli del Sangro e dell’Aventino, che hanno affiancato i tre cicli di programmazione LEADER dal 1991 fino al 2006, lo stesso GAL si è successivamente occupato della realizzazione del Piano di Sviluppo Locale attuato nell’ambito dell’Asse IV del Piano di Sviluppo Rurale (PSR) della Regione Abruzzo 2007-2013 e in quello della programmazione 2014-2022 con il V Piano di Sviluppo Locale che impiega la programmazione dei fondi strutturali e quelli per le aree interne della provincia di Chieti. È, infine, coinvolto nella stesura della nuova Strategia di Sviluppo Locale 2023-2027, documento in fase di pubblicazione. Per una breve schematizzazione degli aggiornamenti sulle dinamiche socioeconomiche si è provveduto ad un aggiornamento degli indicatori utilizzati nei precedenti piani citati in modo da favorire la lettura diacronica dell’evoluzione dell’area. Il profilo dei comuni di nostro interesse presenta la convergenza delle caratterizzazioni che scaturiscono dalle classificazioni per l’ammissibilità ai sostegni della politica di sviluppo rurale e per quella della strategia per le aree interne (PSL 2014-2022 GAL Maiella Verde), con una coincidenza tra alto grado di ruralità e alto grado di perifericità.
In sostanza la politica di sviluppo rurale è attuata rispetto alla classificazione del grado di ruralità delle unità amministrative individuato in base a quattro macro-tipologie di aree: a) Aree urbane e periurbane, b) Aree rurali ad agricoltura intensiva, c) Aree rurali intermedie, d) Aree rurali con problemi complessivi. Questa ripartizione è stata mantenuta ed arricchita rispetto al raggruppamento per aree omogenee sviluppato dalla SNAI tenendo conto, come noto, delle accessibilità ai servizi per prossimità. Per l’area in oggetto si tratta di comuni ricadenti nella classificazione c) e d) della politica di sviluppo rurale e in quella di comune periferico o ultraperiferico per quanto attiene alla classificazione SNAI. Sono, inoltre, comuni montani (http://www.simontagna.it/portalesim/comunimontani.html), che insistono sul sistema dei Monti Frentani, con orientamento nord est – sud ovest seguendo la Valle del Treste. Solamente il comune di Cupello è classificato come parzialmente montano. La delimitazione dell’area, dunque, è marcata dalle valli del Sangro e del Trigno, con un andamento discendente verso la linea di costa adriatica. In riferimento all’altitudine, questa digrada dai 1415 m s.l.m. di Monte Castel Fraiano nel comune di Castiglione Messer Marino proseguendo, con alte colline, negli altri comuni verso l’Adriatico; i comuni costieri non rientrano nell’area GAL. Lungo le conformazioni vallive si innesta la viabilità della Strada Provinciale 212 e della Strada Statale 650; entrambe, raggiunta la piana litoranea, si intersecano con l’autostrada Adriatica A14/E50.
Nella carta in Figura 1, rielaborata dal PSL 2014-2022, è rappresentata la suddivisione della provincia di Chieti rispetto ai comuni del GAL, suddivisi in relazione alla classificazione della SNAI 21 – 27, di cui si evidenzia l’ampliamento dell’area progetto pilota (APP) Basso Sangro-Trigno. In blu, infine, il confine dei 22 comuni del GAL che ricadono nel comprensorio vastese.
Lo sguardo sulle tendenze di alcuni fenomeni monitorati si incentra sulle dinamiche demografiche e rispecchia le fasi di una riacutizzazione della marginalità, andamenti schematizzati nella Tabella 1, con risvolti in molti aspetti settoriali dell’economia locale. La densità di popolazione è un indicatore che rimanda al grado di ruralità dell’area. Questo dato, accompagnato da quello sulla perdita di popolazione nel periodo dal 2011 al 2022, dagli elevati livelli dell’indice di dipendenza strutturale e dell’indice di vecchiaia, racconta molto dell’indebolimento sociale amplificato dagli altrettanto bassi valori di prossimità infrastrutturale. La stessa lettura si riscontra nella SNAI; questa quantifica la perifericità spaziale di un’area che, nonostante la vicinanza alla costa e alle destinazioni del turismo invernale, appare accusare le conseguenze “di un modello di sviluppo turistico spazialmente concentrato e tipologicamente duale (riconducibile essenzialmente al turismo balneare e a quello della neve)” (Fuschi et al. 2023, 266).
