https://doi.org/10.36253/bsgi-7628

Editoriale

Geografie dell’invecchiamento: tendenze e prospettive

Geographies of Ageing: Trends and Perspectives

Margherita Azzari1, Camillo Berti1, Annalisa Busetta2, Eralba Cela3, Pierluigi De Felice4, Francesca Fiori5, Marina Fuschi6, Luisa Spagnoli7, Catherine Withol De Wenden8

1 Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo, Università degli Studi di Firenze, Italia

2 Dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali e Statistiche, Università degli Studi di Palermo, Italia

3 Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche, Università degli Studi di Milano, Italia

4 Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli Studi di Salerno, Italia

5 Department of Social Work & Social Policy, University of Strathclyde, Glasgow, United Kingdom

6 Dipartimento di Economia, Università degli Studi "G. d'Annunzio", Chieti-Pescara, Italia

7 Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea (ISEM), Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Roma, Italia

8 Centre National de la Recherches Scientifique (CNRS), SciencesPo, Centre de Recherches Internationales, Paris, France

E-mail: margherita.azzari@unifi.it; camillo.berti@unifi.it; annalisa.busetta@unipa.it; eralba.cela@unimi.it; pdefelice@unisa.it; francesca.fiori@strath.ac.uk; fuschi@unich.it; luisa.spagnoli@uniroma2.it; catherine.wihtoldewenden@sciencespo.fr.



Le previsioni delle Nazioni Unite sull’invecchiamento della popolazione globale – entro il 2050 gli ultrasessantacinquenni raddoppieranno, raggiungendo nel 2070 i 2,2 miliardi e superando il numero degli individui al di sotto dei 18 anni – confermano che il fenomeno non solo sia quantitativamente rilevante ma, altresì, diffuso spazialmente con una granularità estesa dalle metropoli ultra-connesse alle aree interne sempre più disabitate.

Tale distribuzione genera nuovi squilibri demografici e accentua le disparità nei profili di struttura per età, mettendo in luce le profonde differenze nelle dinamiche di invecchiamento tra le diverse realtà geografiche.

In risposta a tali sviluppi si rendono necessari approcci multidisciplinari innovativi, capaci di progettare politiche place-sensitive che riconoscano e valorizzino l’eterogeneità delle esperienze di invecchiamento e il potenziale trasformativo delle silver economies, facendo leva sulle specificità territoriali come strumenti di rigenerazione locale.

L’invecchiamento della popolazione ridefinisce, dunque, diverse trame relazionali e funzionali e disegna nuove geografie sociali e demografiche che coinvolgono non solo i Paesi del Nord globale ma anche quelli del Sud, ponendo trasversalmente tutte le società di fronte a sfide senza precedenti. In questo scenario, la memoria si fonde con la necessità di elaborare nuovi percorsi che spaziano dall’economia alla società, dalla salute al benessere. In tale contesto si impongono, altresì, nuove riflessioni e differenti approcci per garantire la sostenibilità sociale e demografica e per tutelare la qualità della vita delle popolazioni anziane, in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030.

In risposta a tali sfide, in un’ottica multidisciplinare che vede coinvolti in primo piano geografi e demografi, il fascicolo promuove, attraverso un rigoroso dialogo scientifico, il confronto sul tema delle “Geografie dell’invecchiamento: tendenze e prospettive”, portando avanti una riflessione franca e serrata avviata nel 2023 in occasione delle Giornate di Studio sulla Popolazione 2023 (PopDays 2023), organizzate dall’Associazione Italiana per gli Studi sulla Popolazione (SIS-AISP) in collaborazione con la Società Geografica Italiana.

I diciannove articoli raccolti in questo numero monografico offrono un’ampia ed esaustiva panoramica delle dinamiche tra popolazione e territorio, analizzando l’invecchiamento da diverse prospettive, nonchè da ambiti territoriali e da scale spaziali differenti, con un’analisi che va dal contesto europeo a quello italiano. I contributi, seppur eterogenei per metodologie e tematiche, si intrecciano delineando una trama narrativa caleidoscopica sui problemi e sulle opportunità legati all’invecchiamento e alle sue implicazioni territoriali.