| Comune | Sup. kmq | Popolazione 2011 | Popolazione 2022 | Variazione popolazione 2011-2022 (%) | densità al 2022 | Indice dipendenza strutturale 2022 | Indice vecchiaia 2022 | Saldo migratorio 2022 | Saldo naturale 2022 |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Carpineto Sinello | 29,9 | 662 | 502 | -24,17 | 17 | 74,9 | 328,3 | -9 | -17 |
| Carunchio | 32,6 | 600 | 567 | -5,50 | 17,4 | 60,8 | 376,1 | 1 | -13 |
| Casalanguida | 13,7 | 984 | 819 | -16,77 | 60,1 | 70,1 | 392,9 | 1 | -19 |
| Castelguidone | 15,1 | 384 | 294 | -23,44 | 19,7 | 56,7 | 1000 | -8 | -2 |
| Castiglione Messer Marino | 48 | 1952 | 1517 | -22,28 | 31,9 | 75,6 | 340,4 | -15 | -13 |
| Celenza sul Trigno | 22,7 | 961 | 783 | -18,52 | 34,5 | 68,5 | 359,2 | -4 | -15 |
| Cupello | 48,4 | 4800 | 4766 | -0,71 | 98,3 | 54,8 | 159,7 | 18 | -1 |
| Dogliola | 11,8 | 372 | 313 | -15,86 | 26,1 | 61,5 | 337 | 4 | -2 |
| Fraine | 16,1 | 381 | 261 | -31,50 | 16,6 | 74,5 | 875 | -2 | -11 |
| Fresagrandinaria | 25,1 | 1023 | 927 | -9,38 | 36,7 | 67,7 | 282,1 | 39 | -11 |
| Furci | 26 | 1033 | 806 | -21,97 | 31 | 66,3 | 494,5 | 4 | -18 |
| Gissi | 36,6 | 2927 | 2479 | -15,31 | 68,3 | 60,6 | 249,3 | -15 | -23 |
| Guilmi | 12,6 | 423 | 408 | -3,55 | 32,2 | 74,9 | 284,4 | 8 | -4 |
| Lentella | 12,6 | 719 | 655 | -8,90 | 52,1 | 51,3 | 272,9 | 7 | -1 |
| Liscia | 8,2 | 696 | 642 | -7,76 | 78,2 | 70,5 | 277,5 | 1 | -7 |
| Palmoli | 32,8 | 965 | 826 | -14,40 | 29,5 | 2,88 | 342,9 | 31 | -14 |
| Roccaspinalveti | 33 | 1403 | 1182 | -15,75 | 35,5 | 75,5 | 477,5 | 3 | -16 |
| San Buono | 25,3 | 976 | 861 | -11,78 | 34,3 | 68,1 | 304,6 | 0 | -8 |
| San Giovanni Lipioni | 8,7 | 210 | 135 | -35,71 | 16,2 | 135,6 | 2566,7 | 1 | -5 |
| Schiavi di Abruzzo | 45,6 | 882 | 643 | -27,10 | 14,3 | 124,8 | 776,7 | -9 | -27 |
| Torrebruna | 23,3 | 895 | 698 | -22,01 | 30,2 | 91,2 | 800 | 0 | -19 |
| Tufillo | 21,4 | 445 | 336 | -24,49 | 15,9 | 76,7 | 355,9 | -28 | -7 |
| Tot Comuni | 549,5 | 23693 | 20420 | -13,81 | 37,5 | 74,5(*) | 529,71(*) | 42 | -253 |
Di contro, è singolare l’andamento del saldo migratorio. La metà dei comuni in esame presenta, per l’anno 2022, un saldo migratorio positivo, pur se con intensità contenuta e non in grado di contrastare la ben più consistente perdita del saldo naturale, ma che, tuttavia, sembrerebbe suggerire alcune tendenze o indizi che andrebbero approfonditi puntualmente.
I risvolti e le valutazioni economiche contenute nel PSL 2007-2013 e in quello del 2014-2022 segnalavano una diminuzione delle unità locali e, analogamente, denunciavano la riduzione del numero di aziende agricole e zootecniche. Per fronteggiare la crisi, la Regione è intervenuta con il Piano di Rilancio (DGR n. 499/2011) della Val Sinello, ricadente nel comprensorio vastese, contenente l’indicazione per integrare agricoltura e agroalimentare. Una successiva indagine effettuata dal GAL ha riscontrato, nell’area, la presenza di aziende agrituristiche e di fattorie didattiche ma anche di numerose aziende con annessi laboratori di trasformazione e/o punti vendita dei propri prodotti.
Il ruolo della multifunzionalità dell’agricoltura sembra, allora, offrire un indizio di risposta che tenta di colmare parzialmente il vuoto lasciato dallo spopolamento e il conseguente abbandono e riduzione delle superfici agricole e prative (Marchetti et al. 2012). Nei comuni oggetto di analisi, inoltre, sono presenti cinque siti di interesse comunitario e un’oasi naturalistica (http://www.altovastese.it/ambient/s-i-c-vastese/), risultato di processi messi in atto per la realizzazione di un sistema coordinato e coerente di Siti di Interesse Comunitario (SIC) e di Zone di protezione speciale (ZPS) avviato con Natura 2000 (Direttiva 92/43/CEE). Tali risorse propongono un’alternativa allo sviluppo rurale rispondendo alla domanda di sostenibilità nelle forme note dell’ecoturismo e del turismo attivo (Duncan 2012).
In tale direzione nel PSL 2014-2022 il GAL Maiella Verde sosteneva strategie di sviluppo locale attraverso itinerari e mete di interesse culturale e naturale strutturando un circuito di progettazione partecipata. Il contesto esaminato mostra, pertanto, un tentativo di avvio di un percorso in termini di dotazione di servizi turistici che vanno dalle manifestazioni legate alle culture locali con produzioni enogastronomiche e di artigianato alla realizzazione della Carta dei prodotti tradizionali e delle varietà autoctone, attraverso produzioni certificate e le collaborazioni con i presidi Slow Food. Il laboratorio, svolto nel giugno 2023 e incentrato sull’ideazione della Destinazione Monti Frentani, si pone in continuità con le azioni già attuate nelle passate programmazioni che hanno monitorato e incentivato il sistema turistico. Essere stati presenti in un momento della configurazione partecipativa delle progettualità ci ha consentito di approfondire alcune dinamiche territoriali, permettendo di unificare il piano delle policy con la lettura e l’interpretazione delle categorie teoriche di tali processi (Evangelista, 2018).
4. Dalla “comunità di progetto” al laboratorio partecipativo: la ricerca in movimento
In un testo pubblicato nel 2019 per la Rivista della Rete Rurale Nazionale il cui tema era ‘L’economia della condivisione’, Mario di Lorenzo, del GAL Alto Molise e Carlo Ricci, del GAL Maiella Verde, individuavano nell’ambito delle nuove Strategie di Sviluppo Locale sostenute dal LEADER due orizzonti principali: richiamare nuovi abitanti e il recupero di pratiche e conoscenze basate sull’approccio collaborativo o comunitario. Queste due piste di lavoro vorrebbero provare a contrastare
due specifici fra i tanti effetti della depopulation, il male che affligge quasi tutto l’Appennino: l’emorragia di giovani qualificati, una perdita non solo fisica ma anche di capacità, di ‘genius loci’, e il graduale processo di sottoutilizzo, che quasi sempre porta al deterioramento e all’abbandono, dei beni comuni dell’Appennino, risorse strutturali e abitative, risorse culturali e identità, senso di appartenenza, biodiversità (2019, 27).
Nell’esigenza di evidenziare, per grandi linee, come la condivisione costituisca l’intelaiatura delle progettualità proposte dal GAL, è utile considerare i richiami alla cooperazione e alla comunità contenuti nella risoluzione del Parlamento europeo del 2 luglio 2013 sul “Contributo delle cooperative al superamento della crisi” (2012/2321 [INI]).
Il documento riconosce l’importanza crescente delle ‘cooperative di comunità’ in quanto consentono la partecipazione diretta dei cittadini in relazione a diverse esigenze, in un processo sussidiario di sostituzione o presa in carico dei deficit di welfare state a livello locale rispetto ai servizi sociali e sanitari, quelli scolastici, i servizi commerciali. La stessa fiducia è evidenziata nel Reg. Ue n.1303/2013 sul ruolo dei GAL per lo sviluppo locale che è stato ulteriormente esteso, con la denominazione “Sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD)” nel periodo di finanziamento 2014-2022 dell’approccio LEADER. Il passaggio dalle ‘cooperative di comunità’ (Mori 2015) verso le “comunità di progetto” proposte dal GAL trova la sua cifra nel tema della co-progettazione. I progetti di comunità vorrebbero – nelle intenzioni – attivare processi collettivi espressione dei bisogni emergenti dal territorio e favorire delle azioni cooperative pubblico-privato a livello locale (Reterurale.it - Report 2020).