Le riflessioni si focalizzano su alcuni nuclei tematici quali le dinamiche di popolamento, spopolamento e ripopolamento, fenomeni intrinsecamente legati all’invecchiamento, che plasmano in maniera profonda le geografie dei territori. Numerosi contributi esplorano il progressivo svuotamento delle aree interne e marginali, in Italia e non solo, cercando di comprenderne le cause e le possibili soluzioni. A queste tematiche risponde il lavoro di Albolino e Cappiello, che ci conducono in Basilicata, analizzando le nuove dinamiche migratorie albanesi nel Metapontino, un fenomeno che, pur inserendosi in un contesto di criticità demografiche locali, mostra come l’immigrazione possa incidere positivamente sulla qualità della vita e sul mantenimento dei servizi di base. Similmente, Bitonti si focalizza sulle aree interne siciliane, introducendo il concetto di “potenziale demografico della forza lavoro” per mappare le condizioni socioeconomiche e suggerire politiche mirate contro la marginalizzazione e lo spopolamento. Il contributo analizza come emigrazione e difficoltà economiche abbiano aggravato la struttura demografica in Sicilia, accelerando l’invecchiamento e il calo delle nascite, evidenziando una generale diminuzione degli “anni potenziali di vita” in quasi tutti i comuni siciliani (in particolare nelle regioni montuose nord-orientali dell’Etna e dei Nebrodi, nonché in alcune aree interne del nord-ovest e del sud-est), ma più contenuta nelle aree SNAI rispetto ad altre zone interne siciliane.

Entrando nel cuore delle comunità, Casano ci conduce a Campofelice di Fitalia, in Sicilia, dove, accanto ai processi di spopolamento e invecchiamento, emergono fenomeni di “restanza” e innovative pratiche di costruzione identitaria territoriale, testimoniando la resilienza delle comunità rurali. La prospettiva si allarga con Corsale, che analizza il drastico declino della popolazione in Romania post-ingresso nell’UE, dovuto a flussi migratori intensi e bassa fecondità, evidenziando le disuguaglianze territoriali e le proiezioni future. Il tema della “de-territorializzazione” è affrontato da Fuschi e Ferrari che, con una metodologia combinata basata su indicatori demografici ed economici applicata ai “piccoli comuni”, descrivono l’agonia demografica delle aree interne abruzzesi e molisane, interrogandosi se sia oramai troppo tardi per invertire tali tendenze e restituire slancio a questi tessuti socioeconomici. Iovino e Bagnoli si concentrano sulle aree interne della Campania, in particolare il Cilento, esplorando il declino demografico e le geografie dell’invecchiamento, e sottolineando il ruolo degli anziani come “custodi della memoria locale” per la costruzione di nuove narrazioni territoriali. Per misurare questi fenomeni in modo sistemico, Lallo, Benassi e Tomassini propongono un “indice delle Aree a Spopolamento Sistemico (SyDAs)” che attraverso l’analisi delle serie temporali consente di identificare l’esistenza/assenza di un processo di spopolamento sistemico a livello locale. L’indice, testato sul Molise nel periodo 2002-2021, risulta in grado di catturare le prime inversioni nei processi di spopolamento a livello locale, e si presenta come uno strumento utile sia per valutare l’efficacia delle politiche sia per individuare le aree più esposte al declino sistemico. Reynaud e Miccoli mettono in luce un “circolo vizioso demografico” tra spopolamento e invecchiamento nei comuni italiani dal 1971 al 2021, evidenziando come i due fenomeni si rafforzino reciprocamente, in particolare nell’ultimo periodo intercensuario. L’analisi mostra che nelle aree soggette a spopolamento si è registrato un marcato aumento dell’invecchiamento, mentre nei territori già caratterizzati da una popolazione anziana il fenomeno decremento demografico è risultato ancora più intenso. Ne emerge un legame stretto tra i due processi, che si influenzano e si amplificano a vicenda, contribuendo a una crisi demografica con profonde conseguenze sociali ed economiche. A chiudere il quadro sul popolamento, Pellicano analizza la dinamica demografica della provincia di Caserta, mostrando come invecchiamento e popolazione siano temi attuali anche in un contesto variegato come quello campano, con particolare attenzione agli immigrati e al loro impatto sulle trasformazioni demografiche.