Inoltre, dal “Contesto in numeri” dipinto precedentemente non sembra che ci siano dubbi su quali siano le tinte della questione: una crisi (o un cambiamento?) economico-ecologico-sociale che ha accelerato i fenomeni dello scivolamento a valle (o verso la costa) dei centri più in quota e una rarefazione sempre più marcata dell’antropizzazione montana anche in contesti paradossalmente vicini al litorale. Questo si traduce nei dati preoccupanti relativi allo spopolamento e all’invecchiamento. Questi fattori sono al contempo causa ed effetto di un generalizzato allontanamento da quelle attività tradizionali che erano in grado di tenere stretti i nodi della maglia territoriale prevenendo il dissesto del complesso mosaico territoriale e paesaggistico che aveva caratterizzato un modello insediativo entrato in crisi già da molto tempo (De Rossi 2018). Il quadro è indubbiamente allarmante ma andrebbe in qualche modo decostruito assecondando un’ottica non prettamente antropocentrica (assenza/contrazione umana che si traduce in abbandono e in depauperamento) attraverso la quale leggiamo la trasformazione dei territori e dei rispettivi paesaggi. A contrastare la “desertificazione demografica” si individuano una quantità di progetti, iniziative, attività e idee creative per la rivitalizzazione delle aree interne che diversi attori locali (pubblici e privati) hanno proposto nei vari periodi della programmazione, opponendosi alla cosiddetta “decadenza” in favore di una rinnovata abitabilità/attrattività. Ragionare per micro-scale attraverso soluzioni ad hoc in cui ciascun luogo possa produrre delle nuove identità eco-sociali in grado di rispondere puntualmente ai problemi è la trama per ritessere le relazioni. La contrazione demografica e il conseguente abbandono dovrebbero essere considerati come dei processi in divenire e potrebbero essere inquadrati come dei percorsi circolari che non terminano fino a quando non si decide di intervenire o cambiare prospettiva (Dal Borgo et al 2016).
In questo contesto si inserisce la proposta del laboratorio partecipativo tra la “comunità di progetto”, portatrice della volontà di “valorizzazione e recupero del patrimonio boschivo attraverso la realizzazione di una rete sentieristica, escursionistica e cicloturistica integrata, costituita da un insieme di itinerari interconnessi che si snoderà per l’intero ambito abruzzese dei Monti Frentani”7 e, dall’altra, l’adesione per attività di studio dei ricercatori delle varie unità del PRIN.
L’iniziativa “Monti frentani esperienze da vivere” dal 15 al 17 giugno, era strutturata su tre momenti. Una prima fase di confronto prevedeva l’analisi/diagnosi delle dinamiche socio-territoriali in atto. La panoramica, su base quantitativa, è stata presentata dal gruppo di ricerca di Roma Sapienza e Tor Vergata per stimolare la condivisione di informazioni, esigenze, visioni tra attori locali e ricercatori. Una seconda fase, che potremmo definire di “ricerca in movimento”, era caratterizzata dalla sperimentazione in prima persona dei tre itinerari proposti. Il gruppo è stato diviso in tre comitive miste di ricercatori e attori locali che hanno percorso i rispettivi itinerari e avviato delle prime riflessioni in itinere grazie a dei focus group/ incontri tematici. Infine, una fase di “esperienza in azione” durante la quale agli “sperimentatori privilegiati” si chiedeva di raccogliere e rielaborare le impressioni e le percezioni dei partecipanti durante il lavoro di terreno e di offrire un quadro, seppur primitivo, di analisi per evidenziare i punti deboli delle proposte. Quindi ci si proponeva di analizzare quella che, nella visione dei responsabili del GAL, dovrebbe portare alla costruzione della “Destinazione Monti Frentani”. In sintesi, “la destinazione”, scivoloso terreno attraverso il quale leggere un sistema turistico (Barbini 2018), viene proposta nella veste di progetto di comunità e valutata attraverso un laboratorio partecipativo. In questi luoghi elettivi, attraverso il rafforzamento delle peculiarità proprie del trinomio turismo-agrifood-mobilità lenta, si vorrebbe innescare un percorso virtuoso che possa in qualche modo tradurre in pratica il tema della cura del paesaggio – concepito soprattutto come patrimonio territoriale (agire verso la patrimonializzazione) – e che dovrebbe favorire sia i residenti che i turisti proponendo, in sostanza, una rischiosa ibridazione tra valutazioni eco-sociali e abitative (trasformazione) e il valore della patrimonializzazione (conservazione). Queste azioni volte a tutelare e valorizzare il paesaggio attraverso le “comunità di progetto”, potrebbero essere lette come dei tentativi di costruire delle esperienze che si collocano, come strategie situate (Bianchi 2022), a livello intermedio tra la governance sovrastatale e le logiche di mercato, mitigandone gli effetti. Allo stesso tempo può essere la traccia su cui decostruire e rileggere lo sviluppo locale e la governance ad esso associata che nasce nell’ottica neoliberista ma che è soggetta, nella pratica situata, a una traduzione propria e che può tradire (Latour, 2010), nella sua opposizione, la pura logica del mercato.
5. Riflessioni dal Laboratorio partecipativo “Destinazione Monti Frentani”
Durante i tre giorni del laboratorio partecipativo si è delineato uno scenario di indagine che ha generato discussioni e interrogativi alla base di una riflessione approfondita sul tema avvenuta in itinere e nel momento di presentazione finale. Un esperimento di tre giorni può effettivamente trasformarsi in una proposta concreta per lo sviluppo del territorio? L’analisi dei dati statistici può rappresentare uno strumento per ottenere interpretazioni che vanno oltre il paradigma che definisce il territorio appenninico principalmente in termini di assenza? È possibile individuare relazioni e processi in grado di analizzare cosa vi è al di là della spesso richiamata emorragia demografica? A partire da queste domande, il paragrafo intende fornire riflessioni emerse durante la sperimentazione, evidenziando peraltro questioni relative alle possibilità, ai significati, alle implicazioni e ai limiti insiti nella visione di sviluppo territoriale e turistico sorti durante l’iniziativa.
Nella prima fase del laboratorio, che ha previsto un confronto aperto tra i vari partecipanti, è stato composto il contesto territoriale a partire da dati statistici caratterizzati da incongruenze e contraddizioni apparenti: una elevata dipendenza strutturale che coesiste con una significativa carenza di servizi; indici migratori positivi riscontrabili nei centri caratterizzati da una variazione demografica negativa; scarsità di posti letto in netto contrasto con un elevato numero di abitazioni non occupate8.
Queste risultanze, in cui gli attori locali ponevano una forte aspettativa in merito alla possibilità di individuare elementi certi per una diagnosi dei problemi del territorio, non si sono rivelate esaustive e hanno lasciato emergere il ruolo centrale del confronto tra ricercatori e testimoni locali evidenziando l’importanza, specie nelle aree interne, dell’utilizzo di metodi misti in cui analisi quantitativa e qualitativa individuano quelle relazioni, quei processi e quelle territorialità attive che il dato statistico non permette di cogliere e analizzare.
Il confronto è apparso infatti l’unica modalità per concentrarsi sui luoghi che dovrebbero essere il punto di partenza di una visione rivolta alla costruzione di valori e sviluppo del territorio da intendersi, in prima istanza, in termini qualitativi.
La ricerca in movimento, strutturata intorno a un fieldwork e a un successivo focus group sulla performance e sulla mobilità, ha costituito una fase centrale che ha permesso l’avvio di un percorso di analisi trasformativo e critico (Fig. 2). L’esperienza si è sviluppata lungo un itinerario caratterizzato da distese boschive, campi spesso incolti e piccoli agglomerati, in un contesto territoriale del quale gli accompagnatori hanno più volte messo in luce il declino e l’abbandono e nel quale la pratica turistica, al momento in una fase iniziale, viene identificata dagli attori locali come una delle poche possibilità di sviluppo.
Partendo dal piccolo centro di Furci, il gruppo ha percorso 26 km sostando dapprima nel territorio di San Buono – con fermata in un antico forno per la cottura di mattoni e tegole, “la terra cruda” – e poi a Liscia, presso il Santuario di San Michele Arcangelo, costruito inglobando una sorgente d’acqua, da secoli luogo di culto della comunità locale e meta di pellegrinaggi. Nel percorso sono state utilizzate vecchie biciclette muscolari trasformate in e-bike da parte di un’azienda locale che monta kit di conversione su vecchie bici. Una piccola azienda locale sta dunque cercando di intercettare un mercato in crescita come quello dell’e-bike che ben si adatta a quest’area, caratterizzata da continue variazioni altimetriche e di conseguenza non adeguata a ciclisti poco esperti. Come sottolineato dal recente rapporto Isnart-Legambiente 2024,
a livello economico, il cicloturismo rappresenta una voce importante del fatturato turistico del nostro Paese, con un impatto economico diretto di spese stimabile in oltre 5,5 miliardi di euro al 2023, in crescita del 35% sul 2022 e del 19,1% sul 2019 (4,6 miliardi) (Isnart-Legambiente 2024, 6).
La destinazione finale è stata Carunchio, presso un laboratorio di lavorazione del maiale nero, da cui si ricava la ventricina. Tale salume è stato oggetto di un percorso di patrimonializzazione durante la precedente programmazione (PSL), attraverso il progetto “Dieci sapori da salvare”, in grado di attivare una serie di percorsi virtuosi di micro-imprenditoria legata al recupero di alcune specificità locali, tra cui il peperone rosso di Altino e, appunto, la ventricina, diventata nel frattempo presidio Slow Food. Presso la sede del laboratorio abbiamo svolto il focus group e abbiamo potuto testare la possibile continuità progettuale che ci era stata presentata.