Un secondo filone narrativo si sviluppa attorno all’invecchiamento, alla salute e alla sostenibilità, evidenziando le sfide e le opportunità legate a una popolazione sempre più longeva. Bartolini e Fatichenti analizzano la crisi demografica, l’invecchiamento e la salute nell’Umbria sud-orientale, una zona colpita da calo demografico e patologie croniche, suggerendo interventi istituzionali per attenuare gli squilibri socio-territoriali. Epasto e Lucia affrontano l’invecchiamento demografico come risorsa, esaminando il caso dell’“Area del Cratere” nell’Appennino centrale e la possibilità che misure fiscali attirino flussi di pensionati dall’estero, utilizzando l’intelligenza artificiale per stimare gli andamenti futuri dei residenti e pianificare servizi adeguati. Per affinare la comprensione di questi fenomeni, un terzo nucleo tematico è dedicato all’analisi spaziale e alla misurazione dell’invecchiamento, fornendo gli strumenti per decifrare le sue geografie. Benassi, Buonomo e Strozza propongono un’indagine empirica sull’intensità e la velocità del processo di invecchiamento in Italia a scala comunale, cercando una relazione inversa tra questi due indicatori attraverso misure di autocorrelazione spaziale. Gli autori mostrano che in quasi un quarto dei comuni italiani esiste una relazione inversa e statisticamente significativa tra il grado iniziale di invecchiamento e la sua velocità di progressione, confermando sul piano geografico una forma di diffusione spaziale del processo. Similmente, Reynaud e Mingione analizzano l’evoluzione dell’invecchiamento nei comuni italiani dal 2002 al 2023, considerando caratteristiche geografiche come il grado di urbanizzazione e l’altitudine, e mostrando una convergenza del fenomeno tra le diverse ripartizioni. Utilizzando un modello spazio-temporale, l’analisi evidenzia come le condizioni socioeconomiche delle ripartizioni e le specificità territoriali influenzino significativamente l’indice di vecchiaia; le aree rurali e montane presentano livelli di invecchiamento più elevati rispetto alle aree urbane, mentre le ripartizioni del Sud e delle Isole, pur partendo da livelli inizialmente più bassi, registrano una convergenza verso i livelli delle altre ripartizioni. La narrazione prosegue – quarto nucleo tematico – esplorando il ruolo cruciale delle migrazioni e della riscoperta dei luoghi marginali, in particolare attraverso il fenomeno delle “migrazioni di ritiro”. Fenu e Giaccaria ci portano in Sardegna, a Fluminimaggiore, dove il progetto “Happy Village” mira a riattivare le comunità rurali affrontando invecchiamento e spopolamento, trasformando abitazioni abbandonate in residenze per anziani dal Nord Italia ed Europa. Ferrario indaga il rapporto tra invecchiamento e mobilità residenziale degli stranieri nelle aree interne italiane, sottolineando come l’arrivo di migranti in età attiva possa mitigare il calo demografico e rivitalizzare economicamente e socialmente questi territori. Infine, De Felice, Spagnoli e Varasano analizzano le migrazioni internazionali di ritiro (IRM) a scala europea e italiana, un fenomeno in crescita che vede prepensionati e pensionati avviare nuove attività principalmente legate al turismo e ripopolare, così, territori caratterizzati da “inverni demografici”, generando sviluppo territoriale locale e rivitalizzando paesi rurali a rischio abbandono.

L’ultimo filone narrativo si concentra sulle politiche, sui modelli di consumo e sull’innovazione sociale, cercando soluzioni per costruire futuri più sostenibili e inclusivi. D’Alessandro focalizza l’attenzione sul rapporto tra invecchiamento e territorio alla scala urbana, esplorando la relazione tra dinamiche di consumo e sviluppo urbano age-friendly in Italia, con un’analisi delle Città Metropolitane come “laboratori” per la popolazione anziana. Labianca esamina le iniziative per la rigenerazione territoriale sotto il prisma dell’innovazione sociale, comparando l’approccio LEADER nelle Alpujarras (Spagna) e nei Monti Dauni (Italia), per comprendere le dinamiche rigenerative e trasformative di questi progetti. Infine, Lorenti e Busetta affrontano il potenziale non sfruttato del genere e delle disparità regionali nell’aspettativa di vita lavorativa nell’Italia che invecchia. Lo studio evidenzia come nel periodo più recente persistono forti divari di genere (le donne lavorano dai 3 ai 6 anni in meno degli uomini, con differenze più marcate nel Mezzogiorno). In molte regioni del Sud e delle Isole, infatti, l’aumento della longevità femminile non ha portato a più anni di lavoro, ma semplicemente a un’estensione degli anni in pensione o inattività. Lo studio evidenzia come per prolungare realmente la vita lavorativa servano politiche che rimuovano gli ostacoli che obbligano le donne del Sud a dover scegliere tra il lavoro di cura e la partecipazione al mercato del lavoro.

Dalla lettura integrale di questo numero tematico emerge una riflessione corale, pur da prospettive diverse, che, partendo dalle sfide dello spopolamento e delle sue implicazioni sulla salute e sulla sostenibilità, passa attraverso l’analisi e la misurazione dei fenomeni demografici, per arrivare a esplorare il potenziale rivitalizzante delle migrazioni e a proporre soluzioni innovative attraverso politiche mirate e sviluppo urbano accessibile e inclusivo anche e soprattutto per le persone anziane. Un invito a riflettere su come le geografie dell’invecchiamento stiano ridisegnando i nostri territori e le nostre società, e su come possiamo agire per costruire un futuro più equo e sostenibile per tutte le generazioni.