Le prime riflessioni, sorte mentre l’assistenza elettrica facilitava la nostra ascesa permettendoci di concentrarci sulle implicazioni offerte dal cicloturismo in e-bike per lo sviluppo delle montagne di mezzo, hanno dato risalto al problema della sicurezza dei percorsi, connessa alla capacità delle reti territoriali di programmare e gestire una manutenzione costante, sempre più complessa a causa delle trasformazioni delle reti socioculturali. Mezzi configurabili a metà strada tra la mobilità lenta e il trasporto veloce, le e-bike sono inoltre apparse nell’immediatezza strumenti di facilitazione che permettono l’utilizzo, per finalità turistiche, di una ciclovia ancora in fase di strutturazione e caratterizzata da fondi stradali irregolari, pendenze e dislivelli; d’altro canto, è emerso il loro ruolo di agenti trasformativi di un “paesaggio ciclistico” (Cisani 2021; Papotti 2021; Cisani et al. 2022) inevitabilmente mediato attraverso il filtro percettivo prodotto dalla pedalata assistita. Un filtro che, sebbene da un lato si annulli trasformandosi in apertura verso un paesaggio da osservare e contemplare nelle salite più difficili, dall’altro crea una condizione peculiare che avvicina l’e-biker al più convenzionale dei turisti, ingombrante in quanto elemento stesso del paesaggio percepito, anche dagli abitanti (Fig. 3).
Le modalità attraverso cui l’utilizzo dell’e-bike in questo percorso possa conciliarsi con il desiderio – espresso nelle strategie del GAL – di sviluppare un turismo basato su “paesaggi che si respirano, luoghi di esperienza ed interazione fra abitanti permanenti e temporanei, oggetti di narrazione e portatori di un patrimonio di cultura e biodiversità” (Di Lorenzo, Ricci 2019, 57), più volte emersa nel focus group, rappresenta una questione aperta. In questo senso, la sosta nel territorio di San Buono, nella cava dismessa con un antico forno per la cottura di mattoni e tegole di terra cruda, appare icastica (Fig. 4). Il racconto dell’anziano proprietario della cava, testimone delle primitive tecniche per la realizzazione dei mattoni, ha rappresentato l’unico strumento in grado di risignificare un paesaggio che, trasformato e in parte cancellato dalla dismissione e dall’inselvatichimento nei suoi tratti materiali, qui come negli altri luoghi visitati, acquisisce senso nella dimensione immateriale del racconto in quanto “sapere vivente”. Esso appare pertanto l’emblema, la contraddizione e il limite di un contesto territoriale in cui potenziale turistico e abbandono, paradossalmente due lati della stessa medaglia, diventano strumenti di una patrimonializzazione dissonante che ambisce a trasformare il mero ricordo, la memoria e l’assenza in risorsa e patrimonio.
Nel momento conclusivo di “esperienza in azione”, nella consapevolezza dei limiti di un esperimento che, seppure connotato da ritmi intensi, si è sviluppato per soltanto tre giorni, la destinazione Monti Frentani è stata analizzata e discussa non solo in vista di ipotesi per la gestione della destinazione, ma soprattutto in merito ai significati, alle opportunità e ai vincoli determinati dal turismo lento nelle montagne di mezzo. Ne sono derivate, in conclusione, una serie di questioni in massima parte ancora aperte. Da un lato di natura pratico-gestionale, legate in modo particolare all’individuazione di un target turistico interessato ad esperienze di fruizione come quella oggetto dell’esperienza. Dall’altro di carattere più ampio legate alla possibilità, offerta da esperienze come quella analizzata, di rivitalizzazione della montagna. Da tale punto di vista, è apparso chiaro il rilievo di percorsi che, come questo, possono rappresentare strade percorribili se associate e costruite intorno a nuove modalità dell’abitare la montagna di mezzo basate, come nelle intenzioni da noi saggiate, su percorsi solidali alternativi al liberismo selvaggio (Varotto 2020, 160).
6. Conclusioni
L’aver partecipato al laboratorio ideato e proposto dal GAL ci ha permesso di confrontarci su alcuni aspetti specifici della montagna appenninica in relazione a quelli generali sviluppati all’interno del PRIN. In particolare, le connessioni innescate dalla “ricerca in movimento” ci hanno permesso di riflettere sui temi relativi all’attuazione di politiche in area montana per lo sviluppo economico e sociale. Le proposte progettuali che abbiamo potuto conoscere, sperimentare e valutare puntano alla valorizzazione del paesaggio quale patrimonio da fruire attraverso la mobilità lenta, il cui obiettivo più ampio è quello di generare dei circoli virtuosi tra territorio/produzione agricoltura/turismo attraverso la costruzione di itinerari dedicati. Alla base vi è il cambiamento sociodemografico delle aree visitate. Questo viene affrontato attraverso degli schemi che associano la deterritorializzazione al tema dell’abbandono (di pratiche e di manufatti), a quella della mancata cura del territorio (inselvatichimento e rischio idrogeologico) e della sempre più labile infrastrutturazione (marginalità e distanza). E forse, invece, abbiamo riscontrato la possibilità di immaginare una nuova relazione tra comunità e ambiente, in cui la salvaguardia dell’agrobiodiversità e delle conoscenze locali sia sostenuta al contempo da reti di distribuzione, mercati di vendita diretta e gruppi di acquisto solidale. Una visione che guarda con curiosità alle alternative e non si riferisce solo a dei modelli esogeni frutto di immaginari urbani, dove al centro c’è, come osservato da Zinzani, un “superamento di una visione neutra e depoliticizzata della sostenibilità e della crisi eco-climatica in montagna e di conseguenza di evidenziare la progressiva ripoliticizzazione dell’ambiente montano” (Zinzani 2023, 89).
Perciò la rarefazione antropica dovrebbe essere letta non solo come dato in sé o assoluto, ma come processo, cioè come una dinamica aperta che permette di provare a individuare altre possibilità di rinnovamento. In quanto, per Raimondi,
l’abbandono non è mai un abbandono, spesso ha con sé una portata simbolica e metaforica così dirompente, che da esso potrebbe sorgere qualcosa che ‘ri-nasce’ per una seconda volta. Ma l’abbandono pone domande dai suoi luoghi della disattenzione e assenza di cura. E saranno questi elementi ad essere qui i cardini sorgivi per un ri-ascolto, per un ri-avvicinamento al possibile come all’incredibile (Raimondi 2016, 304).
Frenare quindi l’emorragia demografica e arrestare la china dell’invecchiamento nelle terre alte ha sicuramente un suo valore ma allo stesso tempo le proposte adottate partono da prospettive che fondano le loro radici in schemi di pensiero consolidati all’interno di un quadro economico post-produttivo caratteristico del tardo-capitalismo. Questi tentativi stanno generando degli incroci (a livello di scala, di economie e di governance) tra proprietà privata (es. abitazioni per uso vacanze, aziende agricole/agriturismi, piccole imprese) e beni pubblici/demanio (rete viabilità, boschi, paesaggio) che si adattano facendo propri gli input del sistema di accumulazione.
Quello che ci siamo chiesti durante la nostra azione è se nell’ambito della crisi socio-climatica in cui le politiche di governance giocano ancora un ruolo rilevante, sia importante riflettere sulla necessità di problematizzare (e perché no, ri-politicizzare) e mettere in discussione i paradigmi attraverso i quali si ripercuotono – sotto altre vesti – i processi di accumulazione ed estrazione di capitale attraverso l’ambiente e, in questo caso specifico, con una retorica ben oliata e patinata di verde grazie al trinomio turismo-agrifood-mobilità lenta (Rabbiosi 2019; Brand, Pettenati 2022; Cisani, Rabbiosi 2023; Zinzani 2023). Qual è il limite ultimo da cui poter ripartire, dopodiché si rischia di arrivare al vuoto dei territori (montani e non)? Per Zanolin infatti “il vuoto non lascia spazio alla speranza, il luogo abbandonato può forse essere riscoperto, la rovina può essere ristrutturata, il residuo può essere reintegrato, dopo il vuoto non c’è nulla.” (Zanolin 2016, 158). Ragionare più a fondo sulle cause, e anche sul concetto di vuoto che si celano dietro all’abbandono, e magari provare a prendere seriamente in considerazione altre componenti oltre a quella umana, e non semplicemente cancellare e passare al prossimo progetto inseguendo parole d’ordine o schemi di pensiero presi in prestito, dovrebbe essere quindi il modus operandi da seguire.
Questa strategia lascia aperte alcune questioni in relazione ai modelli di sviluppo proposti. Il paradigma attraverso il quale sono immaginate le “comunità di progetto” andrebbe messo in relazione con le nuove dinamiche che cercano di rispondere a delle necessità dettate dai cambiamenti climatici, dalle crisi economiche/pandemiche e dall’innovazione tecnologica. Il tentativo è valido ma dovrebbe anche tenere in considerazione le discussioni che evidenziano come i processi di costruzione sociale degli ambienti montani volgano verso questioni eco-culturali in grado di sgretolare un modello di concepire l’ambiente come separato o sussidiario alla sfera economica, politica, storica e culturale (Viveiros de Castro 1998; Castree 2014). Gli equilibri socio-ambientali che si vorrebbero immutabili e sempre a favore della sfera antropica, hanno mostrato, nell’esperienza del laboratorio, di poter essere ri-considerati nelle diverse temporalità e nelle difformi pratiche ecologiche, di gruppo e individuali. Questi equilibri sono difatti inestricabilmente legati e reciprocamente costituiti con le dimensioni socioculturali che si sviluppano in determinati contesti.
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1 Il progetto PRIN MIND - Le Montagne dentro la Montagna Narrazioni, dinamiche e percorsi di sviluppo nella montagna italiana: nuove letture - intende inserirsi e problematizzare il dibattito sulla centralità/marginalità dei territori montani italiani (Manifesto di Camaldoli), alla luce anche delle riflessioni che si stanno sviluppando in ambito europeo (CIPRA, EUSALP), per studiare e analizzare le dinamiche ambientali-economiche e socio-culturali, con una lettura sincronica dei processi in atto, appoggiando e favorendo delle letture endogene. La realizzazione del progetto è affidata a cinque UO che geograficamente si distribuiscono tra area alpina e appenninica andando a coprire la montagna italiana: l’arco alpino (Università di Udine, Università IUAV di Venezia e IULM di Milano), e l’Appennino (Università di Roma La Sapienza con Roma Tor Vergata e Università del Molise con Università dell’Aquila). Questa articolazione garantisce una lettura integrata delle aree montane della penisola, superando tradizionali e non funzionali divisioni tra le due principali catene orografiche, e restituendo così un quadro il più possibile unitario.
2 Nel 1990, un gruppo di funzionari della Commissione europea propone per la prima volta l’iniziativa LEADER, “Liaison Entre Actions de Développement de l’Économie Rurale” nella volontà di mobilitare le energie e le risorse della popolazione e delle organizzazioni attraverso la costituzione di partenariati territoriali tra il settore pubblico, quello privato e la società civile in azioni per lo sviluppo rurale Gruppi di azione locale. Nel periodo di finanziamento 2014-2020, il campo di applicazione dell’approccio LEADER è stato ulteriormente esteso, con la denominazione “Sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD)”, nelle zone rurali, urbane e di pesca. Fonte e approfondimenti in https://ec.europa.eu/enrd/leader-clld/leader-toolkit/leaderclld-explained_it.html
3 All’ aggiornamento dei dati e alla cartografia necessaria alla stesura del PSL 2023-2027 ha contribuito la Dott.ssa Ilaria Guadagnoli, assegnista dell’Unità di ricerca di Roma La Sapienza nell’ambito PRIN.
4 L’OCSE (Organizzazione per lo Sviluppo e la Cooperazione Economica), nel 1998, propone una sintesi dei requisiti della multifunzionalità delle imprese agricole che è rappresentata dalla capacità di produzione di beni e servizi secondari, materiali e/o immateriali e il riconoscimento per alcuni dei beni immateriali della loro natura di esternalità o bene pubblico. (ISMEA 2016). Sullo stesso tema il Consiglio europeo di Berlino (1999) in cui il concetto di multifunzionalità entra definitivamente a fare parte della politica comunitaria (Agenda 2000), trovando seguito nelle finalità dei Piani di Sviluppo Rurale (PSL).
5 I discorsi su commons e commoning sono trattati nel campo interdisciplinare dell’ecologia politica le cui chiavi tematiche spaziano dall’estrazione delle risorse e della governance, ai conflitti socio-ambientali, alla giustizia ambientale, ai beni comuni e alla loro mercificazione. Il dibattito geografico si sviluppa nel solco della matrice critica e radicale. Per una sintesi si veda il testo di Robbins (2012) e il volume curato da Perreault et al. (2015). Un riferimento è anche il recente testo curato da Pellizzoni (2023). Si ricorda come in Italia, a partire dai lavori sulla filosofia politica di Agamben, sono seguiti gli sviluppi di una riflessione giuridica sui beni comuni. Si rimanda per brevità a https://www.labsus.org/2009/04/i-beni-comuni-e-la-commissione-rodota/
6 Millennium Ecosystem Assessment (MEA, o MA) è un progetto di ricerca internazionale sviluppato con l’obiettivo di individuare lo stato degli ecosistemi globali, valutare le conseguenze dei cambiamenti negli ecosistemi sul benessere umano e fornire una valida base scientifica per la formulazione di azioni necessarie alla conservazione e all’uso sostenibile degli ecosistemi (ISPRA).
7 Dalla pagina web della ‘comunità di “progetto” dei “Monti frentani esperienze da vivere” https://montifrentaniesperienzedavivere.maiellaverde.it/approfondimento-sugli-obiettivi-del-progetto-dei-monti-frentani/
8 Su quest’ultimo punto, si veda https://www.openpolis.it/numeri/piu-case-non-abitate-nelle-aree-interne-e-nei-comuni-montani/